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Sierra Leone: le conseguenze del Covid-19 oltre la crisi sanitaria

In tempi recenti, la Sierra Leone non è stata purtroppo estranea al propagarsi di epidemie mortali. Dal 2013 al 2016 Ebola ha causato massicce perdite di vite umane e disordini socioeconomici dai quali il paese ha trovato a fatica il tempo per riprendersi. Di conseguenza, il governo ha agito rapidamente di fronte a Covid-19, dichiarando lo stato di emergenza il 25 marzo, prima ancora che il primo caso fosse confermato all'interno del paese. Il successivo lockdown – che sta continuando tuttora – ha consetito di contenere casi e decessi. Ciò non toglie che le conseguenze siano state devastanti per gli agricoltori del paese. In Sierra Leone, dove il 60% della popolazione è costituito da produttori di cibo di piccola scala, non si tratta di una crisi periferica, ma di un problema che riguarda tutti.

Etiopia: l’agricoltura urbana sostenibile inizia a scuola

In passato, in Etiopia l’alimento base era costituito dall’injera e dal nefro, ma molte persone hanno dimenticato o trascurato questi alimenti a favore di cibi percepiti come più moderni… Pasta, pizza, riso, alimenti con un più alto contenuto di amido e un più basso valore nutrizionale complessivo. Fagioli e legumi sono divenuti meno popolari, ma ogni volta che faccio riscoprire alle persone i piatti tradizionali a base di fagioli della cucina etiope sono molto apprezzati. Penso che la gente stia diventando sempre più consapevole dell'importanza di coltivare il proprio cibo. Non possiamo aspettare che qualcun altro cambi il sistema alimentare per noi, possiamo cambiarlo noi stessi creando i nostri sistemi alimentari locali. Il Covid ci sta riportando ai nostri cortili e ai nostri balconi dove coltivare qualcosa, ci sta dicendo di smetterla di affidarci ai supermercati. In questo periodo, abbiamo venduto un sacco di piantine a persone desiderose di coltivarsi il proprio cibo.

Un solo popolo che appartiene alla terra

Quando si parla di resilienza, molti degli esempi cui possiamo guardare riguardano il popolo indigeno, i cui stili di vita si sono sviluppati nel corso di migliaia di anni, dalla foresta pluviale amazzonica all’Artico siberiano. Perlopiù autosufficienti e distinti dalle società dominanti per lingua, credenze e atteggiamento verso la vita, i popoli indigeni sono fra le minoranze più vulnerabili del mondo. Nonostante le enormi differenze culturali e geografiche, condividono da una parte profondi legami con le terre ancestrali e dall’altra le persecuzioni inflitte dalle società dominanti in nome di un supposto progresso che spesso ha schiacciato interi popoli e le loro elaborate visioni del mondo.