L’agroalimentare: sfide, problemi, opportunità

05 Novembre 2020

Il valore aggiunto prodotto dall’agroalimentare si avvicina ai 59 miliardi di euro.

È quanto emerso nell’appuntamento realizzato da UniCredit, Slow Food e Nomisma per discutere sui principali trend che influenzano il percorso evolutivo del settore.

UN ASSET STRATEGICO

La filiera agroalimentare italiana rappresenta un asset strategico per il nostro Paese anche per la sua elevata rilevanza socioeconomica. Considerando solo la fase produttiva (agricoltura e industria alimentare), il valore aggiunto prodotto si avvicina ai 59 miliardi di euro, posizionando l’Italia al terzo posto in Europa dopo Francia (78 miliardi) e Germania (61 miliardi).

Tuttavia, questo dato aggregato nasconde le “differenti” velocità alle quali corrono le singole filiere agroalimentari. Inoltre questo “patrimonio” non è risultato immune dai colpi inferti dalla pandemia da Covid-19. Questi sono alcuni dati emersi dall’approfondimento realizzato da Nomisma sul settore agroalimentare italiano. A presentarli è stato Denis Pantin durante il Forum delle Economie sulla filiera Agrifood.

LE SFIDE DEL SETTORE AGROALIMENTARE

Ph. Raphael Rychetsky, Unsplash

«Il Green Deal» ha dichiarato Remo Taricani, Co-Ceo Commercial Banking Italy di UniCredit «pone sfide non più procrastinabili al nostro settore agroalimentare. Se da un lato potremo contare sulle importanti risorse di Next Generation UE, dall’altro siamo tutti chiamati alla pianificazione e condivisione degli interventi strategici. Partendo da questa consapevolezza, abbiamo avviato una partnership con Nomisma. La volontà sta nell’identificare le principali aree d’intervento e i migliori percorsi operativi utili alle nostre filiere integrate; la sfida sta nella crescita secondo una logica di sviluppo sostenibile».

«Per quanto resiliente,» ha dichiarato Denis Pantini «anche il sistema agroalimentare italiano sta soffrendo a causa di uno scenario di mercato dominato dall’incertezza a livello globale. La pandemia genera di continuo nuove sfide a cui sono chiamate le nostre imprese. È qui che si inserisce la collaborazione tra Nomisma e Unicredit. Attraverso un’analisi innovativa e una condivisione strategica degli obiettivi tra gli stakeholder delle filiere agroalimentari, potrà essere raggiunta una migliore combinazione tra risorse private e pubbliche; sarà possibile una completa riuscita dei progetti di sviluppo necessari a garantire una “competitività sostenibile” al sistema agroalimentare italiano».

PICCOLA SCALA, MIGLIAIA DI AZIENDE

«Questo annus horribilis» ha sottolineato Francesco Sottile di Slow Food Italia «ci sta restituendo una visione della produzione agricola estremamente fragile. Penalizzate sono soprattutto le filiere locali del cibo. Da qui bisogna partire per capire come rafforzare un sistema di produzione che non può rimanere ai margini dell’interesse politico. Il settore deve conquistare sempre maggiore spazio e dare valore al proprio contributo a favore di una reale transizione ecologica.

«Abbiamo bisogno di politiche che volgano lo sguardo al mondo della piccola scala. Non è chiamata così perché rappresenta una minoranza. La piccola scala è costituita dalle migliaia e migliaia di piccole aziende agricole che insieme rappresentano le tessere di un mosaico di valore inestimabile. Che giocano un ruolo importantissimo dal punto di vista, economico e anche anche agronomico, ecologico e culturale.

«Non si può condividere alcuna politica che dia maggiore forza al mondo agricolo industriale creando substrato fertile per un modello di produzione che non riesce a tenere in considerazione il valore della biodiversità, dell’uso delle risorse naturali. Se il settore agroalimentare in Italia e in Europa viaggiasse con regole e opportunità uguali per tutti allora si comincerebbe a parlare di mercato realmente libero e condizionato solo dalle capacità e dal saper fare».

PERFORMANCE IN CALO

Secondo i dati Nomisma il settore agroalimentare ha accusato i colpi inferti dalla pandemia da Covid-19. Nei primi mesi dell’anno le vendite al dettaglio sul mercato nazionale nonché l’export di prodotti alimentari erano in crescita. Ma, a partire dall’estate, anche le performance del settore agroalimentare sono passate in territorio negativo.

