Giovani e terra: Daniele e il fagiolo bianco di Conio

27 Marzo 2021

La vita di campagna gli era sempre piaciuta, così come non gli dispiaceva dare una mano ai suoi genitori, d’estate, dopo la scuola, nei terreni seminati con il fagiolo bianco di Conio.

Una volta terminati gli studi, però, la scelta su che cosa fare era ricaduta su un lavoro più sicuro. Racconta Daniele Ventimiglia: «Aggiustavo distributori automatici di caffè. Non mi trovavo male, ma nel 2015 sono arrivato al punto di dover scegliere se lasciare definitivamente l’azienda di famiglia, nella quale i miei genitori avevano investito anni e fatica ed entrare a far parte del gruppo di produttori del Presidio Slow Food, oppure abbandonare il lavoro».

E così ha optato per dismettere i panni del tecnico e indossare quelli dell’agricoltore a tempo pieno, avviando l’omonima azienda agricola a Borgomaro, in provincia di Imperia. Oggi Daniele coltiva il fagiolo bianco di Conio nella sua azienda a 630 metri di altitudine, nell’Imperiese.

Più fatica, meno stress

Fagiolo bianco di Conio

I quantitativi, all’inizio, erano pochi, così la prima fase è servita per arrivare a una produzione che assicurasse un reddito sufficiente: «Sono partito da una produzione di cinque o sei quintali appena, oggi è triplicata . Rispetto alle regioni confinanti, naturalmente, sono numeri bassissimi, ma per la Liguria sono di tutto rispetto». Il territorio, infatti, è piuttosto ostico: «Abbiamo i classici terrazzamenti lunghi ma piuttosto stretti, i muretti a secco, e gran parte del lavoro quindi si fa a mano. Nei filari uso una motozappa per tagliare l’erba, ma attorno alle piante serve attenzione. Il fagiolo richiede moltissimo tempo. Ecco, rispetto all’impiego di prima senza dubbio lavoro più ore, ma non mi pesa. La fatica è decisamente di più, ma sono molto meno stressato». 

La soddisfazione, insomma, è tanta: «La cosa che più mi ha inorgoglito, senza voler togliere niente ai miei genitori, è stato quando mi sono accorto che riuscivo a mandare avanti l’azienda quasi da solo. I primi tempi avevo bisogno di molto più aiuto, poi sono riuscito a fare esperienza: sono più veloce e il fagiolo viene meglio. È motivo di grande orgoglio! Oggi lavoro quasi completamente da solo. Chiedo una mano ai genitori solo per una o due settimane, al momento della raccolta, e per gestire la burocrazia».

Il fagiolo bianco di Conio alla conquista di Roma e Milano

Fagiolo bianco di Conio

Il fagiolo bianco di Conio, che è il protagonista assoluto dell’azienda Ventimiglia, è Presidio Slow Food insieme a quelli di Badalucco e Pigna, altre due località della zona. «Siamo tre realtà piccolissime, tre vallate adiacenti ma che hanno fagioli diversi tra loro». Ad accomunarli sono il colore, la dolcezza, la delicatezza e la buccia così sottile da risultare praticamente impalpabile una volta che il legume viene cotto, ma quello di Conio è reniforme e un pochino più grosso rispetto agli altri.

La scelta di Daniele di lasciare il lavoro e di investire nel fagiolo è stata ampiamente ripagata. Conclude infatti: «Anche in un 2020 disastroso per la pandemia di Covid-19, la produzione è già stata interamente venduta. Non abbiamo mai avuto problemi sul lato vendite. Riforniamo diverse botteghe tra Imperia e Sanremo, a cui se ne aggiunge qualcuna nella zona di Savona, e molti ristoranti liguri. Il nostro rimane un prodotto di nicchia, ma abbiamo ricevuto qualche richiesta anche da locali di Milano e Roma. Cerchiamo di farci conoscere un po’ dappertutto, e ricevere questi attestati è una soddisfazione anche a livello personale».

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it 

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