Ogni seme è un simbolo di resistenza

10 Ottobre 2020

Una delle proposte digitali di questa edizione di Terra Madre Salone del Gusto sono i Forum, momenti di discussione in cui i membri della rete Slow Food – produttori delle comunità e dei Presìdi, cuochi, attivisti ed esperti – si confrontano sulle tematiche legate ad agricoltura, alimentazione, sostenibilità, biodiversità e modelli produttivi.

Ai nostri Forum partecipano i nodi più forti della nostra rete, una forza che vorremmo condividere con voi: iscrivetevi e partecipate a questo dibattito globale.

Moderato nell’edizione del mattino da Francesco Sottile, docente di Coltivazioni arboree ed Arboricoltura speciale all’Università di Palermo, e in quella del pomeriggio da Rita Moya Azcarate, referente di Slow Food Chile, abbiamo dedicato il primo Forum di Terra Madre 2020 al ruolo dei semi nella rigenerazione delle terre basse.

forum terra madre semi

«Le terre basse hanno un sistema agricolo fallimentare per tanti motivi, soprattutto per il clima – ha commentato Sottile. Ma ospitano anche tanti produttori che lavorano nel rispetto delle risorse. Il tema dei semi è importante e attuale, ancor più alla luce delle forti pressioni che tutto il comparto ha subito negli ultimi anni, dapprima con gli Ogm e, in tempi più recenti, con il genoma editing. I grandi monopolisti, le multinazionali stanno cercando sempre più di ottenere brevetti su semi e piante, ed è molto rischioso».

Forum Terra Madre semi: la battaglia al cambiamento climatico inizia dalla difesa della biodiversità

Nelle Filippine, spiega Alfie Pulumbarit, responsabile advocacy per MasipagFarmer-Scientists Partnership for Development, il riso è una merce politica: «A partire dagli anni ’70, la rivoluzione verde lo ha trasformato in un semplice prodotto di scambio, escludendo i produttori dalle logiche di sviluppo di nuove tipologie. Solo a partire dagli anni ’80 si sono creati gruppi di produttori e contadini che hanno condiviso i propri saperi per trovare nuovi approcci nella coltivazione del riso. Qui al momento il cambiamento climatico ha colpito molto duramente, facendo aumentare piogge e tifoni e causando drastiche perdite ai contadini. Si sta procedendo a selezionare varietà di riso resistenti e circa 50, a oggi, riescono a sopravvivere ad alluvioni e inondazioniı».
Decisamente più complessa è, per esempio, la situazione ucraina. Come racconta la testimonianza di Tatiana Sytnik, fondatrice e coordinatrice del progetto Seed Treasury, il paese si trova al 139° posto mondiale per conservazione della biodiversità, con un clima caratterizzato da poca umidità e il sud del paese a rischio desertificazione. Le politiche nazionali non promuovono né sostengono uno stile di vita più sostenibile, isolando le voci di coloro che già si spendono per invertire questa rotta. Anzi: aumentano le coltivazioni intensive con l’unico obiettivo di accrescere le rendite dei proprietari.

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Forum Terra Madre semi: America Latina la battaglia dei semi tradizionali

Dall’America Latina non arrivano segnali molto più incoraggianti: «Parlare del Perù – dice Karla Gabaldoni di Peru Free of GMOssignifica parlare di 84 delle 117 zone di vita naturale nel pianeta. Abbiamo otto diversi ecosistemi e otto zone climatiche. Queste caratteristiche geografiche alimentano una biodiversità equilibrata. Per preservarla, una delle principali tecniche degli agricoltori è lo scambio dei semi. Così si conservano in situ e si adattano al mutare delle condizioni ambientali. Qui l’1% dei produttori coltiva la maggior parte delle terre, anche se gli Ogm stanno prendendo il sopravvento e il governo è molto passivo rispetto al fenomeno, così come lo è la società civile».

In Brasile, i contadini e i produttori locali tentano di resistere tenacemente: «Lottiamo contro le grandi aziende che controllano il mercato dei semi. Noi vogliamo riprenderci le attività tradizionali, favorire le produzioni locali per conservare e garantire il nostro patrimonio alimentare», commenta Luciano Ferreira da Silva, un produttore agroecologico.

«Gli elementi da considerare per intraprendere un cambiamento strutturale – conclude Rita Moya Azcarate – sono chiari: ogni seme ha un vincolo inscindibile con la terra in cui si sviluppa e con le persone che se ne prendono cura. È necessario, quindi, recuperarne e garantirne la libera circolazione, creando dei legami solidi tra i vari membri della filiera e investendoci con lungimiranza per far fronte ai risvolti drammatici del cambiamento climatico. Avere terre ed acqua è vitale e, in questo senso, ogni singolo seme incarna un simbolo di resistenza».

A partecipare ai due tavoli di discussione Alfie Pulumbarit (responsabile advocacy per Masipag – Farmer-Scientists Partnership for Development), Tatiana Sytnik (fondatrice e coordinatrice del progetto Seed Treasury), Patrizia Spigno (agronoma, ricercatrice e responsabile Presìdi Slow Food Campania), Jordi Limón Marsa (proprietario e cuoco di due ristoranti a Barcellona, promotore di un progetto sul recupero e la valorizzazione di antiche varietà vegetali), Erling Frederiksen (membro di No patents on seeds!), Sophia Kasubi (responsabile della banca dei semi di Echo), Melissa de Billot (coordinatrice del Presidio Slow Food del mais arcobaleno), Luciano Ferreira da Silva (produttore agroecologico, presidio del cacao Cabruca e Karla Gabaldoni (Peru Free of GMOs).