Un grande futuro ci attende

14 Maggio 2020

Come sarà il nostro futuro, nelle diverse fasi del post pandemia? Ce lo immaginiamo migliore o si acuirà ulteriormente il malessere dell’ambiente e delle persone più fragili?

Al di là della sciagura che è stata, in molti abbiamo sperato che il Covid-19 ci stesse offrendo anche l’opportunità di cambiare. Ad esempio, di diventare più rispettosi nei confronti di un pianeta e degli ecosistemi che sono stati troppo e troppo a lungo offesi e maltrattati. In molti, ora, guardiamo le distese di guanti monouso gettati a terra, e ci stiamo chiedendo se, invece, il virus non ci abbia intaccato solo i polmoni, ma anche il senso civico, peggiorando ulteriormente la situazione…

In Sicilia, a Catania, Mario Traina è un ex studente dell’Università di Scienze Gastronomiche. Nel 2019 ha dato vita alla Comunità educativa gastronomica etnea, un gruppo di persone che ha messo in rete studenti, insegnanti, produttori, cuochi, consumatori e istituzioni, protagonisti di numerose attività.

RITORNO ALLA REALTÀ

Come per tutti, anche il loro senso dello stare insieme – «trascorrevamo 10 ore al giorno con i “nostri” ragazzi» – in questo tempo è cambiato. Come stanno facendo in molti, anche loro si stanno interrogando sul senso del futuro.

I ragazzi che fanno parte della comunità hanno tra i 13 e i 19 anni, e provengono da situazioni spesso difficili. Magari non hanno studiato, sono stati sospesi o bocciati, mancano dei “classici” punti di riferimento. Pur essendo catanesi, alcuni non avevano mai visto il centro della loro città… Eppure hanno una capacità di interpretare il futuro, leggendo il presente, che è assolutamente fuori del comune. Una lettura matura, ed estremamente profonda della situazione attuale.

TUTTO COME PRIMA?

Ad esempio, percepiscono chiaramente la difficoltà nel ripartire “tutto come prima”, ma si chiedono anche che senso abbia, o se farlo possa renderci davvero felici. O vedono benissimo che molte persone non abbiano percepito l’opportunità che questo virus ci ha offerto per riprogrammare le nostre esistenze, rendendo il mondo più pulito e accogliente. Ciononostante, vedono anche che qualche strumento in mano il virus ce lo ha messo. «Quando vogliamo sappiamo essere uniti, quartiere e quartiere, città e città, nord e sud, come cittadini della stessa terra riusciamo a tenerci la mano» scrive una delle ragazze. E vedono bene che, a certi livelli, il virus non abbia determinato solo un cambiamento negli stili di vita e nelle relazioni, ma abbia agito più nel profondo, sulla nostra essenza, sulla comprensione di qual è il nostro posto nel mondo.

«È come se in molti si stessero accorgendo di aver vissuto in un sogno, che in realtà è un incubo, e che è il mondo prima di questa emergenza. Credo che in questo momento l’umanità stia ricevendo una chiamata: alla pulizia e alla semplicità, a tornare alla realtà, alle cose necessarie, come le relazioni, lo stare insieme, anche il nutrirsi di cibo vero» dice Mario.

I SENTIMENTI, I VALORI

Questi valori, in fondo, sono i collanti di una comunità, che riesce ad andare direttamente ai bisogni essenziali delle persone. «Nel nostro percorso, e anche nella scelta del nostro nome, è stato chiaro fin dal principio. I bisogni essenziali sono fisici e spirituali, il cibo vero, e le relazioni vere». Non c’è bisogno di molto altro. Forse solo di bei progetti di vita fondati su questi valori.

E così la Comunità educativa gastronomica etnea ha lavorato fin dal principio per offrire ai propri ragazzi nuove e solide basi su cui rifondarsi. «Abbiamo organizzato molte iniziative, anche in collaborazione con altre realtà come Libera in cui i ragazzi hanno progettato corsi e ne sono diventati docenti; siamo stati a Cheese dove Simone, Luana, Jennifer e Domenico sono stati gli chef di una delle cene in programma. C’è grande attesa anche per Terra Madre, vogliamo partecipare, nella forma in cui sarà possibile farlo».

ISPIRAZIONI PER GUARDARE AL FUTURO

E per il futuro? Una volta iniziato, il cambiamento non si ferma. «Mettendo insieme cibo, ambiente e relazioni autentiche, alcuni dei nostri ragazzi sono cresciuti come agricoltori, altri come pastori, altri ancora come comunicatori. Il lock-down non ci ha fermati del tutto, perché sui nostri canali abbiamo attivato la didattica online per far compagnia ai nostri ragazzi, condividendo contenuti di valore».

«Allo stesso tempo, speriamo però di dare vita ai nostri progetti più concreti. Anche se non abbiamo una sede fisica vera e propria, ci piacerebbe creare un giorno un punto di riferimento più stabile. Ad esempio, una fattoria in cui i ragazzi possano costruire i propri progetti e che diventi anche un riferimento lavorativo. Ci stiamo interrogando sul tema dell’imprenditoria sostenibile, e dei sacrifici che comporta. E siamo convinti che investire in un’economia che generi benessere vero sia l’unico investimento che conta».

di Silvia Ceriani, info.eventi@slowfood.it

 

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