Oltreterra 2020: di comunità, di foreste, di paesaggi

09 Novembre 2020

Cinque le tematiche al centro della due giorni di discussione di Oltreterra 2020. Le microfiliere del legno, il turismo sostenibile, le cooperative di comunità, la tutela del paesaggio, l’accordo di foresta.

Oltreterra 2020 ha indagato il rapporto tra le attività antropiche e quei territori che, per conformazione naturale, spesso vengono definiti aree interne o remote. Le foreste, i boschi, le zone montane.

In due parole Oltreterra guarda alle Terre Alte, caratterizzate dalla lontananza dai centri urbani e che negli ultimi decenni hanno vissuto un progressivo spopolamento.

UOMINI E BOSCHI

Nel corso di Oltreterra 2020 sono stati organizzati cinque tavoli di lavoro. Il loro obiettivo era l’elaborazione di strategie per costruire un tessuto capace di valorizzare la montagna e mettere l’uomo in condizione di abitarla. Un uomo consapevole – come è stato a più riprese affermato. La consapevolezza è che non è il bosco ad aver bisogno dell’uomo, ma viceversa. Bisogna pertanto essere capaci di sviluppare una sostenibilità trasversale: a livello ambientale, economico e sociale.

Le cooperative di comunità: una scommessa strategica

Il territorio Slow Food Travel dell’Alta Valle Tanaro, ph. Oliver Migliore

Quando si parla di cooperative di comunità, per usare le parole di Legacoop, s’intende un modello di impresa cooperativa a forte carattere di innovazione sociale. Qui «i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi» che incidono in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica. Si tratta di un «modello che crea sinergia e coesione in una comunità. Che mette a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, associazioni e istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità».

Secondo un rapporto di Euricse, in Italia le cooperative di comunità sono 109. La loro diffusione è disomogenea a causa anche delle 9 diverse normative regionali che le regolano. Occorre insomma definire una normativa nazionale che ne riconosca il valore; che adotti una definizione puntuale delle cooperative di comunità; che riconosca la loro multifunzionalità. Le comunità erogano servizi e svolgono attività economiche (e non) molto diverse tra loro: le produzioni agroalimentari; le attività commerciali di dettaglio; i servizi di trasporto locale; il riuso di beni pubblici; la manutenzione del patrimonio boschivo.

Scarica la relazione sulle cooperative di comunità.

L’accordo di foresta: la proposta di Oltreterra

Nove milioni di ettari di foresta e quasi due milioni di ettari di altre terre boscate. Questi i dati italiani fotografati dal primo Rapporto sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia, pubblicato dal ministero per le Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Una superficie che conta per quasi un terzo dell’intero territorio nazionale, e la cui proprietà rimane uno dei temi più dibattuti. Circa due terzi sono di proprietà privata, e la rimanente parte è nelle mani pubbliche. Le modalità di gestione di queste aree sono variabili. In alcuni casi ne sono coinvolti i consorzi forestali, in altri (in particolare in Lombardia) sono in vigore i contratti di foresta.

Da Oltreterra 2020 è stata rilanciata la proposta di legge dell’Accordo di foresta. Cosa si intende con questo termine? Uno strumento propedeutico allo sviluppo di azioni concrete volte a realizzare interventi condivisi per la conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio forestale da parte di una comunità locale. Gli obiettivi di un accordo di questo tipo sono molteplici. Tra gli altri, «porre le basi per lo sviluppo di filiere sostenibili» a livello produttivo, ambientale e socioculturale; generare occupazione e innovazione; assicurare «un equilibrio tra esigenze ecologiche, ambientali, paesaggistiche e necessità umane»; «realizzare scelte condivise su un’area vasta».

Scarica la relazione sull’Accordo di foresta

Turismi sostenibili

Il Territorio Slow Food Travel dell’Alta Carinzia, ph. Ferdinand Neumuller

«Saranno le comunità della montagna a salvare la montagna». Per questo bisogna lavorare su due fronti.

Da un lato bisogna creare «situazioni che possono essere favorite dall’innovazione tecnologica». Dall’altro bisogna seguire e incoraggiare le nuove spinte turistiche accelerate dalla pandemia. Bisogna «ripensare le modalità di fruizione turistica della montagna che prevedevano affollamenti eccessivi, a cominciare dai tradizionali sport invernali».

