Cuochi e contadini: insieme per progettare il futuro

Da pochi giorni Slow Food ha lanciato un appello dell’Alleanza Slow Food dei cuochi a sostegno della ristorazione di qualità e dei produttori buoni, puliti e giusti.

Il titolo dell’appello è Ripartiamo dalla terra, e descrive come ci immaginiamo il futuro ora che il Covid-19 ha messo in luce tutte le fragilità del nostro essere al mondo. Ma anche come ce lo immaginavamo prima di questi tempi sospesi e di lockdown.

RIPARTIAMO DALLA TERRA

Perché molti cuochi, produttori, attivisti, cittadini avevano già ben compreso che il nostro essere al mondo dovesse fondarsi su altri princìpi. Sulla cura dei territori e degli ecosistemi, sui saperi delle comunità, sul piacere della condivisione.

A questo proposito, vi raccontiamo la storia di Altin Prenga. Non è la prima volta che lo facciamo. Ma in questi giorni, nella sua terra, è successa una cosa bellissima. Un’altra delle piccole grandi e meravigliose imprese che spontaneamente sbocciano nella rete di Slow Food.

Insieme al fratello Anton, Altin è forse colui che ha maggiormente contribuito al rilancio della gastronomia albanese. Dopo un’esperienza in Italia, è tornato nella sua terra, ha aperto un agriturismo vero, Mrizi I Zanave, e lentamente ne ha fatto un’impresa che non è solo di ristorazione e di hôtellerie, ma che guarda direttamente alla produzione di cibo. Formaggi, conserve, vino e composte. È questo, ma non solo, che gli ha consentito di guardare avanti anche in questo periodo difficilissimo.

UN PROGETTO PER LA TERRA, UN PROGETTO PER LE PERSONE

Benché i numeri del Covid-19 in Albania siano relativamente bassi – niente, a confronto dell’Italia –, anche lì le attività sono state temporaneamente sospese, e di fatto le imprese, prive di contributi economici, hanno dovuto arrangiarsi.

«A Mrizi I Zanave e in tutte le attività connesse lavorano 70 persone circa. Con il lockdown, per 25 di noi c’è stata la possibilità di trasformare le nostre attività. Quello che producevamo per il ristorante nel caseificio, nel salumificio, nei nostri laboratori, abbiamo continuato a produrlo per la vendita su e-commerce, e abbiamo attivato un servizio consegne che dalle nostre campagne ha regolarmente portato i nostri prodotti a Tirana in tutto questo periodo».

Molti dei lavoratori del Mrizi I Zanave, però, di fatto sono rimasti in casa, con scarse prospettive di azione e un senso di inutilità che – penso – abbiamo vissuto in molti sulla nostra pelle. «Abbiamo pensato un po’ a quel che avremmo potuto fare, e poi ci è venuta l’idea, che sta proprio nella nostra terra. In Albania, nelle nostre campagne, sono molti gli anziani che vivono soli. Spesso i figli sono emigrati all’estero, non ci sono grandi occasioni di socialità».

«Qui intorno, ci sono solo piccoli villaggi, tutti sanno tutto di tutti. Abbiamo raccolto le nostre informazioni: quanti anziani ci sono? Quanti hanno un pezzo di terra non utilizzato? Quanti volevano farsi coinvolgere nel nostro progetto? Ne abbiamo trovati oltre 40! Poi abbiamo comprato le piantine: 6000, tra fagioli, pomodori, zucchine, per una spesa totale di circa 30 euro. Abbiamo fatto i sopralluoghi. Uno di noi è passato col trattore, un altro con la fresa agricola. Dopo aver preparato il terreno, lo abbiamo seminato. Abbiamo lavorato a turni, in modo da garantirci la massima sicurezza, e di rispettare le imposizioni del governo. E ora questi anziani avranno un raccolto fresco cui attingere durante l’estate».

Quello che è accaduto qui, insomma, parla di valori profondi: la terra, la collaborazione di rete, l’attenzione alle situazioni più fragili, e anche una capacità non comune di saper leggere la situazione – presente e futura – e saper apportare gli opportuni correttivi.

«Non ci siamo limitati ad aiutare gli anziani in difficoltà. Siamo andati incontro anche alle esigenze di quei piccoli produttori che per effetto del lockdown sono stati privati delle consuete possibilità di vendita. Li abbiamo presentati sui nostri canali social, li abbiamo messi in contatto col nostro pubblico, abbiamo messo a disposizione il nostro furgone per le consegne: e si è attivato un canale di commercio di capretti, anatre, galline…».

I CUOCHI E IL FUTURO DELLA RISTORAZIONE

Ecco il senso di ripartire dalla terra. Ed ecco, anche, il senso della ristorazione futura, secondo Altin. «Un aspetto importante, per me, è che il cibo deve essere giusto, e democratico. Abbiamo sempre ragionato molto sul prezzo, e continueremo a farlo. Il nostro ristorante deve essere per tutti: per i turisti come per i ministri come per le famiglie del posto che vengono qui a festeggiare, a condividere un pasto».

«Poi il cibo deve essere collegato alla terra. In questi mesi, siamo rimasti a galla perché produciamo. Perché abbiamo venduto le nostre composte, i formaggi che abbiamo imparato a fare nel nostro caseificio, le uova… Siamo stati un’alternativa ai cibi del supermercato. In molti hanno capito il valore della nostra offerta».

E poi, aggiungiamo noi, c’è stata una grandissima creatività, una grandissima capacità di reagire immediatamente alla difficoltà del momento, e di fare rete. Non vediamo l’ora che, il 18 maggio, Altin possa riaprire i battenti del suo ristorante. Si mangerà all’aperto, sotto il pergolato, con le distanze dovute. E questo cibo avrà, come ha sempre avuto, un sapore incredibile.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Ph. Ivo Danchev

 

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