Rifacendo la strada di Walden

19 Ottobre 2020

«Arrivavamo alla nostra casa verso sera e davanti agli occhi mi si apriva la visione di un paese favoloso, staccato non solo dalla pianura ma dal mondo».

Inizio questo articolo non presentando la protagonista, ma il posto in cui vive, descritto con queste parole dal poeta Attilio Bertolucci in un’intervista di fine anni Ottanta. Sto parlando di Casarola, frazione appenninica di quell’Emilia che condivide i confini con Toscana e Liguria. Un’Emilia ancora selvaggia. Un mondo ancora staccato dal resto.

È qui che vive Elena Siffredi Duranti, veneziana di origine e raccoglitrice – o forager – per passione e per professione, insieme al compagno, al figlio Adriano e a pochissimi altri abitanti. Tutto intorno ci sono i boschi del Parco dei Cento laghi, che sono il suo territorio di raccolta. Terre alte – siamo a circa 1000 metri – che continuano a regalare castagne, funghi, erbe e frutti selvatici. Nonostante tutto. È come trovarsi di fronte un Walden dei nostri tempi, con la differenza – enorme – che questo Walden è donna, e che non si limita a camminare, ma raccoglie anche.

AL RITMO DELLE STAGIONI

Intercettarla non è facilissimo. Io sono presa dalle riunioni in ufficio, lei dalla raccolta delle castagne, che è appena iniziata e che sarà presumibilmente l’ultima dell’anno, per poi ricominciare la primavera prossima. «Sono uscita per castagne ieri per la prima volta. Quest’anno sono andate bene le mele cotogne, le pere, le more sono finite da poco, perché qui siamo in ritardo di circa un mese. Di mirtilli ce n’erano pochi e non li ho raccolti, li ho lasciati alle piante perché riproducessero i semi. E poi le fragoline! Qui da noi è così: la primavera dà sempre un raccolto abbondante, di erbe spontanee e di fiori. L’estate invece è più incerta, perché tutti i suoi doni dipendono da quanto è nevicato o piovuto (la neve e la pioggia sono sante per la terra!), e non si è mai certi di cosa darà. L’unica, per me, è seguire il ritmo della natura e delle stagioni, i cicli di riposo delle piante. Saperli interpretare. Non forzarli in nessun modo».

Elena è qui dal 2006, da quando ha finito gli studi in Scienze forestali all’Università di Padova. «All’inizio raccoglievo e trasformavo senza avere un vero laboratorio alle spalle. Ero in un circuito spontaneo di vendita e distribuzione. Poi nel 2008 ho fatto il grande passo e ho avviato un laboratorio di trasformazione a Monchio delle Corti, 7 chilometri da qui. Non avevo più voglia di nascondermi, ero pronta a fare di tutto questo una professione». È così che nasce La giustrela, ossia la lucertola, in onore del «piccolo rettile che con la bella stagione e il sole esce a “giostrare” per le campagne, muovendosi velocemente come se cercasse sempre qualcosa».

L’INCONTRO CON WALDEN

Ma la montagna, e Casarola, Elena ce le ha nel sangue, e sono stati la sua fortuna nel durissimo periodo del lockdown. «Qui ci trascorrevo le estati coi nonni. Quanto al lockdown, be’, per Adriano è stato un periodo “felice”. Ha smesso di andare all’asilo e tutti i giorni usciva nei boschi con me. Abbiamo fatto quello che non facevamo da tempo. Abbiamo camminato tantissimo, e raccolto tantissimo, anche sotto la pioggia. È stato un tempo prezioso».

Elena cammina, cerca, raccoglie – e ama farlo – anche in condizioni che a chi come me lavora seduta alla scrivania sembrano particolarmente dure. «La terra è bassa, e a volte è particolarmente faticosa. Ci sono giorni che li trascorro tutti a cogliere boccioli di tarassaco sotto la pioggia fine. Ma per me tutto questo è naturale. In città non ci resisto per troppo tempo, la montagna mi chiama, e be’, per me fare l’impiegata sarebbe la cosa peggiore che mi può capitare».

Tutta questa passione per il cammino ha anche radici culturali importanti. Elena infatti è anche una lettrice accanita, e fra i suoi incontri migliori c’è stato quello con Henry David Thoureau, quello di Camminare ancora prima di quello di Walden – La vita nei boschi. Libri ritenuti profetici da molti, che individuano nel camminare per boschi e nel ritrovato contatto con la natura selvaggia una via di salvezza spirituale, e di libertà. La differenza fra Elena e Walden, però, è grandissima: perché Walden non raccoglieva alcunché, Elena invece sì.

I DONI DELLA NATURA

Tante difficoltà, ma anche tante soddisfazioni. Elena racconta di come questa vita, per una donna, sia particolarmente difficile, e di come spesso si avvalga di aiuti più o meno stabili per curare al meglio il suo lavoro. Che è un lavoro molto impegnativo, tanto più se si ha un figlio da crescere.

«La fase della raccolta impegna molto tempo, soprattutto se si tratta di piccoli frutti. Poi c’è la trasformazione. E la vendita. Fino a qualche anno fa facevo anche i mercatini, tra cui il Mercato della Terra di Colorno, finché c’è stato. Ora il mio circuito sono chi mi conosce, i piccoli negozi. Oltre a queste cose, accompagno anche piccoli gruppi nelle passeggiate per erbe commestibili. Lavoravo anche un po’ con le scuole, ma ora ovviamente è tutto fermo. Però se capita porto per boschi i bambini che vengono in paese per l’estate: quel che li appassiona di più è la ricerca dei funghi!».

In generale, però, il dono della montagna non sono solo le erbe e i frutti di cui vivere: c’è anche la meraviglia, la bellezza, la consapevolezza, a volte, di trovarsi a contatto con un qualcosa di puro e inviolato, che ancora sa regalare aria e acqua di qualità, valori di cui troppo spesso ci siamo privati, con le nostre stesse mani.

GRAZIE ANNA!

Lo spazio per la chiacchierata è finito, ma non quello per l’articolo. Voglio ringraziare, infatti, Anna Kauber, regista del bellissimo In questo mondo, che racconta la vita delle donne pastore dal nord al sud Italia. Se state conoscendo Elena, o se state vedendo il filmato che la riguarda è anche grazie a lei: una regista che con la natura ci danza, e che ne coglie la bellezza più intima.

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it