La castanicoltura: economia, paesaggio, biodiversità, comunità

23 Ottobre 2020

Il 25 ottobre avrebbe dovuto essere una giornata di festa per le castagne. Nell’ambito di Terra Madre 2020 erano state programmate tante piccole attività fisiche sui territori per valorizzare la cultura castanicola, che per le Terre alte di tante parti d’Italia significa molto.

Significa cura e tutela del territorio. Approccio sostenibile alle risorse. Benessere economico delle comunità locali. Significa tradizioni, gastronomiche e artigianali.

Tutto questo non è stato possibile. Perché la nuova ondata di Covid-19, che si fa sempre più preoccupante, ha determinato l’annullamento di molti appuntamenti.

CASTAGNETI RESISTONO

Ma le comunità hanno sempre saputo mostrare la propria resistenza. E se viene meno il calore degli eventi fisici, ci si converte all’online, come sta accadendo a gran parte di questa strana edizione di Terra Madre.

Così, per la giornata del 25 ottobre, vogliamo invitarvi a due appuntamenti pomeridiani.

Il primo, alle 15, è uno dei nostri Come si fa? dedicato a una delle specialità gastronomiche di Serrastretta: gli gnocchi di castagne del cuoco Delfino Maruca, conditi con un delizioso sugo di burro e di noci.

Alle 17, invece, vi aspettiamo con la conferenza online Quale futuro per i castagneti delle montagne italiane, trasmessa in streaming su questa piattaforma. Un incontro di rete utile a comprendere il valore – economico, agricolo, paesaggistico – di questa attività. Ce lo spiega alla perfezione Vincenzina Scalzo, animatrice della comunità Slow Food tutela e valorizzazione dei castagneti del Reventino.

CASTANICOLTURA E PAESAGGIO

La castanicoltura da frutto è una risorsa importante per le zone montane, anche per le funzioni che svolge nell’ecosistema pedemontano. Salvaguardia dell’integrità ecologica e paesaggistica, difesa del suolo, conservazione del patrimonio forestale, valorizzazione della biodiversità, cattura dell’anidride carbonica. Purtroppo, negli ultimi anni, la crisi produttiva di cui da tempo soffre questa attività è stata accentuata dalle emergenze fitosanitarie e dagli effetti della crisi climatica in atto.

Come rilanciare la castanicoltura da frutto tradizionale? Come valorizzare un prodotto che ha caratterizzato l’identità delle nostre aree montane e delle comunità ad esse collegate? La rete delle comunità dei castanicoltori di Slow Food si incontra per condividere esperienze e criticità, e per confrontarsi su come riqualificare una risorsa che può tornare a essere strategica, offrendo nuove opportunità di sviluppo per i territori appenninici e alpini pedemontani.

CASTANICOLTURA E BIODIVERSITA’

Non solo. Il castagno è anche espressione di grande biodiversità. Tra i Presìdi Slow Food ricordiamo ad esempio le castagne essiccate nei tecci di Calizzano e Murialdo o la marocca di Casola, un pane tipico della Lunigiana prodotto con la farina di castagne, proprio come gli gnocchi di Delfino Maruca.

Vi aspettiamo domenica! E, se volete approfondire il tema della cura delle Terre alte, leggete l’estratto del nostro forum sull’agricoltura, la biodiversità e – anche – i problemi attraversati dalle aree di montagna.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Cover image: Umberto Patti | Unsplash