Slow Food Macedonia: a scuola di orti durante il lockdown

Siamo virtualmente a Bitola, terza municipalità della Macedonia del nord e sito storia antichissima.

È qui che, fra meno di una settimana, avrebbe dovuto riunirsi la rete di Slow Food nei Balcani. Terra Madre Balkans era inteso come momento di celebrazione del ricco patrimonio di biodiversità alimentare della regione. E anche come occasione per discutere le molte sfide imposte all’area balcanica in vista di una maggiore integrazione in Europa e del suo sviluppo rurale sostenibile.

Questo evento sarebbe stato una grande opportunità per mostrare la crescita e i risultati della rete Slow Food nel nord della Macedonia, dove il movimento continua a consolidare la posizione di partner credibile e affidabile per le istituzioni, la società civile, gli attivisti e, naturalmente, gli agricoltori e i produttori alimentari di piccola scala.

L’IMPATTO DEL COVID-19

Poi tutto è cambiato. Come tanti eventi appuntati sui nostri calendari per il 2020, anche questo ha dovuto essere rimandato a causa della pandemia in corso, e non avrà luogo prima del 2021. Nonostante la delusione per questa mancata opportunità di incontro e scambio di esperienze per la rete balcanica, abbiamo scelto di guardare al lato positivo, e di concentrarci sul modo in cui Slow Food Macedonia ha utilizzato questo periodo di lockdown per consolidare la sua posizione, partecipare alle attività di sensibilizzazione della comunità e prepararsi al futuro.

2018. L’incontro per la fondazione dell’associazione nazionale Slow Food Macedonia. Ph. Oliver Manev/Different Photography

WEBINAR PER IMPARARE DA CASA E UN NUOVO DATABASE DI STRUMENTI SLOW

Con la maggior parte delle persone bloccate a casa, i soci di Slow Food Macedonia hanno avviato una serie di webinar per tenere compagnia ai propri attivisti e attivare un programma di educazione continuativo durante tutto il lockdown. In un incontro si è parlato di orticoltura urbana e consumo alimentare responsabile; nell’altro di biodiversità e la resilienza. E a giugno si proseguirà il percorso, mettendo al centro gli orti scolastici e l’educazione alla crisi climatica, le sementi e l’agroecologia.

Come è accaduto a molti nodi della rete nel mondo, accanto alle attività educative non è mancato il sostegno concreto ai produttori e ai cittadini desiderosi di approvvigionarsi di cibi freschi e di qualità. I social network sono venuti in aiuto: i convivium macedoni hanno promosso su questi canali la vendita di prodotti locali.

La cosa più importante è che Slow Food Macedonia ha lanciato una nuova piattaforma per sostenere i produttori alimentari di tutto il paese. Grazie a questo nuovo strumento i contadini possono: ottenere informazioni sui servizi di ospitalità e sul marketing; accedere agli strumenti e alle competenze necessari per soddisfare gli standard igienici che garantiscono un più ampio accesso al mercato; preparare le richieste per ottenere lo status di Denominazione di origine protetta.

Il nuovo database servirà anche come piattaforma per lo scambio di buone pratiche e garantirà l’interazione tra gli agricoltori e le istituzioni nazionali, i cuochi, le università e i donatori. Fa parte di un quadro più ampio concordato da Slow Food Macedonia e dal Ministero dell’Agricoltura, di cui Slow Food Macedonia è consulente.

Il Presidio dell’ape mellifera in Macedonia. Ph. Archivio Slow Food.

NUOVE ALLEANZE

Il prestigio della rete Slow Food nel paese si è ulteriormente consolidato con la partecipazione di Slow Food Macedonia alla Coalizione nazionale della società civile per i cambiamenti climatici. Un’alleanza che riunisce alcune delle organizzazioni macedoni più accreditate per promuovere il cambiamento dei comportamenti individuali e delle politiche.

Non solo. La Macedonia è il primo paese della regione ad avere stabilito un protocollo nazionale per gli orti scolastici. La rete di Slow Food nel nord del paese è ora pronta a sviluppare i primi orti pilota a Skopje e in altre città.

Il Presidio dei formaggi di Mavrovo Reka. Ph. Ivo Danchev.

Tutto ciò dimostra che, mentre la pandemia di Covid ha devastato il mondo, e forse l’ha anche cambiato per sempre, l’unità e la determinazione della rete Slow Food sono in ascesa. La cruda realtà della pandemia ha messo sotto i riflettori problemi con cui stavamo già convivendo, soprattutto nel sistema alimentare. «Non torneremo alla normalità, perché il problema era la normalità», ma oggi stiamo trovando insieme le soluzioni.

di Michele Rumiz, m.rumiz@slowfood.it

 

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