LA STAFFETTA DI TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO

10 Ottobre 2020

Un’intera giornata di interventi online da tutti i continenti, un viaggio dall’Asia e Oceania all’Europa, dall’Africa alle Americhe, con gli interventi di agricoltrici, cuoche, educatori, attiviste, politici, agronomi e scrittori.

Una giornata sola – quella di sabato 10 ottobre – cinque conferenze diverse. Unite tutte da un unico grande tema: il pianeta. È la Staffetta di Terra Madre Salone del Gusto 2020, un viaggio in cinque puntate attraverso i fusi orari, i continenti, le sfide che caratterizzano la contemporaneità e le peculiarità delle diverse aree geografiche. Una miniserie trasmessa in streaming sulla piattaforma web www.terramadresalonedelgusto.com e riascoltabile in ogni momento.

ORE 05.00 – ASIA E OCEANIA. IL MONDO DI FRONTE ALLA CRISI CLIMATICA E AMBIENTALE

Il viaggio è cominciato da Est, alle 05:00 del mattino, con l’intervento da Asia e Oceania. Al centro del dibattito – moderato dal giovane consigliere giapponese della rete Indigenous Terra Madre, Dai Kitabayashi – la crisi climatica e ambientale, quello che secondo noi è il problema principale da affrontare per garantire un futuro sostenibile alla nostra stessa vita su questo pianeta. Ecco un saggio degli interventi:

  • Sunita Narain (India), ambientalista e attivista, direttrice generale del Centro per la scienza e l’ambiente, nel 2016 inclusa nella lista delle 100 persone più influenti della Terra dalla rivista Time. «Anche se supereremo il Covid-19, se il vaccino comparirà magicamente e ci sentiremo di nuovo sicuri, tutte le ragioni sottostanti che causano queste crisi non saranno risolte. Siamo in pericolo».
  • Daekwon Hwang-Bau (Corea del Sud), scrittore, agricoltore e attivista ambientale. «Un paese finanziariamente stabile per ora riesce a nutrire la sua popolazione. Ma un paese che oggi si trova in una situazione economica fragile potrebbe persino arrivare alla guerra per garantire la sopravvivenza del proprio popolo».
  • Bruce Pascoe (Australia), scrittore aborigeno e professore di Indigenous Knowledge presso la University of Technology di Sydney. «Stiamo lasciando che una piccola percentuale di persone si arricchisca sfruttando risorse naturali accumulate in centinaia di migliaia di anni. Non è intelligente impoverire tre quarti della popolazione mondiale. Non è l’agire cristiano, non è l’agire musulmano non è l’agire di nessuna religione al mondo. È contrario a ogni etica religiosa».

ORE 09:30 – AFRICA E MEDIO ORIENTE – MIGRAZIONI: RAGIONI E SOLUZIONI

Alle 09:30, il testimone è passato al vicepresidente di Slow Food, Edie Mukiibi, che ha moderato l’intervento su Africa e Medio Oriente. I temi affrontati sono le migrazioni come conseguenza del degrado delle risorse naturali, della scarsità d’acqua e del diritto alla terra che troppo spesso viene negato o violato.

  • Agness Kirabo (Uganda), direttrice esecutiva della Food Rights Alliance. «L’Africa è un continente ricco di risorse. Se vogliamo interrogarci sul tema della migrazione dobbiamo chiederci chi governa le risorse dell’Africa e in che modo lo fa».
  • Mary Abukutsa Onyango (Kenya), professoressa di orticoltura presso la Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology di Nairobi. «Non ci può essere sviluppo senza una popolazione sana, correttamente nutrita, ed è per questo che in materia di flussi migratori non si può fare a meno di parlare di cibo e sicurezza alimentare. Dall’altro lato si tratta di formare i nostri giovani che oggi emigrano nei Paesi occidentali. Molti ragazzi oggi non amano l’agricoltura, ma se la rendiamo più tecnologica, e quindi anche più adeguata alle necessità attuali, scopriremo che moltissimi dei nostri giovani che oggi emigrano capiranno che possono tornare in Africa e aiutarci a produrre il nostro cibo. Insomma il problema è attirarli, formarli, sensibilizzarli alle vere ricchezze e alle opportunità reali che abbiamo in Africa».
  • Saad Dagher (Palestina), agronomo e ambientalista specializzato in agroecologia. «Nel corso degli ultimi anni in Palestina siamo riusciti a far conoscere l’agroecologia come una prospettiva di vita interessante per i giovani e per le donne. È stato un percorso difficilissimo che ha richiesto vent’anni, ma oggi osserviamo che meno persone giovani, se non altro tra quelle che nei loro villaggi praticano l’agroecologia, pensano a emigrare verso le città o addirittura all’estero».

