I suoni delle foreste inesplorate

03 Agosto 2020

Sound artist, ricercatore e compositore, da più di 20 anni David Monacchi lavora alla costruzione di un archivio digitale della biodiversità sonora nei luoghi più inesplorati della Terra.

In che modo? Viaggiando nelle foreste primarie, cioè quelle che hanno subìto in maniera minore l’impatto dell’uomo, con un’attrezzatura che consente di registrare i suoni della natura in maniera tridimensionale, per offrire un’esperienza di ascolto il più fedele possibile alla realtà. 

Da questo progetto, chiamato Fragments of Extinction, nel 2017 è nato anche un documentario, intitolato Dusk Chorus, che il prossimo 9 agosto 2020 verrà proiettato a Vidracco (in provincia di Torino), nell’ambito della rassegna cinematografica Cinemambiente in Valchiusella. Il festival è il primo evento organizzato nell’ambito del progetto europeo Cinema communities for Innovation, Networks and Environment (CINE), di cui Slow Food è capofila.

LA POLIFONIA DELLE FORESTE

Che cos’è Fragments of Extinction e quando ha deciso di campionare i suoni della natura?

Il progetto è partito nel 1998, al mio ritorno da una borsa di perfezionamento alla Simon Fraser University di Vancouver. Capii che volevo trovare un modo per coniugare tre aspetti della mia persona: l’attività di compositore e di creativo, le competenze in fatto di nuove tecnologie, l’attivismo e la denuncia ambientale. Erano già 10 anni che facevo campionamenti sonori degli ambienti naturali in Italia e in Europa, ma realizzai che occorreva qualcosa in più. Occorreva fermare digitalmente lo spazio sonoro prima del deperimento degli ecosistemi, per poi offrirlo al pubblico dei musei. Proprio in quegli anni, infatti, si cominciavano a prendere sul serio gli studi di Wilson ed Eldredge sull’ipotesi di una “sesta estinzione di massa”.

E così decise di partire per le foreste equatoriali… 

Il 2002 fu il primo viaggio nell’Amazzonia brasiliana: andammo nello stato di Amazonas spinti dalla curiosità di scoprire che cosa succede in una foresta dove la biodiversità è centinaia di volte superiore agli habitat italici, dove ero abituato a lavorare. La risposta ci fu subito chiara: le mie orecchie colsero un suono organizzato, una polifonia straordinariamente complessa e bella. 

Ph. Alex D’Emilia

Che cosa intende per bella?

Intendo dire che il mio orecchio da compositore riconobbe un ordine in quello che spesso, erroneamente, chiamiamo cacofonia. Avevamo di fronte centinaia di specie animali che vocalizzano contemporaneamente: la caratteristica di questo paesaggio sonoro era la sua organizzazione. Quando il suono è organizzato in maniera efficiente allora non può che essere bello: funziona così nella musica e anche nei sistemi sonori in generale. 

FRAMMENTI DI ESTINZIONE

Quali altre foreste ha visitato?

Siamo stati in Amazzonia, in Africa e nel Borneo, sempre nel raggio massimo di cinque gradi a nord o a sud dell’Equatore. Tutti gli ecosistemi che abbiamo visitato sono a rischio: con Fragments of Extinction andiamo a campionare le aree più remote del pianeta per salvare digitalmente lo spazio sonoro prima del deperimento degli ecosistemi

Perché il progetto si chiama “Frammenti di estinzione”?

Sono frammenti perché i dati che portiamo a casa, benché estremamente fedeli nella restituzione sonora, timbrica e spaziale, altro non sono che piccole schegge della bellezza e della complessità di un mondo primitivo che nel giro di qualche decennio sarà radicalmente impoverito. Parliamo di estinzione perché il cambiamento climatico non conosce confini: variazioni di poche frazioni di grado possono provocare mutamenti enormi, radicali e repentini: le specie invasive, ad esempio, soppiantano quelle autoctone, e l’intera vita animale si sta spostando verso l’alto. Sono ecosistemi che, per venire campionati nella loro integrità originaria, hanno gli anni contati.

LA BELLEZZA DELLE FORESTE PRIMARIE

Quali sensazioni ha provato trovandosi in queste foreste primarie?

Ho provato centinaia di emozioni differenti, compresa la paura di essere in luoghi largamente sconosciuti biologicamente. E poi il fascino di avere di fronte a me mammiferi africani che producono infrasuoni spaventosi; la bellezza di assistere al passaggio di stormi di arara che producono scie di suono che si riverberano in Amazzonia; lo stupore di vivere l’alba nel Borneo osservando gruppi di gibboni che si contendono, proprio attraverso il suono, il territorio per quella giornata. Sebbene ogni habitat sia diverso dagli altri e produca sensazioni differenti, provo sempre lo stesso stupore e la stessa meraviglia. A questa si accompagna un grande senso di perdita. 

Ph. Alex D’Emilia

Ricorda alcuni episodi curiosi capitati durante i suoi viaggi?

Ne ho raccontati molti nel libro L’arca dei suoni originari: in Amazzonia, per esempio, vivono degli uccelli notturni straordinari (Nyctibius griseus). Si tratta di uccelli che propongono un canto che di fatto è una scala esatonale (famosa per essere stata ampiamente usata da Debussy). Mi sono trovato di fronte a una melodia flautata proveniente da molti punti della foresta contemporaneamente: qualcosa di così simile a un contrappunto musicale da lasciare senza parole. Nel Borneo, invece, esistono insetti che, sfregando le ali sotto le foglie, producono un suono a tutti gli effetti simile a un organetto. Se ne ascoltano decine, se non centinaia: una vera e propria orchestra di note intonate su intervalli microtonali. 

Per concludere: perché il documentario è intitolato Dusk Chorus?

L’espressione dusk chorus significa letteralmente “coro del crepuscolo” e indica, in bioacustica, il momento di maggiore attività del paesaggio sonoro in ogni ecosistema, al pari del dawn chorus, cioè il “coro dell’aurora”. Ma il titolo suggerisce anche altre interpretazioni. Ad esempio il pericolo che dopo il crepuscolo venga una notte irrimediabile. O forse la speranza di essere al tramonto dell’Antropocene. Dopo mi auguro si potrà aprire per le generazioni future una nuova stagione obbligatoriamente eco-centrica.

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

CinemAmbiente in Valchiusella è una rassegna di film selezionati dal Festival CinemAmbiente di Torino. Le proiezioni sono affiancate da dibattiti e iniziative naturalistiche e ambientali inserite in un contesto territoriale di grande bellezza e suggestione. Scopri tutto il programma!

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