Facciamo rete, perché la solidarietà è contagiosa

23 Aprile 2020

In questi giorni di lockdown continua il racconto della rete di Terra Madre e Slow Food.

Fortunatamente, la rete (internet) e i social si sono rivelati utilissimi alla rete (fisica) di produttori, cuochi e attivisti: contribuendo ad alleviare il senso di distanza e di isolamento, e consentendo di attivare numerose iniziative di solidarietà.  In tutto il mondo, sono molti gli esempi di vicinanza sia ai produttori sia ai soggetti più fragili, come le famiglie con difficoltà economiche e gli anziani.

Al di là degli ostacoli fisici che il virus ci impone, sentiamo che il continuare a discutere sul futuro del cibo – e su come lo produciamo, lo distribuiamo, lo scegliamo, lo consumiamo… – attraverso i suoi protagonisti, sia importante come non mai. E perché i temi che abbiamo posto al centro di questa edizione  – a partire dall’importanza degli ecosistemi, che hanno fragilità simili e che al contempo svelano simili e condivisibili soluzioni, fino alla necessità di una distribuzione più equa delle risorse – non hanno perso un grammo della loro attualità, e perché questa esperienza ci sta insegnando, ogni giorno di più quanto siano belli e necessari la solidarietà, e il senso di appartenenza a un’unica comunità, i valori in cui crediamo.

Nella puntata di oggi, vi portiamo tra molte delle esperienze attivate dalle comunità Slow Food a livello europeo, nella certezza di lasciarci ispirare da queste iniziative anche in un immediato futuro.

Il servizio consegne di Slow Food Bizi-Ona Pays Basque.

RAFFORZARE I LEGAMI CON I PRODUTTORI

In Belgio, nella città di Silly, un quarto della popolazione è costituito da anziani, tra i più fragili colpiti dal Covid-19. Il convivium locale ha creato pertanto l’iniziativa Silly Cooking, preparando e consegnando agli anziani cestini per il pranzo con carne, latticini, frutta e verdura, insieme a una ricetta, e offrendo una valida alternativa ai prodotti del supermercato.

Una produttrice della rete sostenuta da Slow Food Terre Normande.

In Francia, Slow Food Bizi-Ona Pays Basque rafforza il legame tra produttori e consumatori, mettendo a disposizione una lista dove poter ordinare e ricevere prodotti (agnello, formaggio, succhi di frutta) da più di 10 punti di staffetta (ristoranti, bar, pasticcerie, macellerie ecc.) nelle migliori condizioni. Slow Food Terre Normande si è attivata per porre in essere un servizio di farmers’ delivery solidale con le comunità rurali, e attiva per garantire ai cittadini cibi freschi e di qualità. A Rouen, invece, attivisti e produttori si sono organizzati per contrastare l’impatto della chiusura dei mercati alimentari all’aperto: hanno attivato sistemi di consegna in diversi quartieri della metropoli normanna.

In Romania, il convivium di Slow Food Cluj sta collaborando con il Community Emergency Response Team per fornire cibo agli anziani e ai più bisognosi, consegnando a domicilio gli alimenti prodotti nelle strutture di trasformazione alimentare del Campus di scienze agrarie e medicina veterinaria. Così anche Slow Food Turda, che consegna a domicilio il pane prodotto nel suo forno comunitario. Non solo, Jim Turnbull, produttore del Presidio delle confetture dei villaggi sassoni, vista la carenza di disinfettanti per le mani, ha deciso di aiutare la comunità producendoli in proprio, nel rispetto delle indicazioni emanate dall’Oms.

In Spagna, il convivium Slow Food Barcelona ha reagito al lockdown in Catalogna spingendo i consumatori – che ora più che mai hanno bisogno di ingredienti di qualità – a contattare direttamente i produttori. Ora che la stagione agricola sta sbocciando, emergono però numerosi problemi. Se da un lato gli agricoltori su piccola scala con più colture lavorano senza sosta per fornire i loro prodotti attraverso la consegna a domicilio, dall’altro, quanti hanno investito principalmente su singole produzioni ora stanno lottando per vendere i loro prodotti. Il primo caso riguarda i calçiots, la cipolla di primavera locale. Daniele Rossi, fiduciario del convivium locale, racconta: «Il consorzio con cui lavoriamo, da solo, ha oltre 40.000 calçiots invenduti. Abbiamo così deciso di lanciare una piccola campagna, chiedendo alle persone di cipolle e organizzare calçotada nelle loro case, rilanciando l’iniziativa sui social».

In modo analogo, Slow Food Araba Alava ha creato uno strumento per facilitare l’incontro diretto tra produttori e consumatori attraverso un canale di e-commerce, e sta pensando di creare ulteriori occasioni di dialogo trasferendo online l’esperienza dei Laboratori del Gusto.

Slow Food in Turchia lavora a stretto contatto con la municipalità di Izmir per migliorare il collegamento tra la città metropolitana e l’area rurale. È stato attivato un servizio di distribuzione dei prodotti cooperativi, destinati alle famiglie più bisognose e agli anziani che non possono uscire di casa.

In Ucraina, Tatyana Sitnik, leader della comunità Slow Food locale ha trasferito online le tradizionali fiere delle sementi, consentendo l’acquisto di varietà locali direttamente dai contadini, gli orticoltori e i centri di selezione.

I CUOCHI DELL’ALLEANZA

I pacchi alimentari preparati da The Gannet.

All’ospedale di Bayonne, ogni giorno le cucine sono aperte per i cuochi dell’Alleanza Slow Food dei cuochi e i produttori della rete per cucinare i pasti degli operatori sanitari, permettendo loro di prendersi cura al meglio dei loro pazienti.

Nel Regno Unito, il ristorante The Gannet di Glasgow, parte dell’Alleanza, sta lavorando con le foodbanks per produrre pacchetti alimentari destinati alle comunità e ai soggetti vulnerabili, con consegne che avvengono tre volte a settimana. Sempre a Glasgow, il ristorante Eusebi’s Deli sta lavorando con il Kindness Homeless Street Team per aiutare a consegnare cibo ai senzatetto durante l’isolamento. Ogni sera porta i pasti alla Stazione Centrale della città, e questi sono distribuiti fino a 100 homeless.

In Ucraina, la cuoca Larisa Titikalo esprime la propria solidarietà alle persone pubblicando video ricette che utilizzino i prodotti locali, invitando tutti a diventare chef nella propria cucina. Inoltre, ha organizzato la consegna dei prodotti locali della regione in tutta l’Ucraina. Tra questi, l’aringa del Danubio, candidata passeggera dell’Arca del Gusto, e il formaggio Bryzna. La prospettiva è quella di prolungare l’esperienza anche dopo il lockdown, rendendo le fattorie di zona protagoniste di veri e propri tour gastronomici.

In Albania, invece, Altin Prenga, chef del ristorante Mrizi i Zanave ha incoraggiato cuochi e camerieri del suo ristorante – che attualmente è chiuso – a prendersi cura degli orti dei vecchietti del posto, garantendo ai terreni che versavano in stato di abbandono di essere adeguatamente curati e di dare una produzione estiva che sia non solo un cibo fresco e buono, ma anche un’ispirazione di solidarietà.