Grazie al nostro patrimonio alimentare costruiamo insieme il futuro

19 Novembre 2020

Qual è il ruolo del patrimonio alimentare per l’Europa e i suoi cittadini? Come può costituire una risorsa all’indomani della pandemia?

Nell’ambito di Terra Madre, Slow Food e Europa Nostra hanno ospitato il 17 novembre l’evento online Cibo e patrimonio culturale: una prospettiva politica dell’UE, che ha riunito rappresentanti delle direzioni dell’agricoltura, dell’istruzione e della cultura della Commissione europea (DG Agri e DG Eac) oltre alla società civile.

Le due ONG co-ospitanti hanno presentato la loro relazione politica congiunta sul patrimonio alimentare in Europa e hanno invitato i partecipanti a esplorarne i punti chiave e le raccomandazioni, e a discutere su come raggiungere una migliore coerenza tra le politiche alimentari, agricole e culturali. 

Il cibo è cultura, il cibo è patrimonio

La designer Josefin Vargo e Ivan Manojlovic, responsabile della cooperazione internazionale di Nova Iskra, un’organizzazione partner, hanno dato il via all’evento presentando le molteplici sfaccettature del progetto Food is Culture.

Negli ultimi 60 anni sono scomparse migliaia di specie, razze e varietà selezionate dall’uomo e il relativo know-how. Insieme a loro, stiamo perdendo il nostro patrimonio alimentare. I legami tra cibo e cultura sono troppo spesso trascurati nella definizione delle politiche, anche se la produzione e il consumo di cibo sono fortemente influenzati dal nostro ambiente culturale. Come ha sottolineato Jimmy Jamar, responsabile di Europa Nostra: «Dovrebbe essere evidente che il cibo è cultura, che il cibo è patrimonio. Ma l’esistenza del progetto Food is Culture dimostra dobbiamo ancora lavorare molto per portare il patrimonio e il cibo come elementi trasversale nelle politiche dell’UE».

Se il legame tra cibo e cultura è così profondo dall’essere un patrimonio collettivo, perché non è evidente a livello di politiche comunitarie? Secondo Jamar: «È molto difficile avere una prospettiva univoca sulle politiche alimentari e culturali nelle istituzioni europee, perché questi due ambiti non sono di competenza delle stesse autorità». Questo approccio può solo portare a politiche conflittuali che non si adattano alla duplice natura del patrimonio alimentare.

Da segnare in agenda

Ti interessano le politiche europee? Ti diamo appuntamento, il 24 novembre alle 10:30 per la conferenza La politica agricola comune. Per assistere all’evento con interpretariato è necessario registrarsi.

La biodiversità è essenziale

Tra i partecipanti, molti hanno espresso le loro preoccupazioni riguardo all’imminente Politica Agricola Comune (Pac), che è estremamente poco ambiziosa per la biodiversità e la sostenibilità. Una Pac fortemente orientata all’ambiente e alle questioni sociali, e che sostenga i produttori che rispettano la tradizione e la biodiversità è essenziale. Anna-Franziska Unterguggenberger produttrice del Presidio austriaco del pane del Lesachtal ha evidenziato come la Pac dovrebbe contribuire a «preservare il patrimonio alimentare e le tradizioni alimentari di lunga data, compreso il pane a lievitazione naturale». E ha evidenziato l’importanza di sostenere le comunità che lavorano per la conservazione del patrimonio alimentare e il contributo del cibo tradizionale allo sviluppo del turismo in Europa.

Le indicazioni geografiche

Branka Tome, vicecapo unità presso DG Agri alla Commissione europea, ha parlato del sistema delle indicazioni geografiche dell’UE, come di «segni distintivi utilizzati per identificare un prodotto la cui qualità, reputazione o altre caratteristiche di questo tipo sono legate alla sua origine geografica». «Abbiamo quasi 1500 prodotti alimentari, 1600 vini e 240 liquori registrati. Stiamo proteggendo queste denominazioni all’interno dell’Unione Europea e negoziamo con altri paesi del mondo per garantire che facciano lo stesso». Tome ha confermato la volontà della Commissione europea di lavorare ulteriormente sul successo delle indicazioni geografiche, in linea con le ambizioni di Ursula von der Leyen, con il Green Deal europeo e la strategia Farm to Fork.

I protocolli di produzione

Una conclusione in parte attenuata da Marta Messa, direttrice di Slow Food Europa. «Slow Food accoglie con favore la strategia Farm to Fork, anche se speravamo che le ambizioni fossero più alte per quanto riguarda la sostenibilità della produzione alimentare». Ad esempio, i criteri di sostenibilità per le indicazioni geografiche sono inclusi nel testo ma non chiaramente definiti. Al momento, infatti, i protocolli di produzione non sono stabiliti in maniera rigorosa; lasciano la porta aperta a interpretazioni vaghe dei concetti di tradizione e qualità. Alcuni prodotti certificati non hanno nemmeno una vera identità storica. Messa ha dichiarato: «La strategia Farm to Fork è un primo passo nella giusta direzione; tuttavia abbiamo bisogno di una maggiore coerenza tra le politiche alimentari, agricole e culturali dell’UE».

Il Presidio del pane di Lesachtal, Austria, Ph. Wolfgang Hummer. Anche la cover image è firmata dallo stesso fotografo.

Ricostruire le catene di valore

Pedro Velazquez, vicecapo dell’unità Creative Europe presso la Direzione generale dell’istruzione, gioventù, sport e cultura della Commissione europea, si è focalizzato sul programma del progetto per gli anni 2021-2027. Il principale obiettivo è la protezione della diversità culturale e il sostegno agli artigiani. Velazquez ha dichiarato: «La crisi portata da Covid-19 ha colpito duramente i settori culturale e alimentare. Le catene alimentari hanno potuto continuare la loro attività, ma i ristoranti gastronomici, che sono quelli che promuovono e utilizzano i prodotti protetti, sono chiusi. Le catene di valore nel settore alimentare sono state spezzate».

In futuro

Speranze? Sì! L’aspettativa è che l’UE investa di più nella tutela del patrimonio alimentare, che sarà fondamentale per la rinascita europea post Covid-19 e per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del Green Deal europeo. Slow Food continuerà a promuovere la coerenza delle politiche chiedendo una Politica Alimentare Comune e che l’aspetto culturale del cibo venga riportato al centro dei sistemi alimentari. 

Vuoi approfondire le tue conoscenze sul tema? Leggi il documento programmatico elaborato da Europa Nostra  e Slow Food. Esplora la mostra online What you didn’t know existed. Endangered food from around the world e scopri la diversità del patrimonio alimentare europeo.

di Alice Poiron, info.eventi@slowfood.it

Il progetto Food is Culture

Food is Culture è un progetto di cooperazione finanziato dal programma Creative Europe dell’Unione Europea, con il contributo della Fondazione CRC di Cuneo. Il progetto è portato avanti da Slow Food con i partner Europa Nostra, Kinookus, Nova Iskra Creative Hub e Transpond AB. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini europei sul fatto che il patrimonio alimentare è un mezzo per esprimere la loro appartenenza all’Europa; è inoltre quel che aiuta a comprendere meglio la ricchezza e l’unicità della diversità culturale europea. Il progetto prevede diverse attività: la mostra d’arte multimediale itinerante con prodotti in via di estinzione dell’Arca del Gusto di Slow Food; i Racconti delle biblioteche viventi; percorsi educativi scolastici e concorsi di cucina organizzati per promuovere la diversità del patrimonio alimentare europeo. Inoltre anche il documento programmatico, componente del progetto guidato da Europa Nostra.