Fagiolo cosaruciaru di Scicli

Presidio Slow Food

La città di Scicli, nella parte sudoccidentale della Sicilia, è uno splendido esempio di tardo barocco, segnalato nella lista del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

La sua economia si fonda quasi totalmente sull’agricoltura intensiva, come tutta la pianura ragusana, le cui primizie orticole hanno fatto la fortuna di questa provincia, la più ricca dell’isola.
E poi ancora agrumi, olio, carrube, vino, mandorle, coltivati in campi delimitati da file ordinate e infinite di muretti a secco che ricamano tutto l’altipiano degli Iblei e che derivano da spietramenti fatti nel corso dei secoli. Queste pietre chiare dissotterrate dai campi sono state usate nel tempo dai contadini per dividere le proprietà e creare recinti per i pascoli. Oggi delimitano colture agricole variegate: dagli ulivi posti nei terreni più calcarei, ai mandorli allevati nei terreni alluvionali, per arrivare ai carrubi centenari, un altro spettacolo unico degli Iblei.

 

Accanto alle colture più ricche, un gruppo di agricoltori sciclitani ha custodito anche il fagiolo Cosaruciaru (in dialetto “cosa dolce”) che si riconosce per via del suo colore bianco-panna con piccole screziature marroni intorno all’ilo.

La sua coltivazione risale all’inizio del ‘900, quando il Cosaruciaru, detto anche casola cosaruciara, aveva il suo peso nell’economia agricola locale. Al tempo gli era riservata un’area speciale, le cannavate, fatta di terreni alluvionali, freschi e permeabili, localizzati lungo il torrente Modica-Scicli.

I coltivatori – detti ciumarari, da ciume (cioè fiume, in siciliano) – nel periodo del raccolto lo portavano in città sui carrettini e lo vendevano ai negozianti locali spuntando un buon prezzo. Allora si vendeva in grandi sacchi presenti in tutti i negozi di alimentari della città. Poi è quasi totalmente scomparso e solo alcuni affezionati contadini lo hanno coltivato nei propri orti per non perdere la possibilità di mangiarlo in una buona zuppa di verdure, o con le cotiche.

 

Coltivazione

Il Cosaruciaru è una pianta annuale non rampicante con due cicli produttivi di cui uno primaverile – estivo, che serve a produrre seme fresco per la semina del periodo autunnale. Il territorio sciclitano è complessivamente di poco superiore ai 100 metri di altitudine, ed è facile che qui si sviluppino attacchi di tonchio, ma con il raccolto primaverile si evita questo rischio. Per avere la massima garanzia in questo senso, i coltivatori praticano un trattamento a freddo del seme secco raccolto invece dalla metà di ottobre a novembre.

 

Stagionalità

Il Fagiolo Cosaruciaru si raccoglie dalla metà di ottobre a novembre, essiccato si trova in commercio tutto l’anno.

Contatti

TEL: 329 2165070 Giovanni Parisi Referente dei produttori del Presidio

Info


Scicli (Rg)
Italia

Un Presidio ha riunito gli agricoltori di Scicli che ancora coltivavano Cosaruciaru. Alcuni hanno circa ottant’anni e sono stati proprio loro i protagonisti principali di questo recupero, mettendo su carta un disciplinare di produzione che ne garantisca la conservazione e la coltivazione sostenibile.

I semi sono conservati e riprodotti dagli stessi contadini del Presidio, che hanno appezzamenti di terreno di ridotte dimensioni, poche centinaia di metri quadrati ricavati, a volte, su strisce di terreno in mezzo alle serre.

Il progetto è stato avviato grazie alla collaborazione della locale Sezione Operativa della Regione Siciliana e al sostegno dell’Assessorato Regionale delle Risorse Agricole e Alimentari, e intende valorizzare la coltivazione del fagiolo in pieno campo, riaffermare una tradizione locale che sembrava scomparsa e fare in modo che diventi un’opportunità per gli agricoltori sensibili alla qualità delle produzioni e alla conservazione della biodiversità.

 

Produttori

Giovanni Parisi, Scicli (Rg), Contrada Carcarazzo, Via dei Persiani 29, Tel. +39 329 2165070, azparisi@gmail.com

Bartolomeo Piccione, Scicli (Rg), Contrada Palmentella, Via Goldoni 2, Tel. +39 0932 931291 / +39 0932 851359, bpiccione.palmentella@gmail.com

Ultima modifica: 18 Apr 2021
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