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Le griottes di Carmiano, cantrici di tradizioni gastronomiche

Nell’Africa Occidentale il griot era – ed è – il poeta, cantore, musicista e attore depositario delle tradizioni degli avi. È il narratore per eccellenza. Le griottes di Carmiano, borgo salentino a una decina di chilometri da Lecce, non arrivano soltanto dall’Africa, e sono cantrici di tradizioni gastronomiche. Khadia è maliana, Bisharu somala, Abran ivoriana, Rita, Sandra ed Esther nigeriane, Ani e Armine sono armene. Non tutte erano esperte di cucina. Per questo hanno partecipato a un corso svoltosi nella scuola di cucina situata all’interno del parco di Magliano. Un'area di 5 ettari di verde che da marzo avrebbero dovuto essere messi a coltura. Se non fosse arrivato il Covid-19.

Comunità per un futuro migliore, e diverso

In un momento storico come quello che stiamo attraversando è difficile immaginare i suoni, i colori, i profumi e l’intensità fisica di questa adunata che a ottobre dovrebbe tornare a riempire i padiglioni del Lingotto. Eppure, mai come adesso, questa rete, è viva e attiva, forte e compatta. Il distanziamento fisico che è ormai consuetudine a tutte le latitudini non può fermare la solidarietà, la determinazione e la militanza di chi ogni giorno lotta per cambiare un sistema alimentare che distrugge l’ambiente e genera esclusione e povertà.

Un grande futuro ci attende

Come sarà il nostro futuro, nelle diverse fasi del post pandemia? Ce lo immaginiamo migliore o si acuirà ulteriormente il malessere dell’ambiente e delle persone più fragili? In Sicilia, a Catania, Mario Traina è un ex studente dell’Università di Scienze Gastronomiche. Nel 2019 ha dato vita alla Comunità educativa gastronomica etnea, un gruppo di persone che ha messo in rete studenti, insegnanti, produttori, cuochi, consumatori e istituzioni, protagonisti di numerose attività.

Cuochi e contadini: insieme per progettare il futuro

I cuochi sono stati fra i più colpiti dalla crisi attuale, ma spesso anche fra quelli che hanno saputo trovare le risposte più convincenti. Ripartendo dalla terra, attivando la rete, mostrandosi solidali rispetto alle tante fragilità che il Covid-19 ha acuito. E mostrando una creatività non comune. Ecco cos'ha fatto Altin Prenga, anima di Slow Food Albania, e cuoco dell'Alleanza Slow Food.

Strategie solidali

Lentamente, in Italia, in questi giorni si sta programmando un graduale ritorno alla “normalità”. In molti è però ben chiara la consapevolezza che niente sarà più come prima. Molti comprendono che le strategie solidali messe in campo per affrontare la crisi sanitaria – sociale, economica e alimentare – continueranno a essere una risorsa anche in futuro.

Facciamo rete, perché la solidarietà è contagiosa

In questi giorni di lockdown la rete (internet) e i social si sono rivelati utilissimi alla rete (fisica) di produttori, cuochi e attivisti Slow Food, contribuendo ad alleviare il senso di distanza e di isolamento, e consentendo di attivare numerose iniziative di solidarietà. In tutto il mondo, sono molti gli esempi di vicinanza sia ai produttori sia ai soggetti più fragili, come le famiglie con difficoltà economiche e gli anziani.

Un solo popolo che appartiene alla terra

Quando si parla di resilienza, molti degli esempi cui possiamo guardare riguardano il popolo indigeno, i cui stili di vita si sono sviluppati nel corso di migliaia di anni, dalla foresta pluviale amazzonica all’Artico siberiano. Perlopiù autosufficienti e distinti dalle società dominanti per lingua, credenze e atteggiamento verso la vita, i popoli indigeni sono fra le minoranze più vulnerabili del mondo. Nonostante le enormi differenze culturali e geografiche, condividono da una parte profondi legami con le terre ancestrali e dall’altra le persecuzioni inflitte dalle società dominanti in nome di un supposto progresso che spesso ha schiacciato interi popoli e le loro elaborate visioni del mondo.

Dal Burkina Faso al Machu Picchu al Monferrato, amiamo tutti la terra

Raffaella ospita i delegati di Terra Madre dal 2008: «È l’occasione per aprirsi al bello del mondo. Dal Burkina Faso al Machu Picchu al Monferrato, amiamo tutti la terra». Dal 2008, per una settimana all'anno, un paesino piemontese in cui vivono meno di 300 abitanti si popola di persone provenienti da ogni angolo del mondo, trasformando le colline del Monferrato in un crocevia di culture. Merito del Progetto ospitalità di Terra Madre, giunto quest'anno alla nona edizione.