Il programma GIAHS della FAO è una possibile alternativa all’attuale modello di sviluppo e una risposta alla crisi pandemica

28 Aprile 2021

La ricostruzione post-pandemia offre l’opportunità di cambiare rotta e di investire in un sistema alimentare globale resiliente agli shock futuri, promuovendo un’agricoltura sostenibile e diversificata, capace di determinare una crescita sostenibile e proteggere le risorse naturali. Ma abbiamo un chiaro modello di sviluppo per il futuro? 

La risposta a questa domanda ha preso forma nel corso di un convegno online nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto per illustrare gli obiettivi e le potenzialità del Programma GIAHS della FAO. L’attività è frutto della collaborazione con Slow Food nell’ambito del progetto Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems), co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e che vede coinvolto il Dipartimento di scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (DAGRI) dell’Università di Firenze in qualità di soggetto attuatore e Polo universitario città di Prato (PIN) in qualità di partner.

Il fallimento dell’agricoltura intensiva e industriale

«Siamo di fronte al fallimento dell’agricoltura intensiva e industriale» ha affermato Mauro Agnoletti, Presidente del Comitato Scientifico FAO GIAHS (SAG) e coordinatore scientifico del progetto Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su GIAHS. «L’agricoltura tradizionale presenta input e output a livello energetico e di emissioni di carbonio che la rendono più efficiente rispetto ai sistemi agricoli industriali, i quali possono avere rese maggiori ma richiedono anche maggiore energia. È quindi più sostenibile in termini di impatto ambientale. Nel continente europeo rileviamo un calo delle superfici coltivate, perché molti agricoltori abbandonano le zone rurali. Di conseguenza abbiamo una riduzione della diversità nel paesaggio. Questo porta effetti negativi non solo da un punto di vista estetico ma anche politico e sociale. La biodiversità è un processo storico, e il paesaggio è il risultato degli effetti ambientali espressi insieme ai valori culturali attraverso la forma del territorio. Questo è un valore da tener presente quando si parla di qualità».

La biodiversità e la diversità culturale sono strettamente interconnesse

Miguel Altieri, Professore di agroecologia presso l’Università della California (Berkeley, Dipartimento di Scienze, politiche e gestione ambientale), ha evidenziato che nel mondo esistono sistemi agricoli che hanno consentito di conservare una conoscenza utile per le sfide future: «La biodiversità e la diversità culturale sono collegate strettamente e fanno parte degli agroecosistemi tradizionali, di cui i GIAHS sono un esempio. Il loro approccio agricolo e paesaggistico consente una maggiore protezione da fenomeni atmosferici come gli uragani, una maggiore resilienza rispetto ai cambiamenti climatici. La resilienza rispetto alla crisi attuale è legata alla progettazione di una nuova agricoltura che può svincolarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili in modo da creare degli agrosistemi a basso impatto ambientale. L’ostacolo principale oggi è l’economia capitalista, il sistema alimentare controllato da grandi multinazionali che non permettono la crescita dei piccoli produttori. L’economia capitalista non tiene in considerazione le esternalità ecologiche, è questo il punto cruciale: la collettività non può più pagare questi costi».

Uscire dal ghetto

La necessità di un “salto di scala” è stata evidenziata da Roberto Ridolfi, Presidente di Link2007: «Non è sufficiente fare questo tipo di progetti per piccole comunità, questo approccio deve diventare mainstream per creare dei sistemi alimentari sostenibili».

Un’esigenza che non può verificarsi senza l’aiuto della politica: «Anche le politiche plasmano il paesaggio: gli incentivi determinano il numero di agricoltori attivi e condizionano le loro scelte in termini di pratiche colturali e di allevamento» ha affermato in conclusione Marta Messa, direttore di Slow Food Europa. «Dobbiamo uscire dal ghetto, parlare agli altri e anche fare in modo che le politiche determinino questo tipo di sviluppo».

Il Convegno è stato il momento di approfondimento finale del progetto “Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems” preceduto da 4 webinar, tutti finanziati da AICS e ospitati dalla piattaforma di Terra Madre, destinati alla rete Slow Food nel mondo (delegati di Terra Madre, comunità e gruppi di soci, produttori presenti sul marketplace), che hanno coinvolto il Professor Agnoletti in quanto responsabile del progetto e altri 12 relatori a livello internazionale. Il primo webinar si è rivolto principalmente alla rete Slow Food in Italia, gli altri all’Europa, all’Africa e all’America Latina e hanno complessivamente potuto contare su oltre 800 iscritti.

I sistemi alimentari tradizionali sono stati al centro di una crescente attenzione negli ultimi decenni. Sviluppati nel corso dei secoli e basati sull’interazione dell’umanità con la natura, sono considerati unici per le interconnessioni con la biodiversità locale, la produzione alimentare tradizionale e la cultura dei territori rurali. Attualmente ci sono 62 sistemi GIAHS in 22 paesi. Scoprili qui.

La più importante manifestazione dedicata al cibo buono, pulito e giusto, è organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte con il patrocinio di Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. L’edizione 2020 di Terra Madre Salone del Gusto è possibile grazie al sostegno delle aziende che credono nel progetto. Tra tutte citiamo i Platinum partner: Pastificio Di Martino, Unicredit, Lavazza, Acqua S.Bernardo, Quality Beer Academy; i Gold partner: Agugiaro&Figna, Astoria, BBBell. Con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Associazione delle fondazioni di origine bancaria del Piemonte. Con il contributo di IFAD, UE. In collaborazione con SANA e Turismo Torino e Provincia.