Quali i principali “colpevoli” di questa riduzione delle performance per il settore e, in particolare, di alcuni comparti? Da un lato la chiusura della ristorazione e di tutto il fuori casa, che in Italia incide per circa un terzo sul valore dei consumi alimentari. Dall’altro il crollo degli arrivi di turisti dall’estero, che nel 2019 avevano speso 10 miliardi di euro presso i ristoranti italiani. Confrontato coi dati 2019, nel primo trimestre di quest’anno, il calo delle vendite alimentari in Italia nel canale on-trade è risultato più basso del 23%. Nel secondo trimestre (complice il lockdown) il calo è stato del 64%.

DIFFERENZE TRA SETTORI E ABITUDINI DI CONSUMO

Tra chi è stato maggiormente colpito dalla crisi figura il vino, una delle nostre eccellenze del made in Italy. Nei primi sette mesi del 2020 l’export è calato a valori di oltre il 3%. I vini Dop, in particolare, sono quelli ad aver sofferto di più: i rossi Dop della Toscana che hanno perso quasi il 7% di valore; quelli veneti, -6%. Al contrario, ci sono stati altri prodotti che proprio grazie al lockdown hanno registrato aumenti nell’export a doppia cifra. È il caso della pasta, cresciuta del 23% o della passata di pomodoro (+10%).

Le sfide che il Covid-19 ci pone sono tante. La forte riduzione del Pil prevista per l’anno in corso che porterà ad esempio a minori redditi per le famiglie. Inoltre, le evoluzioni nelle modalità distributive e nell’approccio al consumo, dove lo sviluppo dell’e-commerce e la diffusione della digitalizzazione ne rappresentano forse l’emblema.

Come rilevato da Nielsen, mentre nei 12 mesi terminanti a febbraio 2020 le vendite on-line di prodotti grocery erano aumentate del 63% rispetto all’anno precedente, nel periodo del lockdown (febbraio-maggio 2020) e nei 4 mesi successivi (maggio-agosto) c’è stata una contrazione. La variazione è stata rispettivamente del +185% e +172%, a dimostrazione di come lo sviluppo dell’e-commerce si sia ormai consolidato a prescindere dal Covid-19.

Attenzione all’italianità e alla sostenibilità

presìdi aperti

Ma la pandemia ci lascia in eredità altri mutamenti, i cui effetti si consolideranno anche nei prossimi anni. La maggior attenzione da parte dei consumatori all’italianità delle produzioni porterà al rafforzamento delle relazioni tra gli operatori lungo la filiera. Gli obiettivi di sostenibilità ricercati dai consumatori ma anche imposti dalle politiche comunitarie (Green Deal) favoriranno gli investimenti green nelle imprese.

Senza dimenticare le altre sfide di mercato che attendono le nostre aziende agroalimentari: la Brexit; l’evoluzione dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti (a seguito dell’esito delle prossime elezioni presidenziali); la necessità di una maggior diversificazione dei mercati di sbocco. Il limiti, infatti sono divenuti evidenti con la pandemia; in questo ambito il grado di concentrazione sull’export alimentare italiano risulta pari al 52%. I valori di Francia e Germania sono, rispettivamente, del 47 e del 44%.

L’iniziativa si è svolta nell’ambito del programma di Terra Madre Salone del Gusto 2020 di cui UniCredit è partner.

I relatori dell’incontro:

  • Remo Taricani, Co-Ceo Commercial Banking Italy UniCredit
  • Paolo De Castro, della Commissione Agricoltura Parlamento Europeo
  • Giancarlo Licitra – Founder e Managing Director LBG
  • Maria Teresa Mascarello – Cantina Bartolo Mascarello
  • Francesco Sottile di Slow Food Italia
  • Costantino Vaia, D.G. del Consorzio Casalasco del Pomodoro
  • Davide Vernocchi, Presidente di Apo Conerpo.

La giornata è stata moderata da Antonio Puzzi, Giornalista e Antropologo. Le conclusioni sono state affidate a Stefano Gallo, Responsabile Territorial Development & Relations UniCredit.

Cover image: Elaine Casap, Unsplash