Guaranà, gomphrena, stevia… in una parola Guayapi

27 Ottobre 2020

Guaranà e stevia sono nomi probabilmente noti ai più. Il primo, originario dell’Amazzonia, è un potente energizzante. La seconda, dal Paraguay un importante sostituto dello zucchero.

Entrambi sono presenti sul Marketplace di Terra Madre Salone del Gusto insieme ad altre piante, come la gomphrena (Mato Grosso, Brasile), la melassa di Kitul (dallo Sri Lanka, prodotto dell’Arca del Gusto), i fiori e i semi di kurrakan, una varietà di miglio selvatico sempre dallo Sri Lanka.

Come parte di Terra Madre 2020, gli sudenti del master Cibo e culture alimentari presso l’Università di Parigi la Sorbonne hanno invitato Sebastien Beaufort, copresidente di Slow Food Paris e direttore di Guayapi, azienda che si occupa della commercializzazione di questi prodotti, a prendere parte a uno dei loro seminari, lo scorso 15 ottobre.

ANDARE OLTRE IL LOCAVORISMO

Bastien e gli studenti hanno discusso l’approccio di Slow Food alla biodiversità alimentare e gli strumenti che abbiamo a disposizione per proteggere e valorizzare il nostro patrimonio gastronomico ed ecologico.

Come possiamo andare oltre l’ambito del locavorismo e considerare il cibo in modo veramente olistico?

Il seminario si è aperto con uno scambio tra gli studenti sulla loro definizione di consumo locale. Come definirlo? È semplicemente un cerchio disegnato nella sabbia di un certo numero di chilometri? O è un atto di difesa ecologica? Si tratta di sostenere gli agricoltori acquistando direttamente da loro o di evitare gli intermediari aziendali? Si tratta di un consumo di prodotti stagionali? Le risposte sono diverse e complesse.

L’APPROCCIO OLISTICO DI GUAYAPI

Bastien Beaufort ha ricordato agli studenti che, semplicemente perché il cibo viaggia a breve distanza tra la fattoria e la forchetta, non significa necessariamente che sia buono, pulito o giusto. In effetti, non si tratta solo di consumare cibi prodotti localmente o di cibi che produciamo noi stessi a casa.

Un approccio olistico al cibo significa interessarsi attivamente alle catene di valore più brevi e ai canali di scambio diretto tra produttori e consumatori, considerando la stagionalità, e dando la preferenza ai prodotti che sono realizzati nel rispetto della filosofia del buono, pulito e giusto.

Nella seconda parte, Bastien ha presentato la sua tesi sulla globalizzazione delle piante, con particolare attenzione all’Amazzonia. Mentre la più grande foresta pluviale del mondo è spesso considerata un luogo selvaggio, in realtà è stata la culla dell’addomesticamento di molte delle piante presenti nella nostra vita quotidiana su scala globale, come il tabacco e il cacao.

DAL LOCALE AL GLOBALE

Come possono le piante, una volta prodotte e consumate su scala locale, diventare un fenomeno mondiale? L’arrivo dei colonizzatori europei ha portato all’introduzione delle monocolture, per cui le piante esotiche, precedentemente confinate in aree relativamente piccole, sono state utilizzate per trasformare interi ecosistemi, un processo in gran parte alimentato dal lavoro degli schiavi africani. Questo triangolo di scambi commerciali tra i continenti ha portato alla morte del 90% della popolazione indigena nelle Americhe. Questo è stato l’inizio del lungo processo di globalizzazione che ha generato le colossali disuguaglianze che ancora oggi dominano il mondo.

Bastien cita l’esempio del guaranà (Presidio Slow Food), una pianta amazzonica con effetti energizzanti simili alla caffeina. Questa pianta, che è un rampicante della foresta, è stata addomesticata due o tre millenni fa dai Sateré-Mawé dell’Amazzonia, che la chiamano waranà. È stata oggetto di un intenso processo di mercificazione e commercializzazione da parte di multinazionali come Pepsi, Coca-Cola e Red Bull che la utilizzano nelle loro bibite. Oggi si stima che il mercato del guaranà valga tra i quattro e i sette miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, questo mercato è illegale al 99% secondo la Convenzione sulla diversità biologica firmata dopo il summit della Terra di Rio del 1992, che richiede che i benefici delle risorse biologiche siano condivisi con i popoli indigeni.

«Impariamo a rispettare, preservare e mantenere le conoscenze, le innovazioni e le pratiche delle comunità indigene e locali che incarnano stili di vita tradizionali rilevanti per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica. Promuoviamo la loro più ampia applicazione coinvolgendo i detentori di tali conoscenze, innovazioni e pratiche. Incoraggiare l’equa condivisione dei benefici derivanti dall’utilizzo di tali conoscenze, innovazioni e pratiche».

Articolo numero 8 della Convenzione sulla diversità biologica, 1992

LA PROTEZIONE DELLA BIODIVERSITA’, SECONDO SLOW FOOD

Il seminario si è concluso con una presentazione del movimento Slow Food agli studenti. Sono stati illustrati il progetto dei Presìdi e dell’Arca del Gusto, e gli sforzi in corso per proteggere il nostro patrimonio ecologico e gastronomico dall’estinzione.

Il guaranà di Guayapi

Il guaranà è una pianta a rischio a causa dell’avidità delle multinazionali, ma è anche il fulcro di un Presidio Slow Food, e rappresenta una parte di quella minuscola percentuale della produzione di guaranà che rispetta la Convenzione sulla Biodiversità Biologica.

L’obiettivo del progetto è quello di tutelare il guaranà autentico, autoctono, e tutti i saperi tradizionali associati del popolo Sateré-Mawé.

Fondata nel 1990, la vocazione di Guayapi è quella di promuovere le piante nobili e tradizionali del Sud del mondo, in particolare nelle aree economicamente svantaggiate e ad alta biodiversità (in particolare l’Amazzonia e lo Sri Lanka).

Tra i loro prodotti c’è naturalmente il famoso guaranà (Presidio Slow Food), un energizzante fisico e mentale dell’Amazzonia brasiliana. Inoltre, puoi trovare: la gomphrena, la stevia, la melassa di Kitul, i fiori e i semi di kurrakan.

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