Lunga vita ai mercati contadini!

09 Giugno 2020

Al momento, soltanto quello del Novale è un Mercato della Terra, ma i mercati contadini di cui si occupa la condotta di Slow Food Bologna sono tre.

Il mercato del Novale sorge nel cuore del centro storico e dal maggio 2017 si svolge tutte le domeniche mattina portando in piazza Giosuè Carducci un’ampia varietà di prodotti – dall’ortofrutta ai mieli, dai formaggi all’olio, fino ai Presìdi dei salumi rosa tradizionali bolognesi e della mortadella classica.

I MERCATI DI BOLOGNA: IN CENTRO, IN PERIFERIA, NELL’OSPEDALE

Il mercato ex Dazio.

Il mercato ex Dazio opera invece in un contesto cittadino completamente diverso: il rione Corticella, nella zona nord della città, a 5 chilometri dalla cerchia muraria. Siamo in piena periferia, insomma, in un’area popolata perlopiù da anziani e migranti, e dove le possibilità di accesso a un cibo fresco e di qualità scarseggiano. Non ci sono botteghe, la spesa la si fa al supermercato. E sono scomparse le tracce di quella economia curtense fondata sull’autoconsumo e l’agricoltura di prossimità, cui il rione deve il proprio nome.

L’ex Dazio aveva inaugurato da pochi mesi. Il suo debutto è stato il 31 ottobre del 2019 e lentamente – ma neppure troppo – si era guadagnato una prima fetta di clienti affezionati, conquistati prevalentemente grazie al passaparola, che ogni giovedì mattina sapevano di potervi trovare cibi freschi e relazioni autentiche.

Poi c’è ancora il mercato Le stagioni della salute, il più piccolo e – se vogliamo – il più complesso dei tre, soprattutto ai tempi della pandemia. Si svolgeva infatti ogni venerdì all’interno del policlinico Sant’Orsola-Malpighi, che nel pieno dell’emergenza sanitaria ha attivato un reparto Covid presso la propria sede.

Si tratta di un mercato frequentato da una clientela molto eterogenea. Antonella Bonora, coordinatrice dei mercati bolognesi, lo descrive così: «I suoi frequentatori abituali erano i dipendenti dell’ospedale, i parenti dei degenti e anche i pazienti stessi desiderosi di mangiare qualcosa di fresco, e di buono, ma anche i cittadini del posto venuti a conoscenza dell’iniziativa…».

TERRE E CITTÀ: I MERCATI NEL TEMPO SOSPESO

Come tutti i luoghi di socializzazione, anche i mercati hanno assistito in marzo al blocco delle attività. Il distanziamento fisico ha comportato anche un distanziamento dalla quotidianità, dalle piccole e belle abitudini che, sommate le une alle altre, si chiamano, semplicemente, vita.

Il Mercato di Novale.

Ma come in moltissimi altri casi, anche per i mercati bolognesi c’è stata una reazione quasi immediata, una capacità di adattarsi nel giro di pochissimo tempo alla nuova situazione. È sempre Antonella a parlare: «Sono bastati 4-5 giorni appena perché potessimo riattivare le vendite e non spezzare la relazione diretta tra produttori e consumatori. All’inizio i produttori che hanno aderito all’iniziativa del delivery erano pochi, cinque in tutto, ma tra marzo e aprile siamo arrivati a 25 circa. Le consegne riguardavano tutto, praticamente: la frutta e la verdura, i formaggi, le uova, le birre e gli oli delle guide Slow Food, tre Presìdi locali. Non siamo riusciti a gestire solo referenze particolarmente complesse, come la carne fresca e il pesce».

Un impegno non indifferente, che si è concretizzato in modo molto empirico e artigianale. «Abbiamo pubblicizzato le iniziative attraverso le nostre pagine social, due produttori – Matteo Scarpellini produttore del carciofo violetto di San Luca e la cooperativa È benessere, che lavora per l’azienda di Noto che ci fornisce le arance biologiche – si sono accollati l’onere delle consegne. Da subito, abbiamo gestito circa 200 consegne settimanali, fino ad arrivare a oltre 300».

Il risultato, insomma, è buono in tutti i sensi. «Nessuno ha interrotto la produzione, nessuno ha subito danni. Siamo addirittura entrati in contatto con nuovi consumatori consapevoli, che ci hanno “scoperti” in tempo di pandemia. Eravamo preoccupati soprattutto per la situazione di ex Dazio, ma anche quello ha retto, anzi! Ora che stato riaperto, può contare sia sui clienti fisici sia su chi ancora si avvale del servizio consegne».

SOLIDARIETÀ E RIPARTENZA

Non dimentichiamo, poi, che la solidarietà è stato – come dovrebbe continuare a essere – un tema centrale in tutto il tempo della pandemia. La condotta di Slow Food Bologna e i “suoi” mercati si sono attivati con la onlus Servizio accoglienza alla vita, per garantire l’accesso al cibo fresco a madri sole con bambini e famiglie in difficoltà socioeconomiche. Un modo bellissimo per dimostrare la vicinanza, anche a distanza.

Il carciofo di San Luca, Presidio Slow Food.

Ora la situazione si sta lentamente normalizzando. I mercati Novale ed ex Dazio hanno riaperto i battenti quasi da un mese. «Gli ingressi sono contingentati, si fa la coda all’ingresso, si gira con le mascherine, per garantire la sicurezza, e vediamo anche facce nuove, quelle di chi ha imparato a conoscerci attraverso i social». Quello del Sant’Orsola riaprirà a brevissimo, su richiesta dello stesso ospedale, in una nuova collocazione, all’aperto, che garantisca maggiore tranquillità.

È vero: niente forse tornerà a essere normale. E non potremo cancellare del tutto il dolore e le difficoltà causati dal Covid-19. Anzi, farlo sarebbe un errore imperdonabile. Ma sapremo anche che ci sono progetti belli, con anima e cuore, che resistono e trovano il modo di andare avanti, forse meglio di prima. I mercati di Bologna sono uno di questi.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

Ripartiamo dalla Terra! Ripartiamo da chi produce il nostro cibo rispettando la natura e la nostra salute. Dona il tuo 5×1000 alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità onlus.

Ti piace quel che facciamo? Associati a Slow Food!

Tag in questo articolo