Il pane del monte Mutria, simbolo di comunità

18 Giugno 2020

Cusano Mutri, Civitella Licinio e Pietraroja. Due comuni e una frazione che viaggiano, tutti insieme, intorno ai 4000 abitanti o poco più. E che si sono ritrovati davanti a un pane di comunità.

Siamo in quel tratto della Campania che confina con il Molise, nel comprensorio del Parco Regionale del Matese, sorvegliato dalle cime dei monti Miletto, Gallinolla e Mutria. L’esempio perfetto per raccontare l’ecosistema delle Terre alte, dove i saperi tradizionali resistono nonostante lo spopolamento, che è il problema principale di queste zone.

SAPERI E COLTURE TRADIZIONALI

Saperi e colture tradizionali. Tra queste, il Presidio Slow Food del pomodorino verneteca sannita un pomodorino “da serbo”, che probabilmente appartiene alla famiglia del ciliegino. La coltivazione, realizzata con l’ausilio di pali di sostegno e fili, è interamente manuale. L’epoca di coltivazione va da maggio a settembre, mentre la raccolta è scalare e si effettua tra agosto e settembre. Entro poche ore dalla raccolta i pomodorini sono intrecciati e legati con lo spago, formando dei pienneci, cioè dei grappoli dorati che sono poi appesi in luoghi areati e riparati come balconi e tettoie e si conservano fino alla primavera successiva.

Il pomodorino verneteca sannita, Presidio Slow Food.

Il verneteca non è l’unica produzione del luogo. Vi si producono formaggi come il caciocavallo impiccato e il fiordilatte realizzati col latte di vacche che pascolano su prati estesissimi, vi si coltivano i grani che sono alla base della produzione di birre, paste, pizze, dolci, e poi ancora la patata interrata matese, il pomodoro guardiolo e il fagiolo cerato. Si sta anche provando a rilanciare il prosciutto di Pietraroja, un prodotto splendido che era oggetto di un Presidio Slow Food, recuperando il suo essiccatoio e incentivando l’allenamento dei suini.

E non dimentichiamo i boschi e i suoli generosi, che regalano tartufi, castagne e molti tipi di funghi commestibili – porcini, chiodini, gallinelle e prugnoli –, tutti gli anni oggetto di una Sagra dedicata, frequentata da migliaia di visitatori.

LA COMUNITÀ DEI CUSTODI DEL MONTE MUTRIA

La comunità dei custodi del Monte Mutria.

Come i monti “sorvegliano” il parco, così le persone custodiscono i monti. Mantenendoli vivi, abitandoli, valorizzandone ricchezze e bellezze.

È questo l’obiettivo che si sono proposti Giovanni Civitillo, giovane pizzaiolo dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi e gli altri membri della comunità Slow Food dei Custodi del monte Mutria, fondata nell’autunno dello scorso anno, oltre che della condotta Slow Food Valle Telesina. La loro missione è chiara. «Col nostro lavoro proteggiamo e valorizziamo la biodiversità locale. Lo faccio io come pizzaiolo, lo fanno i produttori di grano, il microcaseificio Marcantonio, il birrificio Brasseria del Matese, la pasticceria Dolce sosta, e le aziende agricole La fattoria dei sogni e Della rosa. Lo fanno anche agricoltori meno strutturati, che non vivono solo dei prodotti della propria terra. Lo fa tutta la condotta».

E lo fanno in modo attivo. Ad esempio aderendo a campagne europee che, oltre alla bontà del cibo mettano al centro la necessità di occuparsi di chi lo coltiva e non smettendo di coltivarla, neppure nei tempi sospesi…

IL PANE È DI TUTTI

La consegna del pane in tempi di Covid-19.

«Con l’emergenza Covid-19 abbiamo lanciato l’iniziativa del “pane sospeso”, ma poi lo abbiamo chiamato “pane di tutti”, perché tutti potessero comprendere meglio quel che stavamo facendo. Con la chiusura delle attività di ristorazione, l’isolamento e l’acuirsi delle problematiche di accesso al cibo ci siamo ritrovati insieme. Chi procurava il grano, chi la legna, chi infornava. Tre volte alla settimana abbiamo sfornato il pane, e grazie al supporto del Comune e della Protezione civile, lo abbiamo portato in regalo nelle case di tutti i cusanesi. Abbiamo privilegiato per prime le famiglie numerose o quanti, per il blocco delle attività e nell’attesa di aiuti governativi, versavano in situazioni praticamente critiche. E stiamo continuando a farlo, benché le attività stiano a poco a poco ritrovando un po’ respiro».

Ecco allora che la moscia, un pane tradizionale beneventano, morbido e soffice, è tornata a essere simbolo unificante della comunità. Ha raggiunto tutte le case. È stata spezzata a mano. Condivisa. Mangiata. È stata un regalo per tutti. Come per tutti è questa piccola comunità, che lentamente sta rialzando la testa e provando a riorganizzarsi.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

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