Un tesoro tra i colli abruzzesi

11 Febbraio 2021

Mio nonno mi raccontava spesso una storia, quella di un anziano padre che, in punto di morte, comunica ai suoi figli di aver lasciato loro un tesoro sepolto nel campo vicino a casa. I figli scavano, scavano senza sosta, ma del tesoro non c’è traccia. A quel punto, dopo aver lavorato così tanto il terreno, decidono di seminarlo. E il valore del raccolto fa capire loro quale fosse il tesoro lasciato dal padre.

Domenico Radica, che dal 2006 guida l’azienda agricola Tenuta Arabona a Manoppello, in provincia di Pescara in Abruzzo, ha ereditato la passione per la terra dal nonno.

Racconta: «Mi ha trasmesso l’attaccamento al territorio e al lavoro, a quello che la terra sa dare». Dal padre, invece, ha appreso i segreti del mestiere: «Da bambino, guardandolo e aiutandolo, ho imparato a innestare le viti e a fare l’orto. Così, quando ho frequentato l’istituto tecnico di agraria, e poi anche la facoltà di agraria, mi sono trovato avvantaggiato sulla parte pratica». E così che Tenuta Arabona è diventata quello che è.

Tradizione “abbbruzzese

Tenuta Arabona

Risale proprio al termine degli studi il momento in cui Domenico ha preso in mano l’azienda vitivinicola che il padre Pasquale aveva avviato negli anni Sessanta. Un’attenta opera di rinnovamento, guidata da idee ben chiare: «Siamo stati tra i primi ad avvicinarci al biologico. Tra le aziende vitivinicole siamo stati i secondi in Abruzzo a ottenere la certificazione, nel 1991. In verità lo facevamo già prima, fin dal 1986, ma il regolamento europeo in materia non esisteva ancora».

Oggi l’azienda, gestita da Domenico e dalla moglie Maria Antonietta De Acetis, si estende su una superficie di circa 20 ettari coltivati a vite e 1,5 ettari a oliveto. Tra le uve spiccano i vitigni locali, come Montepulciano, Trebbiano, Passerina e Pecorino: «Cerchiamo di trasmettere nei nostri vini il legame al territorio in cui viviamo, così bello e vario, e naturalmente di raccontarlo. Pensi che, per uno dei nostri primi spot pubblicitari, scegliemmo lo slogan “Vini sinceramente abbbruzzesi”, con tre “b”!».

Un olio nobile

Tenuta Arabona

Anche l’olio ha una lunga storia alle spalle: «In famiglia, per tradizione e per autoconsumo, l’abbiamo sempre avuto» spiega Radica. Nel corso degli anni la produzione è aumentata, pur rimanendo residuale rispetto al vino. Ricorda: «Alcuni anni fa abbiamo acquistato un ettaro di oliveto storico appartenuto ai Baroni Zambra, nobile casato della città di Chieti. C’erano piante storiche, olivi precedenti al 1727, che abbiamo rimesso a coltura e che ora assicurano olive con cui produciamo un olio extravergine che vendiamo con un’etichetta a parte, chiamata Terre di Zambra».

Una scelta di vita

Per Domenico Radica la campagna e la coltivazione sono da sempre una vera e propria vocazione. Rappresentano non soltanto un mestiere, ma una scelta di vita: «Mi hanno insegnato che in campagna tutto ha un valore e che occorra cercarlo. Oggi sento spesso ripetere che c’è un ritorno dei giovani all’agricoltura. Ne sarei felice. Temo però che, più di un ritorno, si tratti di un ripiego. Questo mi ferisce e mi lascia perplesso, perché solo le cose fatte bene, con volontà e con pazienza, portano a buoni risultati».

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

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