Sierra Leone: le conseguenze del Covid-19 oltre la crisi sanitaria

In tempi recenti, la Sierra Leone non è stata purtroppo estranea al propagarsi di epidemie mortali. Dal 2013 al 2016 Ebola ha causato massicce perdite di vite umane e disordini socioeconomici dai quali il Paese ha trovato a fatica il tempo per riprendersi.

Di conseguenza, il governo ha agito rapidamente di fronte a Covid-19, dichiarando lo stato di emergenza il 25 marzo, prima ancora che il primo caso fosse confermato all’interno del paese. Il successivo lockdown – che sta continuando tuttora – ha consetito di contenere casi e decessi. Ciò non toglie che le conseguenze siano state devastanti per gli agricoltori del paese. In Sierra Leone, dove il 60% della popolazione è costituito da produttori di cibo di piccola scala, non si tratta di una crisi periferica, ma di un problema che riguarda tutti.

Quello che segue è il resoconto di una dei nostri attivisti in Sierra Leone, Fatmata Mansaray, produttrice della cola di Kenema, Presidio Slow Food.

ARIDITÀ E RESTRIZIONI COVID-19

Fatmata Mansaray

Mentre scrivo questo articolo durante il blocco interdistrettuale dovuto a Covid-19, oltre 1000 piccoli produttori locali nei distretti di Kono, Kenema e Kailahun nella parte orientale della Sierra Leone stanno sperimentando la siccità.

Queste persone, che coltivano e provvedono cibo alle proprie comunità, stanno diventando mendicanti, dipendenti dalle donazioni di cibo da parte del governo e dei familiari.

Il 20 aprile è entrato in vigore un nuovo regolamento che ha imposto restrizioni alle riunioni di gruppo. La vendita di alimenti freschi potrebbe continuare, ma solo nei mercati ufficialmente designati, secondo le procedure operative emanate dal Ministero della salute e della sanità.

Questa pandemia ha messo sotto pressione i piccoli produttori e i contadini senza terra. Questi gruppi dipendono dal settore agricolo del paese per guadagnarsi da vivere, e il paese a sua volta dipende da loro per il suo approvvigionamento alimentare.

Le misure del lockdown possono aiutare la Sierra Leone a combattere il virus, ma se i modelli di coltivazione, raccolta e distribuzione di piccola scala continuano a essere interrotti, centinaia di migliaia di persone perderanno i loro mezzi di sussistenza. L’intero paese potrebbe finire per scivolare in una situazione di profonda insicurezza alimentare.

Contadini di piccola scala a Kenema, Sierra Leone.

QUESTO POCO SOLLIEVO NON BASTA

I pacchetti di aiuti annunciati dal governo centrale non hanno finora fornito sufficiente sostegno ai produttori di piccola scala e alle comunità rurali senza terra. Un altro grande problema che non è stato ancora affrontato è quello dei mercati locali: essendo tutti chiusi a causa dei rischi di contagio, molti non hanno mezzi per vendere le proprie merci.

La chiusura ha colpito in modo particolarmente duro i produttori di ortaggi e latticini. Alcuni commerci sono permessi, ma i contadini sono comunque costretti a vendere a prezzi artificialmente bassi fissati dai rivenditori.

RALLENTARE FINO A FERMARSI

La coltivazione dei campi dipende dalla disponibilità di manodopera a prezzi accessibili nelle comunità locali e nei villaggi. Nei villaggi rurali, gli investimenti che gli agricoltori di sussistenza possono fare dipendono in gran parte dalle spese che possono sostenere i loro parenti che popolano le aree urbane.

È normale per molti piccoli agricoltori si spostino verso o dalle aree urbane e periurbane per poter coltivare i campi e vendere i prodotti. Ma per evitare di infrangere la legge molti hanno preferito restare a casa. Le norme del Ministero della salute e della sanità sul (non) movimento di persone e le serrate in alcune città hanno fatto sì che i contadini rallentassero o abbandonassero completamente il loro lavoro. «Non ci stiamo muovendo, non possiamo andare in città per comprare i fertilizzanti animali per i nostri raccolti. Il mais biologico di Kenema ne risentirà drasticamente» ha osservato un agricoltore. Nel frattempo il lavoro è lasciato incompleto, le fattorie sono letteralmente a secco d’acqua. Questo scenario ha avuto un impatto drastico sulla produttività agricola in tutta la Sierra Leone.

I campi di Kenema, Sierra Leone

DOMANDA E OFFERTA?

Mentre il flagello continua, gli agricoltori si aspettano che la teoria della domanda e dell’offerta volga a loro favore. Ma gli attuali prezzi di mercato dei beni agricoli non stanno dando loro molte speranze.

Il presidente Julius Maada Bio continua a raccomandare di stare a casa e al sicuro, solo un piccolo numero di persone si sta rivolgendo ai mercati che sono autorizzati ad aprire, mentre alcune città sono in completo lockdown. Ciò è particolarmente vero nei distretti di Kenema, Kailahun e Kono.

Questo ha provocato la distruzione di intere derrate alimentari – pomodori, frutta e altri ortaggi – con conseguenti perdite per i contadini locali. Ciò è dovuto in parte al fatto che il trasporto fisico del cibo dalle fattorie ai centri urbani è stato rallentato o interrotto dalla crisi e dalle restrizioni di viaggio. Molti trasportatori temono di correre rischi e non si presentano per raccogliere i prodotti agricoli. E quando lo fanno, il costo crescente del carburante rende tutto più difficile. Il fatto è che la maggior parte dei piccoli agricoltori della Sierra Leone si affidano a questo trasporto privato per riuscire a commercializzare i propri prodotti sui mercati urbani.

Un incontro fra i contadini di Kenema, Sierra Leone

EFFETTI A LUNGO TERMINE

Con l’amplificarsi di queste situazioni critiche, si è innescato un ripensamento generale, con possibili effetti sulle nostre scelte future per l’economia e la società. Questi effetti vanno dal nostro atteggiamento nei confronti delle ragioni dell’efficienza contrapposte a quelle della resilienza, fino a questioni come il futuro del capitalismo, la forte concentrazione dell’attività economica, la nostra politica industriale nazionale e al nostro approccio ai problemi comuni. Covid-19 è uno di questi problemi, e richiede un’azione globale e collettiva da parte dei governi e delle istituzioni, proprio come il cambiamento climatico.

Come la storia ha dimostrato, le scelte che facciamo durante le crisi possono plasmare il mondo per i decenni a venire. Ciò che resterà è la necessità di un’azione collettiva per costruire un sistema agricolo che sia buono, pulito e giusto per tutti; un sistema che garantisca una crescita economica inclusiva, prosperità e sicurezza per tutti. La lezione che dobbiamo imparare dalla pandemia di Covid-19 è l’importanza di lavorare insieme sui problemi che riguardano l’intero genere umano. Come il virus ha dimostrato, quando siamo uniti siamo più forti.

by Fatmata Mansaray, info.eventi@slowfood.it

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