Un solo popolo che appartiene alla terra

Quando si parla di resilienza, molti degli esempi cui possiamo guardare riguardano il popolo indigeno, i cui stili di vita si sono sviluppati nel corso di migliaia di anni, dalla foresta pluviale amazzonica all’Artico siberiano.

Perlopiù autosufficienti e distinti dalle società dominanti per lingua, credenze e atteggiamento verso la vita, i popoli indigeni sono fra le minoranze più vulnerabili del mondo. Nonostante le enormi differenze culturali e geografiche, condividono da una parte profondi legami con le terre ancestrali e dall’altra le persecuzioni inflitte dalle società dominanti in nome di un supposto progresso che spesso ha schiacciato interi popoli e le loro elaborate visioni del mondo.

Slow Food e la rete di Terra Madre hanno avviato nel mondo molti progetti a sostegno delle comunità indigene, dei loro sistemi alimentari, della biodiversità e del rapporto con gli ecosistemi che esse preservano come un qualcosa di sacro. In questi giorni sospesi abbiamo raccolto due testimonianze, che riguardano due diversi Presìdi Slow Food.

MESSICO: IL PULQUE DELLA MIXTECA DI OAXACA*

A oggi, la mitologia messicana tramanda diverse narrazioni sulla produzione e il consumo di pulque. Per gli Aztechi la dea Mayáhuel viene sacrificata per dare sostentamento agli uomini; in modo analogo i Mixtechi raccontano della dea Serpente 11 che, dopo la decapitazione, avrebbe dato vita ai maguey (le piante di agave, appunto) con le parti del suo corpo smembrate.

Ph. foodandwineespanol.com

Questa leggenda è tuttora viva. Nella Mixteca di Oaxaca, infatti, un gruppo di donne tramanda la storia di Serpente 11 nel XXI secolo, piantando maguey e producendo pulque. Si sono organizzate perché hanno avvertito «la necessità di far conoscere il lavoro e le attività svolte dalle donne nella vita della comunità, e l’uso del maguey pulquero per la produzione artigianale della bevanda» afferma Bibiana Bautista Gaytán, produttrice di pulque e ingegnere forestale.

Attualmente coinvolte nella produzione sono 50 famiglie di 6 città nel nord di Nochixtlán, Oaxaca, e il loro nome, Mujeres Milenarias, fa riferimento alle conoscenze antiche che esse detengono e trasmettono. Il gruppo ha iniziato a prendere forma nel 2013, quando diverse donne hanno partecipato a fiere regionali, per consolidarsi nel 2016. Nel corso degli anni, ha avuto il sostegno di varie organizzazioni, come il Fondo Semillas grazie a un progetto finalizzato all’empowerment delle donne indigene, a cui hanno partecipato le produttrici di pulque di Santa María Apazco.

L’AGAVE DELLE MUJERES MILENARIAS

Ph. foodandwineespanol.com

Dal 2018, grazie al progetto triennale promosso da Slow Food e dall’Ifad, che consente ai giovani indigeni e alle loro comunità di difendere e promuovere il loro patrimonio alimentare, l’agave della Mixteca di Oaxaca è diventato Presidio Slow Food. Ai produttori è richiesto di soddisfare determinati requisiti: eliminare o ridurre i trattamenti chimici; impiegare metodi rispettosi per il benessere degli animali; difendere e promuovere l’allevamento di razze animali autoctone e varietà vegetali locali; utilizzare imballaggi ecologici quando possibile e favorire l’uso di energia rinnovabile.

Accanto alle mujeres milenarias lavorano anche gli uomini della comunità, un importante riconoscimento al valore del loro lavoro. Bibiana ammette che il processo non è stato lineare. «Inizialmente, gli uomini della comunità non permettevano alle donne di partecipare a seminari e incontri di formazione. Spesso, quando veniva chiesto chi producesse il pulque, non riconoscevano che fossero la maggior parte delle attività fossero appannaggio femminile». La situazione è lentamente cambiata.

* Questa parte dell’articolo è ricavata da “Las mujeres milenarias del pulque“, Food and Wine,

KENYA: LA PECORA DEL POPOLO MASAI

Le pecore rosse masai sono una razza originaria dell’Africa orientale. Come suggerisce il nome, è una razza che è stata allevata e mantenuta tradizionalmente dalla comunità masai, ed è diffusa nel sud del Kenya, nel nord della Tanzania e in parti dell’Uganda lungo la Great Rift Valley.

Ph. Archivio Slow Food

Sono caratterizzate dalla coda grassa, il vello folto e di colore rosso, sebbene alcuni esemplari abbiano una testa marrone o un mantello chiazzato. Di grandi dimensioni, le pecore rosse masai sono in grado di resistere a numerosi parassiti locali e a lunghi periodi di siccità.

Da qualche tempo, la terra masai è stata sottratta ai pastori e venduta ad altri gruppi o investitori privati, riducendo i pascoli, e costringendo violentemente la comunità indigena a spostarsi. A questo si aggiunge la migrazione dei giovani verso le città a causa di siccità ricorrenti e della crisi climatica.

Dal 1970, la politica agricola del paese ha promosso l’incrocio di pecore rosse masai con le dorper e altre razze di importazione, rendendo gli animali di pura razza rossa masai sempre più rari. Ma salvare questa razza è importante, o addirittura cruciale, per garantire la conservazione di una risorsa genetica e di un animale resiliente, in grado di sopravvivere alle malattie e a un clima in rapido cambiamento.

PRESERVARE UNA RAZZA: EQUILIBRIO CON LA NATURA

La conservazione delle pecore rosse masai, che sono divenute Presidio Slow Food va al di là della preservazione di una razza ovina: è uno strumento importante attraverso il quale le comunità indigene masai possono rivendicare la volontà di vivere in equilibrio con la natura, preservando al tempo stesso la loro cultura, il loro patrimonio e la loro identità. Essa stessa è il modo che la comunità ha per dimostrare la propria resilienza alle difficili condizioni climatiche, oltre che garanzia di sicurezza alimentare.

Il Presidio mira a rafforzare la comunità masai, con particolare attenzione alle donne e ai giovani, attraverso attività di formazione, assistenza tecnica e scambio di esperienze, creazione di sbocchi di mercato e il coinvolgimento nelle attività nazionali e internazionali della rete di Terra Madre Indigenous.

Gli allevatori di questa razza sono una cinquantina, nelle comunità di Rosarian (Contea di Nakuru) e Ol’Keri (Contea di Narok). La macellazione avviene quando le pecore hanno 12 mesi di età. La carne arrostita o bollita è consumata tutto l’anno, in particolare durante le cerimonie, come matrimoni e iniziazioni. Secondo la credenza tradizionale, il dio della pioggia ha affidato le pecore rosse ai masai.

Il gruppo di lavoro è stato identificato grazie ai contatti locali di Slow Food. Margaret Tunda Lepore dell’advisory board Indigenous Terra Madre, ha contribuito a far rivivere i prodotti e le tradizioni associati alle pecore rosse masai. I gruppi hanno seguito corsi di formazione, hanno ricevuto assistenza tecnica e partecipato a scambi di esperienze. Hanno individuato di nuovi sbocchi sul mercato. La loro è una storia di resilienza possibile.

Come il popolo indigeno, rivediamo il nostro concetto di appartenenza. La terra non ci appartiene. Siamo noi che le apparteniamo.

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