Digital divide: la connettività è un servizio di cittadinanza

14 Novembre 2020

Terra Madre Salone del Gusto unisce il fronte di soggetti pubblici e privati che lavorano per superare il digital divide infrastrutturale italiano.

Questo lockdown ci ha messo di fronte a una grande occasione, facendo riscoprire vallate di montagna e borghi rurali. Ha accelerato le esigenze di coniugare vita e lavoro già in essere nel nostro Paese, e unito le spinte verso la digitalizzazione delle aree interne.

È un’esperienza che non dobbiamo dimenticare. Ed è un’opportunità che non possiamo perdere se vogliamo superare le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali dovute al digital divide infrastrutturale. Un divario che lascia una grande parte dell’Italia indietro di oltre 10 anni. Da queste premesse è partita la conferenza Riconnettere le Terre alte, organizzata da Slow Food e BBBell.

E allora da dove partire per superare questo grave deficit? «Dalla connettività che rafforza le comunità dei piccoli borghi di montagna, dove ci sono già progetti di sviluppo e di promozione del territorio che attraggono famiglie giovani e nuove aziende. Non si tratta di persone che vivono la montagna come un rifugio per il weekend o per momenti difficili come questo. Sono persone che qui innestano le proprie attività, che contribuiscono a costruire l’identità e il senso di appartenenza a un luogo fisico». Così ha esordito Roberto Colombero, veterinario, margaro e presidente di Uncem Piemonte.

La digitalizzazione come primo punto per la manovra 2021 e il PNRR

Progetto Slow Food Travel, itinerario Alpi biellesi. Ph. Oliver Migliore

Un incontro che ha riunito stakeholder pubblici e privati e circa 180 persone on line. Molti amministratori delle aree montane di Piemonte e Liguria, a riprova di quanto l’argomento sia sentito e di come questo impasse generi esclusione per centinaia di enti locali. A moderare Luca Martinelli, giornalista e autore del libro edito da Altreconomia edizioni L’Italia è bella dentro.

Uncem in un recente documento rivolto al Governo e al Parlamento ha posto proprio la digitalizzazione come primo di 10 punti da sviluppare in vista della legge di bilancio 2021 e del Piano nazionale ripresa e resilienza. Secondo Marco Bussone, presidente nazionale dell’organizzazione: «Troppe aree del Paese aspettano con ansia il Piano nazionale banda ultralarga. Ma questo è in ritardo di almeno due anni, e nel frattempo si continua a navigare a velocità ridicole. È un aspetto molto sentito da chi si occupa delle politiche di sviluppo dei territori».

«Bisogna decidere qual è l’Italia che vogliamo e cercare di colmare il gap che ci portiamo dietro. Oggi è necessario che la politica investa sulle competenze e sul sistema infrastrutturale digitale a livello nazionale, così come accadde per il sistema viario. Si parla tanto di identità elettronica e cloud per la pubblica amministrazione, ma in alcuni comuni siamo lontani anni luce da questi obiettivi. Tutto questo benché la legge 158 sui piccoli comuni e la Strategia nazionale aree interne facciano dei servizi di e-government un punto centrale».

Il cambio di paradigma dei comuni di montagna: opportunità e strategia

Eppure i comuni di montagna hanno già vissuto un cambio di paradigma. Per anni le parole chiave sono state limite, dovuto alle caratteristiche del territorio, e deroghe richieste per affrontarlo. Oggi le parole chiave sono opportunità e consapevolezza delle risorse a disposizione; strategia e capacità di presentare proposte condivise. «La nostra paura è essere considerati il parco giochi di chi vive in città. E proprio per questo dobbiamo saper cogliere l’opportunità del momento e anticipare una strategia. Il primo modo per farlo è di avere cura della fortuna che abbiamo per le mani. Ma occuparci del territorio non basta» sottolinea Luca Della Bitta, sindaco di Chiavenna e presidente della Commissione attività produttive e innovazione di Anci.

«Dobbiamo far sì che le nostre borgate siano raggiunte dai servizi di cittadinanza. E qui entriamo nell’ambito della connessione per le aziende private – le strutture turistiche, che vanno a braccetto col buon cibo, e quindi i servizi all’agricoltura – per la telemedicina, la didattica a distanza, ma anche l’innovazione per i piccoli comuni e per ricreare socialità».

Lo smart working che valorizza il Paese

Un cambio di paradigma che non attraversa solo la montagna ma l’Italia intera sottolineato anche dalla ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone: «In questo anno abbiamo capito che si può lavorare in spazi e modalità differenti rispetto al passato; si possono superare gli ostacoli che ci legano all’ufficio, alla scrivania, alla necessità di spostarci per andare a lavorare. E questo ci permette di coniugare l’idea di lavoro da remoto con la necessità di valorizzare parte del nostro Paese. Ad esempio le aree interne e i piccoli borghi. Un passaggio importante per ripopolare territori dall’indubbio valore culturale e paesaggistico, che però deve avere solide basi sul fronte vivibilità e lavoro, e tra queste c’è la banda larga».

