Il fagiolo dente di morto: un nome bizzarro per una storia straordinaria

23 Febbraio 2021

Siamo nelle campagne tra Brusciano e Somma Vesuviana. È qui che Vincenzo Egizio cresce nel solco della tradizione dell’attività di famiglia. Ed è qui che cresce il fagiolo dente di morto.

Entrambi i genitori erano agricoltori, così come i nonni. Vincenzo fin da bambino vive a stretto contatto con la natura. Impara a conoscerla, ascoltarla e rispettarla.

Quel rispetto che nel tempo si trasforma in senso di protezione, un vero e proprio affetto. Un amore smisurato verso la sua terra e la ricchezza dei suoi prodotti, il dente di morto e molto altro.

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Una missione di vita

Custodirla e valorizzarla diventa la missione della sua vita, come lui stesso ci racconta: «Quando ero bambino, accompagnavo mia nonna nei campi a lavorare la terra. Amavo osservarla e imparare da lei. Sul tragitto incontravamo tantissimi contadini, tutti sempre molto indaffarati. Le terre di fianco alle nostre erano piene di lavoratori onesti, che si davano da fare. Loro, come i miei nonni, trasformavano il raccolto in pane per vivere. Oggi sullo stesso tragitto non incontro più molti agricoltori. Siamo rimasti in pochissimi. Di sola agricoltura non si vive quasi più. Il mercato di oggi è scoraggiante, mette alle strette la nostra categoria. E tutto questo potrebbe avere conseguenze più gravi: se nessuno li coltiva e li protegge più, potremmo correre il rischio di perdere la straordinaria varietà e qualità di moltissimi nostri prodotti ».

Da qui inizia la storia di Vincenzo. Un uomo che alle pendici del Vesuvio eredita un bagaglio di sapere, tradizione e passione insieme a terreni dalla matrice vulcanica e dalla spiccata fertilità. Sono terreni in grado di dare vita a prodotti dal sapore unico e ricchi di importanti sostanze nutritive. Vincenzo oggi è un tenace custode della biodiversità campana. Dedica la sua vita alla coltivazione e alla tutela di tutti quei prodotti, eccellenze del suo territorio, che oggi rischiano di estinguersi. Lo fa sulla base di solidi princìpi di sostenibilità e amore per l’ambiente, ispirato da un estremo senso di solidarietà e dalla volontà di incoraggiare la sua categoria. Tutto ciò affinché la nobiltà di questo lavoro non vada persa, affinché si possa ancora vivere di terra.

Comunità, condivisione, complicità

Fagiolo dente di morto

Vincenzo porta avanti il suo impegno con il supporto e la complicità di tutte quelle persone che ha incontrato negli anni, con cui condivide gli stessi ideali e con cui oggi forma una famiglia. A questo proposito racconta: «C’è stato un momento esatto nella mia vita in cui ho compreso l’inestimabile valore di quello che avevo fra le mani. Ortaggi e frutti unici.  Poco capiti e sicuramente messi in secondo piano dal sistema delle grandi industrie e dalla globalizzazione. Ma comunque, o proprio per questo, unici. Grazie a Slow Food, quando ho partecipato al primo Salone del Gusto, ho trovato la chiave di volta del mio lavoro. Ho compreso l’importanza di tutelare, continuare a produrre e cercare in ogni modo possibile di fare conoscere i nostri prodotti e la loro storia».

Continua Vincenzo: «Ho visto un grande interesse da parte di molti verso il cibo coltivato ancora come una volta nel rispetto dell’ambiente. Ho conosciuto tantissime persone con cui ho formato una fitta rete di solidarietà e cooperazione per sostenerci e portare avanti i nostri princìpi. Ci tengo a fare i loro nomi. Perché non si fa tutto da soli. Con il supporto degli altri riescono a realizzarsi le imprese più grandi. Alcuni di loro sono senza dubbio: Gaetano Castaldo, Bruno Sodano, Luigi Turboli, Marco Russo, Annamaria Taliento e Gianfranco D’Angelo. Tutti insieme aderiamo al Presidio Slow Food del fagiolo dente di morto di Acerra». Il fagiolo dente di morto è uno dei prodotti coltivati da Vincenzo. Come lui stesso ci dice, perché un prodotto venga scelto, è necessario raccontare e far conoscere la sua storia. 

Il fagiolo dente di morto, dalle origini ai giorni nostri

Questo legume dal nome bizzarro ha origini antichissime. Le zone in cui cresce da sempre erano ricche di numerosi luoghi di sepoltura fin dall’epoca paleocristiana. Gli abitanti del luogo, quando vedevano fuoriuscire dal terreno questi fagioli dal colore bianco opaco e dalla forma piccola e allungata, si dice li scambiassero per i denti dei corpi sepolti in quelle aree. In questo piccolo seme, in realtà, si racchiude la storia di un territorio, della sua economia, delle sue tradizioni.

Fino agli anni Settanta ha rappresentato una coltura fiorente, un mezzo di sussistenza per molti. Da Napoli partivano grandi navi verso l’America per esportarlo. La natura vulcanica del terreno dà vita a un prodotto unico, che si contraddistingue per il Dna della terra da cui proviene. A causa dei nuovi stili alimentari, dell’importazione di altre varietà e della globalizzazione, la sua richiesta si è ridotta in modo preoccupante.

Educhiamoci alla biodiversità

Vincenzo ci spiega: «È necessario fare un vero e proprio percorso educativo per riuscire a spiegare l’importanza e la particolarità del fagiolo dente di morto e di tutti questi prodotti preziosissimi. I legumi fanno bene, fanno bene agli esseri umani e fanno bene alla terra. Sono una validissima alternativa alla carne, sono un rimedio naturale contro il colesterolo e aiutano a prevenire malattie cardiovascolari e diabete. Sono ricchi di fibre, gustosissimi e si prestano per tantissime pietanze. Anche l’ambiente trae grande beneficio dalla coltivazione di fagioli. Sono un concime naturale. È importante per noi mangiare questo prodotto del nostro paese e lo è anche per i nostri terreni».

Continua Vincenzo: «Riuscire a trasmettere questi princìpi, raccontare questa storia è fondamentale perché il consumatore diventi consapevole. È essenziale divulgare il valore del fagiolo dente di morto. È essenziale promuovere la conoscenza delle nostre terre e dare loro l’importanza e l’attenzione che meritano. Tutto questo è fondamentale per custodire la nostra biodiversità, e per restituire al lavoro dell’agricoltore la sua dignità. Occorre promuovere questo mestiere, affinché non soccomba a questo mondo che va sempre più veloce. Mi chiedo spesso come riuscirci. Sicuramente occorrerebbe intervenire sul piano politico».

Vincenzo dedica la sua vita a questa missione. Cerca sempre con estrema passione il modo di reinventarsi. Aderisce a numerose iniziative che sposano i suoi stessi princìpi. Arricchisce la sua rete di solidarietà tra produttori e agricoltori. Questa è la storia del fagiolo dente di morto e di una terra bellissima. Una terra di donne e di uomini appassionati, con il loro sudore e i loro saperi tramandati di generazioni, e con una straordinaria ricchezza da proteggere.

di Carolina Meli, info.eventi@slowfood.it

Il fagiolo dente di morto di Acerra è presente tra gli espositori del mercato di Terra Madre Salone del Gusto, insieme a oltre 500 altri produttori! POTETE TROVARE UNA SELEZIONE DI PRODOTTI DA ACQUISTARE, nel NOSTRO e-commerce.