Oliveti, antichi guardiani del Mediterraneo

25 Novembre 2020

Il 26 novembre è la Giornata internazionale dell’olivo proclamata dall’Unesco. In questa occasione, la rete di Slow Olive ha organizzato una conferenza in streaming dedicata al ruolo dell’olivicoltura nel paesaggio mediterraneo.

Un immenso oliveto, esteso per milioni di ettari costituisce da secoli uno dei caratteri distintivi del paesaggio agrario del Mediterraneo. Il merito di questa straordinaria diffusione va all’instancabile opera di generazioni di contadini che hanno saputo coltivare l’olivo in questi territori.

Legata all’olivo, alle olive e all’olio, si è sviluppata un’economia fatta di complessi rapporti tra olivicoltori, frantoiani e mercanti, capace di “segnare” il territorio, di determinare usanze e comportamenti, di costruire attraverso i secoli una civiltà dell’olivo giunta quasi inalterata fino ai giorni nostri. Un incontro per parlare delle problematiche che mettono a rischio la sopravvivenza di questo tipo di olivicoltura e le buone pratiche messe in atto dalle comunità per salvaguardarla.

Il nostro viaggio si sviluppa in molte aree del Mediterraneo che sull’olivo basano una cultura millenaria, la propria economia – anche turistica – e che guardano agli oliveti come elemento fondante del proprio modo di essere.

I paesaggi indigeni dell’Egeo e il metodo delle orfene

Mediterraneo olivi Egeo
Gli olivi dei paesaggi indigeni dell’Egeo, Presidio Slow Food. Ph. Doga Darnegi | Archivio Slow Food. Nella Turchia occidentale, ampi tratti della costa anatolica che si affacciano sul Mar Egeo sono ricoperti da ulivi selvatici, che l’uomo ha che l’uomo ha innestato, gestito e modellato nel corso dei secoli, dando vita ad habitat unici, nei quali il bestiame e la produzione di olio di oliva coesistono armoniosamente.

Incontriamo virtualmente Dicle Tuba Kilic, ambientalista che proprio in difesa del paesaggio ha portato avanti mille battaglie per opporsi alle dighe sull’Eufrate. Dicle è tra le colonne portanti del nostro progetto del Presidio dell’olio extravergine di oliva dei paesaggi indigeni dell’Egeo, e si batte per sostenere i produttori che gestiscono i terreni nel rispetto della biodiversità e secondo l’antico metodo delle orfene, che permette la coesistenza tra pastorizia e una particolare olivicoltura, basata esclusivamente su olivi selvatici innestati.

L’anno scorso abbiamo parlato dell’espansione industriale in Turchia, che stava minacciando aree storiche di produzione alimentare come il Presidio dell’olivo. Il 2020 ha causato un rallentamento delle costruzioni a causa di Covid-19? Potrebbe essere, in qualche modo, una tregua per i produttori di olive? O l’economia turca sta comunque progredendo?

Non c’è un rallentamento delle costruzioni in Turchia. I nostri oliveti sono minacciati dai progetti energetici, in particolare dai progetti di energia geotermica nella regione dell’Egeo e dai progetti minerari. Inoltre, a causa di Covid-19 tutti i processi legali rallentano e sta diventando difficile fermarli, e le battaglie legali sono quasi impossibili.

Nello stesso articolo scrivevamo che entro il 2023 non ci sarebbe stato un solo fiume turco libero di scorrere verso il mare. È ancora possibile che questo accada? Quali saranno le conseguenze per i produttori di olive del Presidio (e per gli altri agricoltori) se ciò dovesse accadere?

Sì, è possibile. Abbiamo già affrontato problemi dovuti alle crisi climatiche. Per esempio, quest’anno è molto secco e l’efficienza è molto bassa a seconda delle produzioni olivicole. Il nostro ciclo dell’acqua si interrompe e stiamo perdendo preziose risorse di acqua dolce. 

Puoi dirci come si è mossa Doğa Derneği negli ultimi 12 mesi? L’organizzazione è riuscita a lavorare quest’anno, nonostante il Covid-19?

Abbiamo avuto tre mesi molto difficili in primavera, ma siamo sopravvissuti. Ci troviamo in una piccola città e quest’anno abbiamo lavorato attivamente.

Al di là del Presidio Slow Food, di quali altre forme di tutela pensi che abbiano bisogno gli olivicoltori per sopravvivere ed essere prosperi? Quale altra collaborazione o cooperazione da parte del governo o di altri istituti vorresti vedere?

Dobbiamo riconoscere che gli oliveti sono uno degli ecosistemi produttivi più importanti o esempi di agroecologia molto importanti. I produttori hanno bisogno della collaborazione e del sostegno di gruppi civili di conservazione, fondi ed enti governativi.

Da quando è nato il Presidio, com’è cambiata la vita dei produttori? Sono cambiate le loro opportunità di mercato? Stanno vendendo a una classe di persone diversa rispetto a prima?

