Il regalo di nozze più bello? Un oliveto!

17 Febbraio 2021

A mio marito, per il nostro matrimonio, regalai un oliveto. Era il 1972. Che cosa mi abbia spinto a scegliere un oliveto invece di, chessò, un orologio prezioso, non l’ho ancora capito!

Sono trascorsi quasi 50 anni, ma Lucia Verdacchi quel momento se lo ricorda ovviamente molto bene. L’azienda Il Fontanaro, a Paciano in provincia di Perugia, sarebbe nata solo nel ’76, ma in qualche modo il seme di quella passione venne gettato quel giorno.

Ci racconta Lucia: «Erano 100 oliveti e lui non aveva mai pensato neanche lontanamente a un’attività del genere». Quattro anni più tardi, nel 1976 appunto, arrivò l’occasione di acquistare un casale a Paciano, una quarantina di chilometri dal capoluogo umbro, proprio al confine con la Toscana. E di avviare un’attività che con il Fonranaro prosegue ancora oggi.

Il Fontanaro e il sogno dell’autoproduzione

Ricorda Lucia: «Abbiamo cominciato a piantare olivi con un entusiasmo e un’incoscienza straordinari. Vivevamo e lavoravamo a Roma e ci spostavamo nel weekend a lavorare in campagna. La nostra era diventata una missione». Nel 2000, poi, la decisione di costruire ex novo un locale per il frantoio, così da non dover più conferire il raccolto e poter quindi produrre il proprio olio, un extravergine di oliva biologico chiamato Fonte della Pace. Oggi, dalla raccolta alla spremitura passano al massimo quattro ore: ciò consente di ottenere qualità e benefici sia dal punto di vista nutrizionale sia di gusto.

Oggi gli olivi sono quasi 4000, di cinque varietà diverse: moraiolo, leccino, frantoio, dolce agogia e pendolino. L’olio prodotto è Presidio Slow Food e ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo, da Londra a Berlino, fino a New York. Ma dove nasce l’ambizione, la spinta, la volontà di raggiungere questi traguardi?

Spiega Lucia: «C’è un libro di John Seymour, intitolato Il grande libro dell’autosufficienza, pubblicato proprio nel 1976. Da quell’idea dell’autosufficienza noi ne abbiamo sviluppata un’altra che, per così dire, si è evoluta: produciamo in biologico, abbiamo un impianto fotovoltaico che ci assicura l’energia necessaria a far funzionare il frantoio. Sono scelte dettate dall’amore della natura, il sentimento che ci ha sempre guidati». Così Il Fontanaro, che nel frattempo è diventato anche un agriturismo, propone degustazioni aperte sia agli ospiti che soggiornano nelle sue stanze sia a chiunque desideri avvicinarsi al mondo dell’olio: «Il nostro obiettivo è anche fungere da centro di conoscenza. È condividere ciò che abbiamo imparato e aiutare a capire il valore del buono, del pulito, del giusto e anche del bello».

Una goccia dopo l’altra, per il cambiamento

Ammette Lucia: «Carlo Petrini e Slow Food sono stati una grande molla per noi. Ricordo i primi anni in cui si parlava dei Presìdi, di Terra Madre, del biologico. Sono tutti momenti preziosi che ci hanno fatto capire che eravamo sulla strada giusta». C’è una cosa che Lucia ama ripetere, ed è che «l’oceano è fatto di piccole gocce, che tutte insieme generano qualcosa di importante, provocano cambiamenti lenti ma significativi». Un po’ il “loro sono giganti, ma noi siamo moltitudine” che anima Terra Madre.

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

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