Nuovi itinerari e tradizioni rurali: un nuovo turismo è possibile

Tra i tanti settori a cui Covid-19 ha fin dalla prima ora inferto un colpo durissimo c’è senza dubbio il turismo.

Un settore che, in Italia – al primo posto in Europa per i servizi ricettivi – registra ogni anno milioni di presenze straniere e per miliardi di euro di fatturato (secondo l’Istat, nel tremestre marzo-maggio 2020 le previsioni ante Covid-19 erano di 81 milioni di persone per 9,4 miliardi di spesa).

CITTÀ DESERTE E PERCORSI ALTERNATIVI

Turismo sostenibile: il Castello di Malgrate

In pieno lockdown, a lungo le bacheche Facebook e i servizi televisivi si sono affollati delle bellissime immagini di città deserte. Roma, Venezia, Firenze e tante altre nel vuoto hanno un fascino struggente, sono davvero emblemi di “grande bellezza”, ma tutto questo ha un costo pesantissimo.

Ora che la maggior parte delle restrizioni sono state eliminate, resta da vedere come si comporteranno le persone, quando si sentiranno sicure, se potranno destinare una parte dei loro soldi in spese “superflue”, se effettueranno le stesse scelte del passato, affollando spiagge e città, o magari non opteranno per qualcosa di diverso.

Uno dei progetti Slow Food si chiama Slow Travel, e già da qualche anno scommette su questa idea alternativa di viaggio. Promuovendo un modello di viaggio nuovo e diverso, fatto di incontri e scambi con agricoltori, casari, pastori, norcini, fornai, viticoltori che, insieme ai cuochi che cucinano i loro prodotti, saranno i narratori dei loro territori e guide speciali alla scoperta delle tradizioni locali.

Gli itinerari a oggi esistenti sono tre: l’Alta Carinzia, le valli dell’alto Tanaro, le montagne biellesi. Ma anche al di fuori di questi itinerari, nella rete Slow Food sono molti i soggetti che da tempo lavorano alla promozione di un tipo di turismo alternativo, lontano dalle masse, e più sostenibile.

IL TURISMO SOSTENIBILE, A CONTATTO COI PRODUTTORI

Turismo responsabile: il camminare.

Sono al telefono con Pierangelo Caponi. È di Pontremoli, in Terre alte, un paese di confine fra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna. Un’origine che non regala al suo accento i tratti più caratteristici della toscanità. Al tema del turismo responsabile ha dedicato anni di lavoro e ricerca, sia attraverso l’associazione Farfalle in cammino sia nella cooperativa Sigeric. Su questo tema ha intercettato le energie della condotta Slow Food Lunigiana e Apuana e delle tante comunità Slow Food nate nel territorio, tra cui la comunità per la valorizzazione del turismo sostenibile in Lunigiana.

A differenza di molti altri impegnati in questo settore, loro non hanno avuto bisogno di riposizionarsi, perché quel che facevano rispondeva già all’idea di turismo del futuro che si sta delineando di questi tempi. «Sì, in un certo senso è turismo del futuro, ma il turismo di massa ritornerà. Torneranno i posti super-affollati, le città prese d’assalto. Pensare che tutto cambierà è – credo – utopistico».

Sebbene sia difficile immaginare che alcune mete diventino, improvvisamente, interessanti per il turismo di massa, è vero però che in molti – più di prima – si sta attivando la curiosità per itinerari diversi. «L’area di nostro interesse è ampia e diversificata. In 100 chilometri passiamo dal Parmense, con Busseto e la Val di Taro, attraversiamo gli Appennini sul passo della Cisa, esploriamo la Lunigiana e la Garfagnana, fino alle coste toscane e liguri, da Viareggio fino a Lerici e Levanto».

TERRITORI E TRADIZIONI RURALI

Il testo: piccolo forno portatile realizzato in ghisa (un tempo in terracotta) dove viene cotto il testarolo. È composto da due parti, quella inferiore  una teglia dove vengono posti gli alimenti da preparare e si chiama sottano, mentre la parte superiore ovvero il coperchio si chiama soprano. Pontremoli, Lunigiana – regione Toscana. Ph. Paolo Andrea Montanaro.

Un territorio ampio che include anche mete molto turistiche. «Vi rientrano anche le Cinque Terre, ma il nostro intento, fin dalla prima ora, è stato quello di esplorarle proponendo itinerari di turismo responsabile. Ad esempio esperienze di cicloturismo o percorsi enogastronomici con la possibilità di stringere legami diretti coi produttori».

Già, perché la scoperta delle tradizioni rurali e dei prodotti che caratterizzano un territorio è un elemento imprescindibile della sostenibilità legata al turismo. «Nella nostra area di azione ci sono prodotti – Dop, Igp, Igt – e produttori magnifici. Anche di Presìdi Slow Food ne contiamo parecchi. Ad esempio l’agnello di Zeri, alimentato a latte materno e pascolo e dalla carne profumatissima. Oppure il testarolo tradizionale pontremolese, un pane azzimo sottile, cucinato con un metodo di cottura unico in Italia, e moltissimi altri prodotti. I prodotti enogastronomici sono fra le espressioni più autentiche di un territorio e sì, consentire alle persone di farne esperienza diretta, e di stabilire un contatto autentico con la natura del luogo può essere un modo di intendere il turismo del futuro».

Un modo non per tutti, è vero, perché in molti di tutto questo continueranno a non accorgersene, forse. Ma per i più fortunati – o forse semplicemente i più curiosi – indubbiamente sì.

Turismo responsabile. L’agnello di Zeri, Presidio Slow Food.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

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