Apicoltori: un mestiere di interpretazione

31 Luglio 2020

Gli apicoltori sono influenzati dallo stato di salute delle loro api e dalle condizioni climatiche. Sono come pastori che vivono il proprio gregge e inseguono nuovi pascoli e nuove fioriture.

È un lunedì di metà luglio. Qualche giorno fa, le previsioni davano bel tempo, ma quando arriviamo sul posto le condizioni meteorologiche non sono esattamente ottimali.

Siamo in Valle Pellice, a 800 metri di altitudine nelle Terre alte, circondati da boschi di tiglio e castagno. È il posto di un’agricoltura eroica: per costruire terrazzamenti e muretti a secco e coltivare numerose varietà di patate, mirtilloni e, da qualche anno, anche lo zafferano. O per scegliere una convivenza inconsueta, per questi luoghi: nell’agriturismo dove ci fermiamo a mangiare allevano capi di angus e di mora romagnola allo stato brado.

Terra Madre Salone del Gusto presenta i Come si fa? dedicati ai mestieri del cibo e alle tecniche di cucina. In questa pillola, ti facciamo scoprire i segreti delle nostre splendide amiche ronzanti. Episodio completo disponibile il 9 di ottobre. Clicca sui settings per visualizzare i sottotitoli in IT o EN.

La nostra guida – in carne e ossa (bisogna precisarlo dopo diversi mesi di incontri su Zoom e rapporti virtuali) – è Lorenzo de Laugier. Dopo una vita precedente, in cui ha fatto l’organizzatore di eventi nel mondo dell’arte, si è “convertito” all’apicoltura. E lo ha fatto talmente bene, in modo talmente convinto e appassionato, da entrare nel Presidio dei mieli di alta montagna – rododendro, millefiori e melata di abete – prodotti oltre i 1500 metri di altitudine.

LA QUOTA

Ph. Azienda Agricola San Lorenzo 1776

800 contro 1500. Questa prima informazione sembra già ampiamente contraddittoria. Nel pieno dell’estate, per produrre i mieli del Presidio, dovremmo trovarci più in alto. Eppure, la scelta di fermarsi a una quota più bassa con la maggior parte delle famiglie in produzione è una conseguenza di tempi diversi, in cui il meteo è più capriccioso, le temperature sono più basse, e le api non avrebbero, adesso, le garanzie sufficienti per “tenere botta”, condurre una vita normale e senza stress eccessivi e senza aiuti, anche in condizioni un po’ più difficili.

Con Lorenzo ho trascorso buona parte della mia mattinata – il tempo di arrivare da Racconigi a sotto Rorà – in una macchina permeata da un profumo spesso di miele e di cera. Nel frattempo, visto che la loquacità non gli manca, mi ha raccontato le principali difficoltà del suo lavoro. E ce ne sono molte. I pesticidi, a valle, e la Varroa destructor, ad esempio, che non di rado determina la morte di intere colonie.

E poi anche il clima. «Non è l’anno giusto per portare le api in quota. Ora, la temperatura è troppo fredda, le api sarebbero sottoposte a stress inutili, ed è un lusso che non posso permettermi. Se lo facessi, dovrei fornire loro zucchero, dargli un’alimentazione di sostegno, ma sarebbe un po’ come fare il gioco delle tre carte, e nessuno mi obbliga a farlo».

APICOLTORI COME PASTORI

«Noi apicoltori conduciamo, interpretiamo i segnali che arrivano dall’alveare, e ci plasmiamo a quello che loro ci indicano. A volte, ad esempio, quando sono strette ci dicono di avere bisogno di spazio per poter allevare abbastanza covata. E un apicoltore si pone in genere molte domande: sono tranquille? Ci lasciano lavorare? Sono agitate? Raccolgono? Presentano problematiche virali o parassitarie? Che informazioni ci trasmette la visita del nido? C’è un giusto rapporto fra la quantità di api, la covata e le scorte che hanno a disposizione?».

Madre natura opera prima, il tronco cavo di un vecchio olmo, le api di uno sciame, la fioritura del tiglio; una storia in divenire che ha preso vita qualche settimana fa. Ph. Azienda Agricola San Lorenzo 1776

Gli apicoltori sono influenzati dallo stato di salute delle loro api e dalle condizioni climatiche. Sono come pastori che vivono il proprio gregge e inseguono nuovi pascoli e nuove fioriture.

Come l’apicoltore ascolta le api, a noi piace ascoltare i suoi racconti sulle api, sul sistema alveare che è regolato da un insieme di meccanismi democratici ma anche dittatoriali, dove il tutto conta più del singolo. Su rapporti di cui bisogna imparare a conoscere il sottile equilibrio: «In determinate condizioni sono le operaie a decidere se la regina è all’altezza, se è ancora in grado di controllare il nido con i ferormoni che emette, se è troppo vecchia per conservare il potere. Se non debba essere uccisa per fare spazio a una nuova regina». Sulle differenze tra regine, operaie e fuchi.

LA MADELEINE

Tutto questo Lorenzo ce lo racconta mentre a mani nude maneggia telai popolosissimi, mostrando una competenza e una capacità maturata sui libri, e in anni di esperienza sul campo, ma che gli arriva da molto lontano. Da quando, nella tenuta di famiglia a Racconigi, che è tuttora il cuore dell’attività dei mieli San Lorenzo, un vecchio apicoltore gli regalava pezzi di favo colmi di miele caldo nella speranza di riuscire poi a lavorare tranquillo. Ne assaggiamo un pezzetto anche noi. È soave e dolcissimo. Immediatamente capiamo perché un alimento così ricco, puro e perfetto sia diventato una dolce madeleine.

di Silvia Ceriani, s.ceriani@slowfood.it

Lorenzo de Laugier è protagonista dei Come si fa?, il nuovo format di Terra Madre Salone del Gusto dedicato alla scoperta dei mestieri legati al cibo e di tecniche di cucina e ricette. Ora potete vedere una pillola. L’episodio completo sarà rilasciato venerdì 9 ottobre, insieme alle altre puntate della serie.

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