I produttori hanno nuove opportunità non solo di vendere i loro prodotti, ma anche di interagire con altri produttori, gruppi civili e settore privato. Questo non è un cambiamento epocale, per ora, ma le loro opportunità stanno crescendo lentamente.

Quali sono le tue speranze per il futuro di questa comunità olivicola, per il sistema alimentare turco e per il mondo?

Come società di protezione della natura collaboriamo con i produttori e i loro alleati. Abbiamo sviluppato modelli finanziari locali per i produttori della regione del Presidio. Vogliamo che i nostri oliveti  siano conosciuti, protetti e sostenuti non solo dai consumatori, ma anche dai decisori politici.

Il nostro viaggio proseguirà in Spagna, per raccontarvi un altro Presidio Slow Food che disegna il paesaggio mediterraneo, quello degli olivi millenari del Maestrat, rappresentato da Nacho Lànderer, professore di agraria. Farà tappa in Palestina, per ascoltare l’esperienza di Saad Dagher, produttore, agronomo umanista, formatore ed esperto di agroecologia, portavoce della Comunità Slow Food Farmers for ecological olives in Mazari Nubani. E naturalmente avrà un approdo in Italia, dove l’olivo ha una parte importantissima nella storia agricola del Paese, e dove da diversi anni Slow Food ha attivato il Presidio nazionale dell’olio extravergine italiano. Della situazione italiana parlerà Giuseppe Barbera, professore ordinario di Colture Arboree all’Università di Palermo, ma anche Raffaele Leobilla, produttore di olio pugliese dell’azienda Pietrasanta. I relatori sono moderati da Monica Petronio, portavoce di Slow Food Umbria.
Mediterraneo Olivi Maestrat
Gli olivi millenari del Maestrat, parte integrante del paesaggio mediterraneo, Presidio Slow Food. Ph Archivio Slow Food. Gli olivi della provincia di Castellón, nella Spagna orientale, frutto del duro lavoro di generazioni di coltivatori locali, hanno lasciato la loro impronta nel paesaggio e nella cultura di questo paese come antichi monumenti.

Gli oliveti pugliesi e l’ogliarola millenaria

Tutta la famiglia di Raffaele è coinvolta nella produzione olivicola – e non solo: coltivano anche carciofi, melanzane, pomodori – da generazioni, ed è ubicata in un luogo splendido, la Piana degli olivi secolari nella zona di Serranova, che al contemplarlo porta con sé una sensazione di incredibile pace, e concentrazione.

Chi ti ha trasmesso questa passione e questa cultura?

È stata “colpa” di mio nonno. Fin da bambino ho imparato a osservarlo nel suo lavoro nei campi, ad analizzarne i gesti. È lui che mi ha trasmesso la passione per queste piante millenarie.

Cosa hai cambiato, da allora, nel modo di lavorare?

Da quei tempi sono cambiate molte cose. Le olive una volta venivano raccolte da terra, mentre oggi le raccogliamo direttamente dalla pianta, a mano o con strumenti che permettono un lavoro delicato, che non rovina queste piante così antiche e fragili al tempo stesso.

Qual è la tua esperienza nel Presidio?

Ne faccio parte perché produco un olio monovarietale di ogliarola salentina. Il Presidio ci ha dato maggiore riconoscibilità. Quella che peraltro arriva anche dal nostro essere parte del Presidio del pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto. Ci aiuta anche nel proseguire sulla nostra convinzione, che ci ha guidato nei mesi di pandemia e che continuerà a guidarci in futuro. La convinzione del perseverare nelle buone pratiche, del dire no alla chimica, del continuare a fare ricerca per ottenere un prodotto di qualità altissima e costante.

Qual è a tuo avviso il futuro dell’olio?

La prima cosa che vorrei, è che anche i miei figli possano continuare a vedere queste piante, e a trarne i benefici che ne ricaviamo noi. Voglio essere in grado di trasmettere loro la passione che mi ha trasmesso mio nonno. Il futuro dell’olio e del paesaggio mediterraneo è condizionato da come lavoriamo noi produttori, ma anche da quanto i consumatori sono permeabili, da quanto sono capaci di riconoscere – e chiedere – un prodotto di qualità. Credo che negli ultimi anni si sia fatto un grande lavoro in tal senso. Mi sembra di percepire un pubblico sempre più pronto a capire, a comprendere.

Ci auguriamo che sia davvero così. Che ci si abitui sempre di più a riconoscere un prodotto che ha un valore non solo per i produttori ma per noi tutti. Perché l’olivo è di tutti, e di tutti la ricchezza di questo paesaggio mediterraneo di cui gli oliveti, antichi guardiani, sono parte integrante.

Mediterraneo Olivi Puglia
Gli olivi pugliesi, patrimonio paesaggistico del Mediterraneo, Presidio Slow Food dell’olio extravergine italiano. Ph. Archivio Slow Food. Il Presidio riguarda produttori che hanno oliveti di cultivar autoctone del territorio gestiti senza fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici. Per eventuali trattamenti, sono consentiti prodotti a basso impatto ambientale, che garantiscano un residuo finale sul prodotto pari allo zero.

di Jack Coulton e Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it