ORE 11:30 – IL NUOVO CORSO EUROPEO – VERSO SISTEMI ALIMENTARI EQUI, SANI E RISPETTOSI DEGLI ECOSISTEMI

Alle 11.30 ci spostiamo in Europa per discutere delle politiche messe in campo dal Green Deal e dalla Strategia Farm to Fork per giungere a un sistema alimentare più sano e sostenibile, che protegga la salute e il benessere delle persone e rafforzi la competitività e la resilienza dell’Unione europea. A moderare il dibattito è Marta Messa, direttrice di Slow Food Europe.

  • Johan Rockström (Svezia), direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e professore di sistemi idrici e sostenibilità globale all’Università di Stoccolma. È stato direttore esecutivo del Stockholm Resilience Center ed è uno dei massimi esperti internazionali di sostenibilità globale. «Ci troviamo nell’Antropocene, la nuova era geologica in cui, come dimostra la scienza, siamo entrati e in cui gli umani sono la forza dominante del pianeta Terra. Dobbiamo capire che ciò che avviene ai ghiacci dell’Antartide Occidentale, alle foreste pluviali o a quelle temperate, ha ripercussioni planetarie che incidono sulla stabilità del clima e del sistema di supporto vitale».
  • Virginijus Sinkevičius (Lituania), dal 2019 è Commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca. È stato Ministro dell’Economia e dell’innovazione della Lituania e membro del Parlamento nazionale. Svolge un ruolo politico fondamentale nello sviluppo del Green Deal europeo e nell’attuazione degli obiettivi ambientali e climatici della Commissione europea. «La pandemia di Covid-19 ci ha insegnato che società sane e resilienti dipendono dalla capacità di dare alla natura il suo spazio, ma anche che comportamenti, abitudini e regole possono cambiare, a volte rapidamente, con effetto immediato anche sulla natura. La Commissione Europea ha proposto di portare il target di riduzione delle emissioni per il 2030 dal 40 al 55% almeno. C’è bisogno dell’impegno di tutto il mondo per fermare la perdita di biodiversità e perché questo accada l’Ue deve dare il buon esempio».
  • Valérie Masson-Delmotte (Francia), ricercatrice e paleoclimatologa francese, ha lavorato a numerosi progetti nazionali e internazionali, tra cui l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), di cui è co-chair. È membro del French Research Strategic Council, senior researcher presso la French Alternative Energies and Atomic Energy commission (Cea) e componente del French High Council for Climate Action (Hcac). «L’intero sistema alimentare, dai campi alla pattumiera, passando per il piatto, genera circa un terzo delle emissioni globali di gas a effetto serra. Mettere la sostenibilità al centro delle politiche alimentari è dunque fondamentale».

ORE 17:00 – SUDAMERICA – LA PRIVATIZZAZIONE DEI BENI COMUNI

Dalle 17.00 si va in Sud America che, insieme al moderatore Georges Schnyder (Brasile), membro del Comitato esecutivo di Slow Food Internazionale, affronta problemi come la devastazione della foresta amazzonica e le battaglie dei popoli indigeni, vittime di discriminazioni e oppressione, furti e genocidi. Troppo spesso le risorse naturali e le persone più fragili sono accomunate da uno stesso destino e uno stesso trattamento iniquo, vittime di un’avidità che sta privando tutti quanti dell’idea stessa di futuro.

