La papaccella napoletana: il Dna di un territorio

28 Gennaio 2021

Nel 1997 Bruno Sodano raccoglie il testimone e prende le redini dell’azienda di famiglia. Un’azienda che ha visto susseguirsi tre diverse generazioni e che continua il suo operato con la stessa passione di sempre. 

Bruno, legato alle tradizioni, all’amore per il suo territorio e con una sconfinata vocazione per lavorare la terra ci racconta così la sua realtà: «Quest’azienda per me significa prima di tutto famiglia. È la narrazione di una storia. La storia di mio nonno, di mio padre, mia, della nostra identità, della nostra terra ancora oggi coltivata come si faceva una volta, dei nostri prodotti e soprattutto di questo amatissimo lavoro: fare l’agricoltore, zappare la terra, per me significa passione».

Sporcarsi le mani per salvare la biodiversità

Il sogno che Bruno ha più a cuore è proprio il riuscire a tramandare l’importanza di questo lavoro manuale: «Sono sempre stato affascinato dal recupero di varietà di prodotti in via d’estinzione come la papaccella napoletana. Coltivo e curo con amore questi alimenti simbolo della nostra tradizione. Li proteggo, cerco di raccontarli e tramandarli». La tutela del territorio e dei suoi prodotti a cui con fatica, amore e pazienza si dedica da anni, spera sia un giorno il lavoro dei suoi figli e di tantissimi altri giovani.

La sua azienda produce oggi ben quattro Presìdi Slow Food: la papaccella napoletana, il pisello centogiorni, gli antichi pomodori di Napoli, e il fagiolo dente di morto di Acerra, ma anche altre varietà “dimenticate” come il cavolo torzella riccia, il fagiolo a formella, il pomodoro giallo vesuviano giagiù.

Un lavoro antico, fisico ed etico

Pomodori di napoli
Gli antichi pomodori di Napoli, Presidio Slow Food | Ph. Alberto Peroli

Continua Bruno «I giovani spesso appaiono incuriositi da un lavoro così antico, fisico e anche etico. Quella che purtroppo non arriva è spesso la passione. Fare l’agricoltore, oggi più che mai, significa fronteggiare tante difficoltà. Prima di tutto ci vuole pazienza. La pazienza di assecondare la natura e i suoi ritmi, di seguirla nei suoi cambiamenti, di sapersi reinventare, di essere disposti alla fatica fisica. Purtroppo non è un lavoro retribuito quanto meriterebbe, e deve fare i conti con la globalizzazione e con una concorrenza sempre più grande e variegata. Questo spaventa i giovani».

Racconta Bruno: «Un tempo il lavoro dell’agricoltore era un lavoro a cui partecipava tutta la famiglia, veniva tramandato e si viveva solo della terra. Oggi, sempre più spesso, chi avvia un’attività agricola ha già un’altra professione alle spalle con cui sostentarsi. Sono pochi i giovani figli di agricoltori che scelgono di raccogliere il testimone e portare avanti questo lavoro. Per questo motivo, qui nella nostra azienda, organizziamo tantissime visite didattiche in cui raccontiamo ai ragazzi la bellezza e l’importanza di quello di cui ci occupiamo. L’agricoltura può essere una strada per scegliere di non abbandonare la nostra terra per andare a cercare fortuna altrove. L’agricoltura è la chiave per salvaguardare la nostra identità, il nostro territorio e le risorse che ne derivano».

La papacella napoletana, regina di pietanze

La papaccella napoletana, Presidio Slow Food | Ph. Antonello Carboni

Negli ultimi 20 anni l’azienda campana ha adottato un metodo di coltivazione sostenibile, quasi totalmente manuale, nel rispetto dell’ambiente. Così Bruno e la sua famiglia si prendono cura di varietà orticole del luogo in via d’estinzione. Bruno ci spiega: «In un mercato così ricco di prodotti che vengono da tutte le parti del mondo, quello che coltiviamo e proteggiamo ha bisogno di essere narrato per poi essere scelto. Questi prodotti sono la massima espressione del nostro territorio, sono il Dna delle nostre terre, sono il nostro patrimonio culturale. È importante raccontarli». 

Raccontiamo così La papaccella napoletana. Una varietà campana di peperone in via d’estinzione che Bruno si impegna a coltivare e tutelare. Carnoso e saporitissimo, dalle bacche piccole e schiacciate, è chiamato anche ” peperone riccio”. La papacella si distingue per la sua polpa molto dolce ed è il peperone campano per eccellenza. Raccolto a mano, è protagonista di tantissime pietanze. Può essere consumata fresca, al forno, alla brace, in padella, ripiena o sotto aceto. 

La semina viene effettuata in primavera e in estate, mentre la raccolta viene eseguita fra giugno e novembre. Racconta Bruno: «Nei mercati rionali campani è una varietà di peperone conosciuta e apprezzata da tutti, ma fuori da queste zone ancora oggi sono in pochissimi a conoscerla. Quando ho partecipato al primo Salone del Gusto, grazie a Slow Food, è scattata in me una nuova scintilla. Ho capito quanto fosse importante divulgare, proteggere e raccontare questo prodotto. Mi impegno ogni giorno di più per riuscirci. Ci siamo messi al passo coi tempi, raccontiamo della papacella nelle nostre piattaforme social, sul nostro sito e, grazie al salone virtuale di Terra Madre di quest’anno, è possibile acquistarla anche online».  

Agricoltori e ristoratori: un’alleanza importante

Il pisello centogiorni, Presidio Slow Food | Ph. Archivio Slow Food

Chiediamo a Bruno di parlarci del periodo difficile dell’ultimo anno dovuto alla pandemia e del modo in cui in azienda lo hanno vissuto: «Il periodo natalizio ci ha aiutati a risollevarci un po’ ma il prima e il dopo sono stati difficili. Ma non mi importa quando penso alle grandi difficoltà vissute da altri settori. Penso alla ristorazione, a tutti quei ristoratori in difficoltà. In questo momento storico ho capito ancora di più quanto i ristoranti siano importanti per l’agricoltura. Per questo ho partecipato a varie iniziative benefiche. Mi impegno ancora a donare i miei prodotti a quelle attività che ne hanno più bisogno. Non chiedo nulla in cambio. Se potranno mi pagheranno in futuro, altrimenti sarò felice comunque di avere provato a contribuire nel mio piccolo».

Bruno e la sua azienda oggi ci regalano una lezione di solidarietà. Ma ci raccontano anche di una passione e di un amore infinito per il proprio lavoro e un legame indissolubile con la terra e le grandi risorse che ci regala e che è nostro compito proteggere.

di Carolina Meli, info.eventi@slowfood.it

L’azienda di Bruno Sodano è presente nel mercato online di Terra Madre Salone del Gusto. Oggi sono presenti oltre 500 produttori! Visita anche il nostro e-commerce, sul quale è possibile acquistare i prodotti dei nostri espositori.