Per superare il digital divide ci sono già tecnologie disponibili a costi contenuti

Progetto Slow Food Travel, Itinerario Alpe Adria. Ph. Wolfgang Hummer

Tuttavia, l’aspetto più sorprendente sottolineato durante la conferenza è il fatto che la connettività di cui necessitano borghi e vallate potrebbe semplicemente essere quella che l’Unione europea ha stabilito come livello minimo di accesso. Una velocità di download di almeno 30 Mb/s. Simone Bigotti, amministratore delegato di BBBell e sindaco di Borgoratto (Al), sottolinea: «Il fattore tempo è fondamentale. Ulteriori ritardi sono decisivi per lo sviluppo dei territori marginali. Scoraggiano le aziende non possono lavorare in montagna. E allontanano le famiglie giovani non si trasferiscono nemmeno fuori città se i figli non possono accedere alla didattica a distanza o anche solo vedere un film».

«Il piano banda ultralarga si macchia di un peccato originale che oggi scontiamo tutti. Aver considerato solo la fibra ottica come infrastruttura per portare connettività, promettendo Gb a tutta Italia. Ancor oggi però esistono realtà che hanno a disposizione 3Mb, mentre per soddisfare le loro esigenze ne basterebbero anche solo 30. Subito, però, non tra altri 10 anni. Le soluzioni esistono: la maggior parte dei territori è già servita da piccoli operatori locali. Questi hanno soddisfatto un’esigenza, investito in infrastrutture, e traghettato le aree marginali verso l’accessibilità ai servizi digitali».

«Ma neanche operatori di telecomunicazione come BBBell riescono a fare un investimento per portare la connettività nelle vallate più isolate. Per questo a mio parere sarebbe necessario un piano nazionale che preveda una dorsale basata sulla fibra, alla quale si possono innestare gli imprenditori locali che operano con i ponti radio, infrastrutture meno costose e invasive e per questo più versatili e soprattutto di veloce realizzazione».

Competenze locali per lo sviluppo della montagna

Un altro grande spunto di dibattito, più volte toccato da tutti i relatori è stato quello delle competenze per lo sviluppo della montagna. Da un lato la digitalizzazione nella PA richiede formazione continua e inserimento di nuove figure professionali, un tema che nei piccoli comuni di montagna diventa davvero di drammatica soluzione. Dall’altro il tessuto sociale e imprenditoriale deve nutrirsi di competenze adeguate: «La connettività delle vallate deve far sì che si sviluppino conoscenze in chi la montagna la vive e ne conosce le esigenze. Se non coglieremo questo aspetto e non daremo ai giovani strumenti per diventare la rinascita dei comuni di montagna, avremo perso una sfida epocale» sottolinea Gabriele Locatelli, responsabile del progetto Oltreterra per la valorizzazione dell’economia di montagna.

Locatelli, annunciando l’appoggio di Slow Food Italia al documento di Uncem sulla legge di bilancio 2021 e il PNRR, aggiunge altri due punti cari all’associazione sul tema delle terre alte. «Oltre alla digitalizzazione e alla connettività, dobbiamo riunire tutti gli stakeholder pubblici e privati intorno alla Strategia nazionale delle Green Community, che raggruppa piano forestale, agricoltura di montagna e non invasiva, turismo sostenibile. Tre elementi che hanno come risultato, oltre al ripopolamento delle zone interne e marginali, anche la difesa del suolo. L’altro punto su cui dobbiamo lavorare tutti insieme è quello del riconoscimento normativo a livello nazionale delle cooperative di comunità, un modello di impresa dal forte carattere di innovazione sociale che si sta sempre più diffondendo».

Digitale come intervento della politica per rimuovere gli ostacoli alla realizzazione delle persone

Progetto Slow Food Travel, Itinerario Alpe Adria, ph. Wolfgang Hummer

«Il cambiamento climatico e i fenomeni in atto nella società ci pongono davanti a un punto di non ritorno. Purtroppo, nonostante la Strategia nazionale aree interne sia un documento molto attuale, il tema della connettività delle zone di montagna non è diventato cultura generale di sistema, non riesce a trasformarsi in azione di governo. Il quadro del digitale grida vendetta perché pensato in maniera errata fin dall’inizio. E come risultato ancora oggi non c’è una strategia nazionale in grado di soddisfare i servizi di cittadinanza. Il compito della politica è intravedere e assecondare i processi in atto nella società, rimuovere gli ostacoli, come dice la Costituzione, alla realizzazione delle persone.

Ma dobbiamo farlo a partire dalle comunità, dalle persone che in un territorio già ci vivono. Non ci sarà cambiamento se qualcuno pensa di colonizzare un territorio imponendosi dall’esterno» conclude Fabrizio Barca, economista e coordinatore del Forum disuguaglianze e diversità, che torna sul tema delle competenze locali. «Bisogna che i saperi interni dialoghino strettamente con i saperi esterni, quelli che arrivano dalle università, dai centri di ricerca e dalle istituzioni, affinché gli indirizzi nazionali siano modellati territorio per territorio, e quindi efficaci».