Una rete per il Chinotto di Savona

19 Aprile 2021

Siamo abituati a berlo, eppure dal chinotto si può ottenere molto più di una bevanda: ecco i tanti usi – non soltanto alimentari – di un agrume dalla storia lunghissima che ci porta fino in Cina. 

Dici chinotto e pensi alla bibita analcolica di colore scuro e dal sapore leggermente amarognolo.

E invece dai frutti e dai fiori della pianta del chinotto, il Citrus myrtifolia, si possono ottenere anche biscotti, sale, persino profumi.

Il chinotto di Savona, Presidio Slow Food

chinotto
A close up of a chinotto plant. High quality photo

Tanti prodotti proposti da un gruppo di aziende del Savonese accomunate dall’amore per questo agrume (riconosciuto anche Presidio Slow Food) che, da una decina di anni, si sono riunite per dar vita alla rete di imprese chiamata Il Chinotto nella rete. Oggi ne fanno parte nove realtà: oltre a coltivatori e vivaisti, c’è un’agenzia di viaggi (che organizza tour ed escursioni nei luoghi del chinotto), una casa editrice, un albergo e diversi trasformatori che lavorano l’agrume per ottenere prodotti alimentari e di cosmesi. 

Qualche esempio di come si può trovare il chinotto di Savona? Naturalmente come bevanda e come frutto candito sotto maraschino, e poi in marmellata e mostarda, crema di liquore, e ancora sotto forma di biscotti, pasta, amaretti, tè, sale, birra, gelato, cioccolato… E persino come cosmetici solidi e profumi.

A raccontarcelo è Marco Abaton, coordinatore del Chinotto nella rete e presidente dell’Associazione per la tutela del Chinotto, il gruppo che riunisce produttori e trasformatori del Presidio Slow Food. Lui, di mestiere, si occupa di profumeria artistica. Ed è proprio da un’essenza che comincia la storia che vi raccontiamo. 

La storia del chinotto: anatroccolo degli agrumi

Spiega Abaton: «La rete è nata nel 2012. Due anni prima, avevo messo a punto un profumo al chinotto. L’idea mi venne non tanto per una particolare passione per il frutto, quanto per parlare di Savona, la mia città». Un esperimento, poco più. O almeno così pensava: «Cercando il prodotto, trovai pochissimo estratto e molta diffidenza da parte degli operatori. Decisi ugualmente di creare la fragranza e la presentai a una fiera. Inaspettatamente scoprii un grande interesse di un pubblico sia giovane sia adulto. I primi lo vedevano come cosa vintage, negli altri faceva tornare alla mente ricordi del passato. Quell’interesse mi colpì molto, così cominciai a confrontarmi con i produttori della zona per far nascere un gruppo di persone con cui organizzare alcuni eventi».

In pochi mesi le iniziative si moltiplicarono e nacque Il Chinotto della rete. Continua Abaton: «Ci siamo innamorati della pianta e della storia del chinotto, arrivato a Savona intorno al 1500 grazie a un navigatore savonese che ne importò alcuni esemplari dalla Cina. Pensate che, a quei tempi, la pianta era considerata un amuleto perché si riteneva che, grazie alle sue proprietà, aiutasse ad allontanare le malattie». 

Una pianta delicata, e dalla produzione incerta

Insieme all’entusiasmo e alla curiosità, ecco però anche le prime difficoltà. Ammette il coordinatore della rete: «Abbiamo scoperto quanto la pianta sia delicata e la produzione incerta. L’innesto ha una percentuale di riuscita del 50%, mentre la pianta può impiegare fino a 10 anni per dare frutti. A me piace definire il chinotto come “l’anatroccolo degli agrumi”, perché è una pianta bellissima ma complicata, con difficoltà e costi molto maggiori rispetto per esempio al limone». 

Anche per questo motivo, non ci si può permettere di sprecare nulla del chinotto. Spiega Abaton: «Cerchiamo di sfruttare il 100% del frutto agendo nel nome della condivisione. Se un trasformatore usa la polpa, per esempio, un altro utilizza la buccia che altrimenti andrebbe sprecata». 

Volano del territorio

Chinotto 2
Chinotto in fiore agrume liguria

Negli anni, la rete di imprese ha contribuito a piantare nuove piante di chinotto e oggi, sul territorio savonese, se ne contano circa 3.500. La produzione, spiega Marco Abaton, continua però a essere bassa, intorno ai 100 quintali: «I quantitativi sono ancora molto limitati, ma la domanda cresce in maniera esponenziale. Una decina d’anni fa i trasformatori non acquistavano praticamente più il chinotto, mentre oggi arrivano proposte di contratti in esclusiva per accaparrarsi la produzione per lunghi periodi. Come rete, e come Presidio Slow Food, ci impegniamo a tutelare e salvaguardare i trasformatori di piccola scala, per evitare che il prodotto finisca soltanto nelle mani dei grandi player».

La rete, inoltre, funge da elemento di coesione per le realtà del territorio: «Oltre che sul frutto, insistiamo sulla storia e sulla cultura locale. In questo momento, ad esempio, stiamo lavorando insieme al Museo della ceramica di Savona per riprodurre il set porta chinotto utilizzato in passato per le degustazioni del frutto candito» spiega il coordinatore della rete. Si tratta di un’anfora con la base in ceramica e un’ampolla in vetro, due produzioni di eccellenza di altrettante località poco distanti dalla città, cioè Albissola e Altare. L’obiettivo del Chinotto nella rete, infatti, è anche quello di promuovere il territorio ligure e tutte le sue eccellenze legate in qualche modo a una pianta arrivata da lontano e che, sulla riviera di Ponente, ha trovato il proprio habitat ideale. 

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it


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