Il futuro dell’agricoltura passa dalla tecnologia buona

20 Novembre 2020

Affinché la tecnologia sia veramente utile e virtuosa, occorre ragionare in maniera sistemica, guardando alla complessità delle cose da più punti di vista. Diventa necessario andare oltre alla dicotomia tra saperi scientifici e saperi tradizionali.

Questo è quanto emerso dall’incontro tra Terra Madre Salone del Gusto 2002 e Biennale tecnologia.

Rispetto delle risorse naturali e lotta alla disuguaglianza: la tecnologia per le moltitudini

Se la tecnologia è sempre stata motore di cambiamento ed evoluzione della storia, due elementi imprescindibili del suo sviluppo sono stati purtroppo trascurati: il rispetto delle risorse naturali e la lotta alla disuguaglianza. Solo in questo modo infatti la tecnologia diventa vero motore dell’umanità e si mette a servizio della moltitudine, e non di pochi giganti.

In tutti i settori, agricoltura di piccola scala compresa, come sottolinea Francesco Sottile, professore di Coltivazioni arboree e biodiversità e qualità del sistema agroalimentare all’Università di Palermo e membro del Comitato Esecutivo di Slow Food. «Piccola scala vuol dire essere legati a un determinato modello di agricoltura. Un nuovo interesse della tecnologia verso queste aziende stride con l’interesse delle visioni politiche verso l’agricoltura. Finora infatti la nuova Pac e le attuali scelte politiche sembrano avviate verso un percorso che continua ad alimentare il sostegno alle grandi imprese».

Per Giuseppe Scellato, professore di Economia aziendale ed economia e management dell’innovazione al Politecnico di Torino: «Quei soggetti economici che hanno la facoltà di incidere, con le proprie scelte commerciali, sui produttori di piccola scala devono essere indirizzati da scelte politiche nette. Le strade che verranno intraprese soprattutto dai grandi player possono essere influenzate solo attraverso politiche davvero incisive, di regolazione e incentivo».

Agroecologia e innovazione: il futuro dell’agricoltura

Una formazione sull’agroecologia a Boulgou, Burkina Faso | Archivio Slow Food

Quindi la politica diventa, anch’essa, strumento essenziale per un’innovazione che guardi veramente al futuro. Che favorisca tecniche agricole attente all’ambiente e al sociale, oltre che all’economia.

Sicuramente l’agroecologia gioca un ruolo centrale. Per Sottile: «Innovazione e agroecologia sono stati sempre ritenuti due temi inconciliabili, in antitesi; oggi non si può più pensarla così. Ce lo suggerisce il percorso individuato dalla Commissione europea che in agricoltura pone al centro due importanti strategie: Farm to fork e Biodiversità al 2030. Per noi è davvero significativo parlare di agroecologia e innovazione perché oggi l’approccio agroecologico è un’estrema innovazione in agricoltura. Permette di guardare all’agricoltura dal punto di vista sistemico. L’innovazione portata dall’agroecologia è significativa soprattutto se la compariamo al modello agricolo industriale; e se la mettiamo in relazione con le esigenze di conservazione del territorio per evitare che si disgreghi e che le popolazioni si concentrino solo su aree urbane».

La collaborazione Slow Food e I3P: nuove opportunità per l’agricoltura

Sicuramente la transizione ecologica, di cui tanto si parla, ha bisogno di innovazione motivata. Scellato dichiara: «Vedo molte start up e noto che spesso chi sviluppa tecnologie non ha chiare le esigenze di chi vive specifiche situazioni». Il progetto che sta nascendo tra Slow Food e I3P (Incubatore imprese innovative Politecnico Torino) per creare legami tra domanda di innovazione e chi sviluppa tecnologia cerca di colmare proprio questo gap.

La rete Slow Food, radicata in tutto il mondo, invita contadini, allevatori, pescatori a esprimere i propri bisogni reali. Compito di I3P è provare a tradurli in un linguaggio più comprensibile per chi sviluppa tecnologie per poi lanciare vere e proprie call per le start up. «La chiusura del cerchio tra esplicazione del bisogno e una buona idea è una tecnologia che passa anche attraverso la ricerca di capitali. Non si può prescindere dalla dimensione finanziaria. C’è molta enfasi sul cosiddetto impact investing. È un modo nuovo di investire in tecnologia che coniuga il giusto ritorno economico con una dimensione di impatto che tenga conto di tutti gli stakeholder. Si vedono già questi approcci sul tema della sostenibilità energetica e credo che vi sarà molto spazio in futuro anche nell’ambito dell’innovazione agroecologica».

Il ruolo della politica

Questa iniziativa può dare buoni frutti perché le esperienze di uno sviluppo tecnologico che si fonda sulle reali esigenze che vengono dal basso sono fondamentali. Come è importante, secondo Sottile: «attivare azioni di advocacy nei confronti delle istituzioni perché riducano il gap esistente tra gli ecosistemi e rafforzino le collaborazioni per lo sviluppo di modelli sostenibili e innovativi in grado di garantire il Green deal e l’impatto zero entro il 2050. In ambito agricolo non è poco».

di Valter Musso, info.eventi@slowfood.it