Il pane dei morti, le calaveras e gli altri cibi del ricordo

30 Ottobre 2020

Ho sempre amato gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre, perché amo le celebrazioni per i morti. Ci trovo tanta vita, dentro, e l’idea di un legame che non si può spezzare, al di là dell’esistenza o meno di un aldilà.

È per questo che oggi l’articolo di Terra Madre è più un piccolo diario che un articolo vero e proprio. La voglia di raccontare una forma di civiltà che a tratti sembra scomparsa, perché troppo spesso sembra che il ricordo non abbia valore, e che la morte con sia il grande rimosso – per dirla alla Bauman – nel discorso comune.

Invece è il contrario. È importante mantenere un legame con i nostri defunti, così come è importante affrontare questo grande rimosso… anche per vivere meglio e più pienamente. Almeno, io la penso così.

L’argomento, qui, su questa pagina non piove dal cielo. Lo spunto è preciso, lega la morte al cibo, e a darmelo è stata una delle comunità di Terra Madre che ha sede a Calpulapan, nello stato di Tlaxcala, in Messico. Qui Yara Muñoz Castillo, cuoca tradizionale della comunità di San Felipe Sultepec ha realizzato un video sulla preparazione del pane cerimoniale per i morti, e il suo significato.

COME PREPARARE IL PANE DEI MORTI

Un Come si fa? che abbiamo subito adottato, anche perché ci riporta alle tradizioni più autentiche del popolo che forse, più di ogni altro, ha elaborato riti complessi, ma anche super-variopinti e vitali per festeggiare e ricordare i defunti. E per dire loro che continuiamo ad amarli.

Yara si è raccomandata con le mie colleghe di pubblicare questo video alcuni giorni prima rispetto al Giorno dei Morti vero e proprio. Ha pensato che chi vuole potesse cimentarsi a casa propria in questa preparazione. In realtà, guardandola e riguardandola, mi sono lasciata un po’ intimorire per l’impiego di alcuni “ingredienti” come il legno di quercia per fare il fuoco e i rami di falso pepe per ripulire il forno e conferirgli profumo. Tuttavia non demordo.

E mi piacerebbe che a fare un bel pane così ci provassimo in molti, ovviamente adattando la ricetta tradizionale secondo le nostre possibilità. Oltre al legno di quercia e ai rami di falso pepe, infatti, sono molte le cose che potremmo non avere a disposizione: al posto del piloncillo io mi sono procurata ad esempio la panela, e ho sostituito lo strutto di maiale con quello vegetale. Sull’anice e la cannella, invece, non ho voluto transigere, perché volevo un pane dal profumo il più possibile simile a quello descritto da Yara.

UN CIBO CON UN SIGNIFICATO PROFONDO

Quello che mi affascina, della ricetta proposta da Yara, è che essa ha un significato profondo. «Questi pani rappresentano il passaggio alla vita nell’aldilà». Vedrete che il pane è decorato con dei rami di pasta… «Più rami creiamo, più significa che abbiamo amato il nostro defunto. Allora il pane avrà un aspetto molto decorato, molto dettagliato. Ecco perché questi pani vengono preparati in anticipo. Qui l’offerta viene fatta tradizionalmente il 28, che è il giorno in cui tradizionalmente si presenta l’offerta per quanti sono morti in incidenti. Questi pani li includiamo nell’offerta e si chiamano pani del dono».

IN ALTERNATIVA…

Sempre dal Messico, in alternativa, c’è un’altra preparazione che – forse pasticciando un po’, possiamo provare a realizzare a casa. Avete mai sentito parlare delle calaveras? Sono i teschi di zucchero coloratissimi e tipici della celebrazione del Giorno dei Morti in Messico, e pare abbiano avuto origine nientepopodimeno che in Italia. A ispirare i messicani sarebbero infatti stati i missionari italiani, che nel xvii secolo importarono nel Nuovo Mondo alcune “sculture” di zucchero tradizionali della Santa Pasqua: agnelli e angeli dall’alto contenuto calorico servivano, infatti, come ornamento posto di fianco agli altari delle chiese.

Forse l’intento dei padri missionari era quello di avviare l’importazione delle loro sculture, ma non ebbero successo. La chiesa messicana era povera e non poteva permettersi l’acquisto delle preziose sculture. Fu così che, vista l’abbondanza di zucchero locale, le sculture di zucchero iniziarono a realizzarle da sé, introducendo anche un nuovo elemento che soppiantò tutti gli altri. I teschi del Día de Muertos, oggi, sono usati sia come ofrenda, offerta da collocare su tombe e altari, sia come dolcetto da dare ai bambini – molto molto meglio delle varie idee macabre per la notte di Halloween.

Iniziamo dall’elenco delle cose indispensabili, ossia lo zucchero granulare e a velo, le meringhe in polvere, i colori per le decorazioni e, soprattutto, gli stampi teschiati. Online, esistono molti tutorial per fabbricarli.

E IN ITALIA?

Anche in Italia esistono ricette elaborate per commemorare i defunti. A me vengono in mente, ad esempio, la cisrà, ossia la zuppa di trippa e ceci – un piatto povero, contadino – preparata nelle campagne piemontesi come piatto caratteristico dei primi giorni di novembre. Oppure le ossa di morto siciliane, biscotti magnifici al profumo di chiodi di garofano e – di nuovo – cannella. Il torrone dei morti napoletano, morbido e ricoperto al cioccolato. E poi ancora le fave dei morti o la nostra versione del pan dei morti…

Avete altre ricette da consigliarci? Volete mandarci la vostra? Vi aspettiamo!

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it