Mangiare il pesce di allevamento può salvare il pesce selvatico?

15 Novembre 2020

Fu il gastronomo francese Jean Anthelme Brillat-Savarin a dire, per primo, la frase «dimmi cosa mangi, e ti dirò chi sei», comunemente riassunta in «siamo quel che mangiamo». Ma se mangiamo gli animali, allora dovremmo anche avere cura del modo in cui si alimentano.

Nell’ambito di Terra Madre, abbiamo ospitato un webinar in collaborazione con Feedback Global: L’acquacoltura e la sua fame di pesce selvaggio. L’incontro era incentrato sull’enorme e crescente industria del pesce d’allevamento, specialmente il salmone d’allevamento, alimentato con una dieta a base di piccoli “pesci da foraggio” catturati in natura e trasformati in farina di pesce. Un processo altamente inefficiente che è un disastro sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista ecologico.

L’ultima ricerca di Feedback Global si interroga se possiamo ottenere gli stessi benefici nutrizionali se mangiamo semplicemente il pesce selvatico che diamo da mangiare al salmone. Per avere un po’ di informazioni in merito, abbiamo parlato con Christina O’Sullivan, che gestisce la campagna Fishy Business.

Le persone tendono a pensare che il pesce di allevamento sia più sostenibile che pescare le specie selvatiche. È vero?

Credo che la maggior parte delle persone pensi che l’acquacoltura sia migliore perché riduce la pressione sulle specie selvatiche. È quello che pensavo anche io prima di iniziare a lavorare in questo settore. Tuttavia, molte specie allevate, tra cui il salmone, dipendono da grandi quantità di pesce selvatico per il mangime.

Quali sono gli effetti di questi grandi allevamenti di pesce sugli ecosistemi locali?

In Scozia, dove si concentra il mio lavoro, ci sono state diverse segnalazioni sugli effetti negativi dell’allevamento del salmone sull’ambiente e sugli stock ittici selvatici. La pesca di pesce selvatico a scopo commerciale è stata chiusa nel 2018 perché non c’era abbastanza pesce da pescare. Secondo le parole di Fisheries Management Scotland «questa specie iconica si sta avvicinando al punto di crisi». La ricerca suggerisce che un maggior numero di allevamenti di salmone porta a un maggior numero di pidocchi di mare che a loro volta possono portare ad un maggior numero di malattie. Alcune di esse possono diffondersi tra gli allevamenti e le popolazioni di salmone selvatico.

Gli effetti si limitano solo agli ecosistemi locali? Quali sono gli impatti sulle comunità costiere per le quali il nostro “pesce da foraggio” può costituire una parte importante della dieta. Cosa sono i “pesci da foraggio”?

Prelevando i “pesci da foraggio”, stiamo essenzialmente prendendo pesci che potrebbero fornire nutrienti chiave alla popolazione locale, trasformandoli in mangime per l’allevamento di salmoni destinati a rifornire il mercato globale. È quello che succede nel nostro attuale sistema alimentare, dove il cibo è visto principalmente come una merce. Le ricerche dimostrano che il 90% del pesce utilizzato per produrre farina e olio di pesce potrebbe essere invece mangiato dalle persone.

Cosa possiamo fare come consumatori? Quali sono le nostre opzioni “meno dannose”?

La nostra ricerca dimostra che possiamo aspirare a una dieta sostenibile a base di pesce variando le tipologie di pesce che consumiamo e riducendo la pressione su specifiche specie. Credo anche che una delle cose più potenti che possiamo fare è smettere di pensarci come individui e iniziare a pensarci come collettività. Abbiamo più potere quando lavoriamo insieme. Ecco perché organizzazioni come Slow Food sono così importanti.

In cosa differiscono dal punto di vista dell’impatto ambientale e sociale l’allevamento di pesci carnivori come il salmone e di molluschi come cozze, vongole, ostriche?

Il salmone rientra nella categoria dell’acquacoltura alimentata. Questo significa che si basa su input esterni per l’alimentazione. Gli allevamenti di cozze, invece, sono classificati come acquacoltura non alimentata. Quando si considera la sostenibilità, è importante non solo pensare a ciò che mangiamo, ma anche a ciò che viene dato in pasto al cibo che mangiamo.

Guardando alla situazione planetaria, vedete qualche motivo per stare allegri? Dove abbiamo visto dei progressi in termini di protezione delle nostre risorse marine, se ve ne sono stati?

Molte persone, in realtà, comprendono l’importanza di proteggere il nostro pianeta e questo mi dà speranza. Ad esempio, in Scozia ci sono gruppi come la Coastal Communities Network che si riuniscono per proteggere l’ambiente locale. E credo che il movimento Youth Climate Strike sia una bella fonte di ispirazione.

Che ruolo dovrebbero svolgere Slow Food e Terra Madre per contribuire a risolvere questi urgenti problemi globali?

Promuovere opzioni di consumo alternative attraverso iniziative come l’Arca del Gusto. O anche continuare il percorso avviato da Terra Madre 2020, che sta mettendo in contatto persone di tutto il mondo che hanno a cuore la salute del sistema alimentare!

di Jack Coulton, info.eventi@slowfood.it

Le tematiche della pesca e della campagna Slow Fish saranno al centro di molti appuntamenti nei prossimi giorni e fino alla fine di Terra Madre. Clicca qui per scoprire cosa abbiamo in programma.