  • Célia Xakriabá (Brasile), educatrice e attivista indigena impegnata nella difesa dei diritti degli indigeni alla terra e alle sue risorse. «Abbiamo paura della monocoltura e della “monoculturazione”, perché ogni tipo di monocoltura uccide. Uccide il corpo, uccide la terra, perché stanno colonizzando anche i nostri territori, le terre. E uccide il pensiero».
  • Miguel Altieri (Cile), agronomo ed entomologo, professore ordinario di Agroecologia presso l’Università della California. «Mangiare è un atto politico e un atto ecologico, allo stesso tempo. Ogni volta che compriamo dagli agricoltori, dagli indigeni, stiamo sostenendo una resilienza socio-ecologica, una sostenibilità locale. Quando si sostengono le grandi catene, le imprese transnazionali, si sta perseguendo un “progetto di morte”, si persegue la strada del cambiamento climatico, si alimenta il controllo delle multinazionali sul sistema alimentare, e la generazione di pandemie, perché la pandemia che stiamo vivendo oggi ha a che vedere con l’agricoltura industriale».
  • Virgilio Martinez (Perù), chef del ristorante Central di Lima, portavoce della difesa e della promozione della biodiversità legata al cibo: «Oggi noi cuochi abbiamo la responsabilità di denunciare, informare, incoraggiare, motivare e utilizzare la visibilità di cui godiamo per dare priorità anzitutto al territorio, agli alimenti, alle persone, e poi, naturalmente, le nostre cucine».

ORE 19:00 – NORDAMERICA – IL CIBO È DI TUTTI ED IL CIBO CHE VOGLIAMO

La Staffetta di Terra Madre Salone del Gusto 2020 si chiude con il Nord America, a partire dalle 19, con un dibattito moderato da Chanowk Yisrael, agricoltore, attivista e “studente della Terra” fortemente impegnato nella lotta razziale. Sarà l’occasione di discutere di educazione alimentare, equità, inclusione e giustizia per mostrare come l’oppressione sia radicata nelle profondità di tutti i sistemi americani, compreso quello alimentare. E per ribadire l’impegno di Slow Food come organizzazione antirazzista che ambisce a garantire un cibo buono, pulito e giusto per tutti.

  • Leah Penniman, agricoltrice, educatrice, autrice e attivista per la sovranità alimentare. Da sempre attiva nella lotta alle ingiustizie razziali, è co-fondatrice e co-direttrice di Soul Fire Farm a Grafton, New York, un progetto guidato da persone nere che lavora per smantellare il razzismo nel sistema alimentare. «La relazione dei neri con la terra non è limitata a schiavitù, mezzadria e lavori forzati. Abbiamo una relazione nobile e degna che dura da migliaia di anni».
  • Matthew Raiford, “CheFarmer”, agricoltore di sesta generazione, chef e proprietario del ristorante The Farmer and The Larder. Recentemente è stato coordinatore del programma di Arti culinarie al College of Coastal Georgia. «La mia ricetta? Visione chiara, pazienza, perseveranza, connessione con la comunità e… essere forti».
  • Alice Waters, cuoca e saggista statunitense, attivista per l’educazione alimentare e proprietaria del ristorante Chez Panisse di Berkeley in California. Nel 1996 ha creato il progetto Edible Schoolyard, che in oltre 20 anni ha contribuito a diffondere l’urban gardening e il valore di una cultura alimentare più sana e a km 0 nelle giovani generazioni. È vicepresidente di Slow Food. «Abbiamo iniziato con l’aula in giardino, non per insegnare il giardinaggio in sé ma per insegnare le materie accademiche. E poi l’abbiamo trasformata in un’aula di cucina, in modo che quando si studiava la storia, ad esempio, del Medio Oriente, i ragazzi potessere cucinare il cibo tipico di quella zona, mangiando hummus, pita, o un’insalata di tabulè o una zuppa di carote piccante. Preparare e mangiare quei piatti era un modo per appropriarsi delle culture del mondo. E ha funzionato a meraviglia».