Ospitalità senza barriere

11 Febbraio 2020

«Vorrei che i piemontesi andassero oltre quelle che vengono percepite come barriere o complicazioni della vita quotidiana, perché il ritorno in termini di emozioni ripaga di tutto, a qualsiasi età! Lo vedo su di me, su mia zia ottantenne, sui miei genitori che per una settimana vengono a trovarmi tutti i giorni per preparare insieme gli gnocchi e farglieli assaggiare, e lo vedo sui miei amici, che animano casa mia con più frequenza del solito perché “ci sono i delegati di Terra Madre e vogliamo conoscerli”. In pratica sono cinque giorni di festa!».

L’invito è di Cristina Atti, 45enne originaria di Torino e a Cavallermaggiore per lavoro, che ormai è diventata una veterana del progetto ospitalità di Terra Madre, con cui Slow Food offre a chi vive in Piemonte la possibilità di accogliere a casa sua uno o più partecipanti all’evento torinese.

Cristina Atti insieme all’amica Lidia Bertolo e alla sua ospite Darlin dal Camerun.

L’ACCOGLIENZA NEL DNA

Cristina ha l’accoglienza nel Dna e l’entusiasmo di chi ha sempre una nuova idea che le ronza in testa. Ospita da diversi anni una ragazza del progetto dei bambini di Cernobyl. Durante un’edizione di Cheese ha conosciuto alcuni ragazzi dell’Università di Scienze Gastronomiche alle prese con un esame di diritto e si è offerta di aiutarli: «Adesso ho una nipotina in Uganda che si chiama come me e non ho perso occasione per andare a trovarli a casa loro» continua Cristina.

A raccontarle l’iniziativa era stato Dario Milano, capogruppo delle famiglie di Terra Madre, nel 2010, e da allora Cristina non si è mai fermata, ripetendo le esperienze sia per Cheese sia per Terra Madre perché «la mia casa è molto grande e queste pareti hanno bisogno di essere riempite di volti».

Cristina affronta la prima esperienza con qualche timore e alcuni dubbi perché non conosce le necessità delle sue ospiti, teme di non riuscire a capire cosa dicono, pensa di dover stravolgere tutti i suoi impegni, preparare diverse portate ogni sera o avere camere su camere a disposizione. «Spesso, soprattutto noi italiani, ci concentriamo sugli elementi superficiali dell’accoglienza, quando invece è la gioia di stare insieme che ci accompagnerà nel ricordo. Per quanto riguarda invece la logistica, i delegati partono per Torino al mattino con i bus e rientrano di sera per cena e così io sono potuta andare tranquillamente a lavoro».

E così alle prime due donne della Guinea Bissau sono seguite tre signore del Mozambico, due della Lettonia, una mamma dalla Palestina accompagnata dalla figlia, una signora spagnola e, nel 2019 per Cheese, una coppia da Portorico.

Fernando e Yolanda, dal Portorico, ospiti di Cristina Atti a Cheese 2019.

DAL MOZAMBICO ALLA LETTONIA, DALLA PALESTINA A PORTORICO

«Certo, le signore del Mozambico, che non erano davvero mai uscite dal loro villaggio, sono arrivate a casa mia con le infradito e gli abiti tradizionali, ma era fine ottobre e pioveva. Abbiamo tirato fuori dagli armadi scarpe e cappotti che oggi hanno una nuova vita in Africa. Ma è proprio questo il bello dello scambio: confrontarsi con vissuti completamente diversi e farne esperienza».

Cristina è già pronta per l’edizione 2020 di Terra Madre Salone del Gusto, dall’8 al 12 ottobre al Lingotto Fiere di Torino. «Ogni anno è sempre la stessa storia: comincio con il dare la disponibilità per una persona, poi lo spazio c’è per due ma alla fine ne accolgo tre. Mi piacerebbe poter passare qualche giorno in più con i delegati, conoscerli meglio e farli ambientare in Italia e a casa mia prima che siano coinvolti nel vortice della manifestazione».

Chissà dove la porterà il prossimo ospite…

«Non chiedo mai da dove arrivano i delegati perché è sempre una sorpresa che voglio scoprire di volta in volta. Le amicizie nate con Terra Madre non finiscono dopo quei cinque giorni. Sono solo il La per costruire nuovi rapporti, legami che attraversano gli oceani e durano una vita intera. Per me sono anche l’occasione per conoscere il mondo accompagnata da guide speciali. L’ultimo viaggio è stato in Lettonia per il mio compleanno dove mi ha ospitato Ruta, coltivatrice di una varietà tipica di legumi. Abbiamo festeggiato con lei e siamo anche andate a trovare l’altra mia ospite, Sara, che produce un pane cotto in un forno tradizionale e lo vende in un mercato biologico locale. Il prossimo viaggio invece sarà a Portorico, c’è stato il terremoto e ho scritto ai miei ospiti di Cheese per accertami che stessero bene. Sono stati felicissimi di sentirmi».

di Elisa Virgillito, e.virgillito@slowfood.it

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