Quando una metropoli incontra le aree rurali

Si è citato spesso il nome di Wuhan, mentre quello di Wenzhou è rimasto un po’ più in ombra. Eppure, questa metropoli situata nella parte sudorientale della provincia di Zhejiang, ha il maggior numero di casi confermati al di fuori della provincia centrale di Hubei e da Wuhan, da cui dista circa 800 chilometri.

Cifre irrisorie rispetto a quelle italiane, ma che comunque hanno determinato importanti misure di lock-down per gli eventi, la vita pubblica e all’aperto, i collegamenti.

Una metropoli e una provincia che hanno attraversato fasi storiche alterne, dall’estrema povertà alla ricchezza. Oggi, la provincia sta attivando nuove importanti scommesse, che mettono al centro la sua cultura rurale e tradizioni millenarie.

La comunità Slow Food di Wenzhou durante uno dei primi incontri.

DA PROVINCIA POVERA A FABBRICA DEL MONDO

Di Wenzhou è originario Piero Ling, ristoratore molto noto di Torino (il lock-down lo sta vivendo nel capoluogo piemontese) e alleato di Slow Food per i numerosi progetti che stiamo portando avanti in Cina. Uno di essi, sospeso come moltissime attività del nostro quotidiano, riguarda proprio la sua terra di origine.

«Erano 10 anni circa che non tornavo al mio paese, quando un’amica sinologa mi ha contattato per verificare come le cose siano velocemente cambiate negli ultimi 10 anni. Lo Zhejiang è stato a lungo una delle regioni più povere della Cina. Il territorio prevalentemente montagnoso ha ostacolato la produzione agricola su larga scala, e posto non pochi problemi di distribuzione. Se la situazione economica e sociale della Cina negli anni Sessanta-Settanta era preoccupante, quella dello Zhejiang era disastrosa. Non a caso, le migrazioni per sfuggire alla povertà e alla fame erano iniziate già ai tempi della Seconda guerra mondiale».

Proprio la migrazione è stata una delle ragioni alla base della ripresa economica dell’area. Una larghissima parte dei cinesi emigrati all’estero provengono da questa regione, e le loro rimesse sono state una parte fondamentale per la ripresa dell’economia. Dall’altra parte, quanti sono rimasti si sono organizzati in cooperative familiari e hanno attivato piccoli commerci. È partito tutto dalla produzione di bottoni. Oggi la provincia è la «fabbrica di tutta la Cina», una delle zone più prospere del paese.

BELLEZZE NATURALI, CIBO, CULTURA

I terrazzamenti di tè giallo di Pingyang.

Ed è da questa situazione che il governo locale è partito per restituire un’identità più autentica alla regione, lavorando sulle tradizioni e le bellezze naturali che raccontano una storia millenaria, ma poco conosciuta. «La nostra cultura si chiama cultura Ou, e faticosamente ne stiamo rimettendo insieme i pezzi, per salvarla dall’oblio. Una parte importante di questa cultura è la lingua locale, che oggi è stata codificata nel – credo – unico dizionario su uno dei dialetti cinesi. Un’altra parte importante è data dalle tradizioni gastronomiche che, invece, necessitano ancora di una sistematizzazione analoga, un lavoro molto complesso perché le tradizioni locali sono state perlopiù tramandate in forma orale.»

Da queste premesse partono i viaggi di Piero Ling per attivare nuove progettualità. «È stata creata una comunità Slow Food. Oggi ne fanno parte 35 persone, tra cui l’assessore alla cultura, docenti universitari, cuochi e gastronomi, artigiani della porcellana. L’obiettivo è quello di incentivare il più possibile il dialogo fra l’area metropolitana e le zone rurali. In larga parte è già avvenuto nei tempi dell’emergenza SARS-Cov2, e peraltro una burocrazia snella e dinamica e un buon uso delle tecnologie sembrano facilitarlo».

SIMBOLI E COMUNITÀ PER LA METROPOLI DI DOMANI

Sì, perché se questa non è un’area dai grandi numeri, ma una zona di prodotti interessantissimi, simboli di tradizioni agricole che si sono mantenute integre nel tempo. Ad esempio il riso del distretto di Longxian, ancora coltivato su terrazzamenti e con l’uso tradizionale delle carpe che proteggono le risaie da insetti e infestanti; il bambù zoccolo di cavallo, che è tipica di questa zona e sulla quale si vorrebbe avviare la progettualità di un nuovo Presidio; il tè giallo di Pingyang, coltivato su terrazzamenti da una minoranza etnica. Anch’esso è al centro di un altro progetto importante: la creazione di una Banca del tè, concepita per attrarre il turismo internazionale, ma anche per riavvicinare i giovani del posto a una bevanda che ha progressivamente perso terreno. Protagonisti, i produttori locali, ma anche i cuochi della cucina Ou, che possono illustrare gli utilizzi migliori di alimenti così preziosi.

Ortaggi cinesi e il bambù zoccolo di cavallo.

Di qui si può ripartire per costruire l’identità del posto, mostrandone le potenzialità gastronomiche e culturali, e quella resilienza che, sottotraccia, ha resistito per secoli. D’altra parte le premesse ci sono tutte: le comunità rurali, metodi di produzione puliti, cuochi vicini ai produttori, e un dialogo proficuo tra gli ecosistemi Terre alte e Terre e città, che già nei giorni dell’emergenza ha dato risultati proficui (Wenzhou è stata suddivisa in blocchi, e a ognuno di essi è stato assegnato un referente che ha organizzato i rifornimenti – con riders e app – dalle campagne limitrofe).

Aspettiamo tempi migliori per riprendere in mano tutte queste progettualità, certi di ritrovare l’amore per la biodiversità e il senso di comunità intatti.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

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