D’altro canto la crescita indiscussa dei nuovi turismi improntati alla fruizione attiva e slow del territorio si è ben combinata con le disposizioni anti Covid-19. È il turismo che si è affermato nella scorsa stagione estiva con un vero e proprio boom: il turismo outdoor dei cammini; il cicloturismo; il turismo genealogico e il turismo legato all’arte; i soggiorni nei piccoli centri delle aree rurali e nelle località montane.

«Da tempo abbiamo insistito perché questi luoghi fossero percepiti come erogatori di servizi ecosistemici, riserve strategiche di acqua, biodiversità, energia rinnovabile, foreste e materie prime. Ora ne va sottolineata la funzione come luoghi del benessere, della salute e della rigenerazione. Va sottolineato come possano generare opportunità ricreative e salubri per un turismo non più vissuto come un lusso, ma come un diritto di ciascun cittadino.

Scarica la relazione sui Turismi sostenibili

Microfiliere forestali per microeconomie sostenibili

Le filiere forestali possano avere un ruolo centrale per lo sviluppo di numerose microeconomie sostenibili della montagna italiana. Per questo motivo le foreste vanno salvaguardate da ciò che le minaccia, ad esempio la speculazione e la crisi climatica. È auspicabile una «gestione forestale climaticamente intelligente», utile a conservare la risorsa forestale, assicurare l’approvvigionamento della materia prima legno e lo svolgimento delle varie funzioni ecosistemiche. Si tratta di una vera e propria “gestione attiva” della risorsa foresta.

Tra le microeconomie di cui si è discusso durante Oltreterra 2020 spicca la filiera del legno. Per contribuire al sostentamento economico delle comunità locali e al mantenimento del ruolo multifunzionale delle foreste, è necessario valutare le produzioni dal punto di vista etico. Bisogna adottare gli strumenti necessari a ridurre l’importazione di legname illegale e ottimizzata le produzione; è necessario attivare filiere locali certificate. La pubblica amministrazione deve ricoprire in tal senso un ruolo attivo nella promozione dei temi della gestione forestale. La società civile, d’altra parte, deve essere attivamente coinvolta.

Scarica la relazione sulle microfiliere forestali

Un paesaggio montano da proteggere e far vivere

Il paesaggio dei terrazzamenti del Carema, Presidio Slow Food. Ph. Valerie Ganio Vecchiolino

«In questo momento storico è necessario fare chiarezza sull’origine e le caratteristiche del paesaggio montano». Oggi il paesaggio è largamente dominato da vegetazione forestale. Ciò è dovuto all’opera di rimboschimento del secolo passato, ma anche all’abbandono delle attività agro-pastorali del secondo dopoguerra.

Ripensare la montagna e il suo paesaggio come una vera risorsa – rinnovabile, economica, sociale e culturale – dove poter ripristinare comunità che li possano abitare e ne possano trarre da vivere richiede uno sforzo da più punti di vista. Significa partire da una definizione di paesaggio (rurale e montano) e mettendolo in relazione ai saperi delle comunità che lo hanno modellato. Farlo richiede di considerare il paesaggio come un luogo di incontro di molteplici interessi, che occorre mediare e negoziare in modo partecipativo.

Solo da un’analisi di questo tipo è possibile partire per ragionare su come lavorare per ripristinare, laddove possibile, paesaggi e territori attraverso opere di coltivazione delle foreste e della montagna con lo scopo di trarne risorse economiche e sociali che favoriscano il ritorno alle zone montane delle comunità, promuovendone e tutelandone il lavoro. A questo impegno, e sempre attraverso il lavoro delle comunità che abitano la montagna e le sue foreste, si deve accompagnare il recupero della biodiversità.


Occorre insomma lavorare su un duplice piano: la cura del territorio, che per quanto naturale e selvaggio non deve sfociare nel semplice abbandono; lo sviluppo di infrastrutture e connettività, condizioni indispensabili al ripopolamento stabile e sostenibile di queste aree.

Oltreterra 2020 è stato organizzato da Slow Food insieme a Legambiente, Parco Nazionale Foreste Casentinesi e Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano e in collaborazione con Romagna Acque – Società delle fonti, PEFC Italia, CREA – Centro Politiche e Bioeconomia e Università degli Studi di Firenze.

Cover image, ph. Wolfgang Hummer

Ti interessano i temi legati alla montagna? Allora iscriviti e partecipa, venerdì 13 novembre alle 17 all’incontro online Riconnettere le Terre alte.