I Sami: il popolo di una terra che non c’è, ma che esiste

07 Gennaio 2021

Ho nostalgia della terra che non è,
poiché tutto ciò che è, sono stanca di desiderarlo.

Edith Södergran

Sono questi due versi di una delle poesie del film Sami Blood, di Amanda Kernell, uscito nel 2016, un racconto delicato e autentico del razzismo da parte degli svedesi nei confronti dei Sami, ambientato negli anni Trenta.

Chi sono i Sami?

In tanti non ne conoscono l’esistenza e allora partiamo dalla base. I Sami (sámit o sápmelaš in lingua autoctona) sono un popolo indigeno di circa 75.000 persone stanziato nella parte settentrionale della Scandinavia tra la penisola di Kola (Russia) e la Norvegia centrale, includendo anche le regioni più settentrionali della Finlandia e della Svezia. Hanno la loro storia, lingua, cultura, attività professionali, modo di vivere e identità. Si dividono tra quattro stati: Norvegia (40.000 sami), Svezia (20.000), Finlandia (7.000) e Russia (2.000).

I Sami furono probabilmente i primi abitanti della Scandinavia. Non hanno radici germaniche, erano nomadi, pastori, pescatori e occasionalmente cacciatori; la loro sopravvivenza dipendeva dalle mandrie di renne. La loro religione era lo sciamanesimo.

Nel film torna spesso la parola lapponi, termine dall’etimologia non chiarissima, ma probabilmente dispregiativa, in quanto si ipotizza che derivi da lap, il cui significato è “toppa” in svedese o lape che significa “periferia” in finlandese.

Il termine sápmi, preferito dalla stessa popolazione indigena, deriva invece dalla parola *žēmē ossia “terra” in lingua baltica. 

Una collaborazione decennale

Slow Food da molti anni lavora in collaborazione con i Sami, soprattutto in Svezia. Due dei progetti principali sviluppati riguardano i Presìdi del gurpi e del suovas di renna, con il coinvolgimento degli allevatori.

«La renna è la carne più sostenibile d’Europa» mi dicono. Si tratta di una carne magra e tenera al tempo stesso, qualità dovute alle abitudini alimentari della renna e alla sua effettiva provenienza. Non possiede alcuna venatura di grasso e si contraddistingue per un aroma estremamente intenso. Al tempo stesso, il suo sapore è delicato e gustoso, con qualche sfumatura di dolce. Si tratta di una carne perfetta per le diete ipocaloriche e per chi pratica tanta attività sportiva. Al tempo stesso, si tratta di un alimento digeribile senza alcuna difficoltà e dal basso contenuto di grassi, pari a circa l’1% dell’intero prodotto.

La carne di questo animale nordico meraviglioso può essere mangiata sia fresca sia essiccata o affumicata. Si può preparare un filetto o un controfiletto alla griglia, magari aggiungendo una serie di condimenti in grado di porre in risalto il suo sapore deciso: ad esempio la panna fresca, i funghi, il burro, il timo, sale, pepe e un mix formato da porri, carote tritate, sedano rapa o puré. Ricordiamo che della renna non si butta via niente: quasi tutti gli organi interni possono essere mangiati, e alcuni di essi costituiscono piatti tradizionali, il cuore, ad esempio, è ottimo essiccato e tagliato a fettine.

Perché è la carne più sostenibile di Europa?

Le renne vivono libere nella foresta: si nutrono prevalentemente di licheni ma anche di funghi e bacche, non sono curate con antibiotici, perché vivono nel loro ambiente naturale e non hanno quasi mai bisogno di cure esterne. Una volta erano macellate in foresta ma oggi sono stati costruiti piccoli macelli che seguono le normative UE. La macellazione avviene ogni autunno, da ottobre fino a dicembre, quando non sono nel periodo riproduttivo e quindi la loro carne è migliore. La carne è affumicata a fuoco diretto nelle tradizionali kota (le capanne coniche trasportabili).

L’allevamento delle renne in ambiente selvaggio è molto importante anche nel momento della macellazione. I pastori Sami costruiscono nella foresta recinti molto ampi, il cui perimetro può arrivare ad alcuni chilometri, dove fanno entrare le renne. Una volta all’interno, scelgono le renne da macellare e le introducono in recinti più piccoli, ma larghi abbastanza da permettere loro di cibarsi di erba, funghi e del cibo disponibile normalmente nella foresta. Questo sistema di recinti sempre più piccoli, che a mano a mano avvicinano le renne all’area dove avviene la macellazione, non causa stress agli animali perché non comporta trasporto o cattura.

In questo modo la carne è più morbida perché l’animale non ha subito lo stress di una macellazione convenzionale. Prima di iniziare la macellazione della renna, il macellaio, se è un Sami, ringrazia l’animale, come vuole la tradizione.

Scoprire questi prodotti significa trovare una terra che non c’è, come recita la poesia, ma che esiste, invece, veramente, da secoli, con le sue tradizioni, la sua lingua, il suo senso di comunità, da prima che arrivassero i vichinghi e le attuali popolazioni europee.

di Michela Lenta, info.eventi@slowfood.it

I Presìdi del gurpi e del suovas di renna dei Sami sono presenti nel marketplace di Terra Madre Salone del Gusto. Visita anche il nostro e-commerce, sul quale è possibile acquistare i prodotti dei nostri espositori.